“Russiagate” e Regionali, campi minati per il premier Conte e Pd

L'editoriale del direttore Nico Perrone
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Un segnale? Ma no, giurano gli interessati, la maggioranza tra M5S e Pd non è a rischio. Eppure un brivido, stamane alla Camera, è corso lungo la schiena. Si votava il documento di aggiornamento del Def, passo importante in vista della manovra di bilancio. Servivano minimo 316 voti, è passato con 319 Sì, per un pelo. Disattenzione, certo, che potrebbe però già fotografare quello che sarà domani il percorso parlamentare: un campo minato. E tuttavia ci sono altre due questioni che hanno fatto scattare l’allarme rosso ai piani alti della politica nazionale. Ieri è stato eletto il leghista Raffele Volpi alla presidenza del Copasir, il Comitato di controllo sull’attività dei nostri servizi segreti. Volpi è passato per un voto, decisivo quello del rappresentante di Matteo Renzi. Battuto il candidato di Forza Italia. Tra qualche giorno sarà convocato il premier Giuseppe Conte, per spiegare come mai ha autorizzato il ‘faccia a faccia’ tra i capi dei nostri servizi e William Barr, ministro della Giustizia Usa inviato dal presidente Trump a cercare chiarimenti sul “Russiagate”. Il leader della Lega ha già impartito l’ordine: mettere sulla graticola Conte, perché doveva farli confrontare con il collega politico e non direttamente con i capi dei servizi. Ecco, Volpi farà ballare il presidente del Consiglio e, dietro lui, anche Matteo Renzi gli renderà così la pariglia per essere stato definito un provocatore in cerca di visibilità. Altre mine in avvicinamento, le elezioni regionali. In Umbria, il prossimo 27 ottobre, la Lega già brinda alla vittoria. Se così sarà, facile pensare che subito dopo partirà la controffensiva dei ‘grillini’ anti Di Maio, quelli che sui territori si stanno organizzando contro le intese col Pd. Un guaio, perché a dicembre si voterà anche in Calabria. E lì il Pd, per non consegnare anche quella regione al centrodestra, sta cercando un’alleanza con i grillini a tutti i costi. Anche sacrificando il presidente uscente, Mario Oliverio, che di farsi da parte proprio non ci pensa. Oggi una nutrita pattuglia di calabresi pro Oliverio si è presentata con gli striscioni sotto la sede Dem a Roma. Vogliono le primarie, non vogliono che una decisione nazionale scippi il loro. E dopo, a gennaio, la ciliegina sulla torta: la partita dell’Emilia-Romagna su cui Capitan Salvini è pronto a dare l’anima pur di strapparla ai ‘rossi’.

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10 Ottobre 2019
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