Congo, quando Attanasio raccontava a Propaganda i migranti economici italiani

Luca Attanasio, l'ambasciatore italiano in Congo morto oggi in un attacco, nel 2018 era stato ospite di Propaganda Live su La7
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ROMA – Sorridente, elegante, ospitale. Così, nell’agosto del 2018, Luca Attanasio accolse la telecamera di PropagandaLive nella sua casa di Kinshasa. Diego Bianchi era accompagnato dagli operatori di Medici senza frontiere e Attanasio era in Congo da nemmeno un anno.

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Siete i primi ospiti a essere serviti dal nuovo chef, sta cercando di imparare la cucina italiana. Tenendo conto che chi insegna sono io non so il risultato…”, sorrise l’ambasciatore davanti a un piatto di lasagne. In Italia era appena partito il primo governo Conte, con la maggioranza M5S-Lega. Alla nave Diciotti, che aveva soccorso 190 persone al largo di Lampedusa, era impedito di sbarcare in Italia. A Roma si discuteva di chi fugge dalla fame o dalla guerra o di chi è un “semplice” migrante economico.

Attanasio la vedeva così: “In Congo ci sono circa 1.200 italiani sparsi in quattro zone, sono arrivati qui alla ricerca di un futuro economico migliore, esponenti di questa migrazione economica”. Quando? “Soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale- raccontava Attanasio- c’era la percezione e la speranza di una vita migliore e così è stato per diversi anni: in Congo c’è stato un boom economico dopo la Seconda guerra mondiale in cui gli italiani sono stati protagonisti e hanno potuto rendere questo Paese più strutturato e prospero”.

In tanti hanno scelto la provincia del Kivu Nord: “Al nord c’è una sorta di Eden- spiegava l’ambasciatore- una terra fertilissima. Molti italiani andarono lì per creare fattorie e dedicarsi all’agricoltura”. Oltre a questi “migranti economici” c’è un’altra presenza italiana in Congo: “Missionari sparsi in tutto il terreno a fare cose straordinarie”, ricordava con soddifazione Attanasio.

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