Cartabia difende la norma sui pentiti: “Ma capisco il dolore dei familiari delle vittime”

marta cartabia
La Guardasigilli interviene in commissione Antimafia e ribadisce l'importanza del contributo dei collaboratori di giustizia
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ROMA – “Reputo che la norma sui collaboratori di giustizia sia da preservare anche se è chiaro che dirlo in questo momento è impegnativo. Non sono insensibile al dolore dei familiari delle vittime che ha provocato la scarcerazione di Giovanni Brusca“. Lo dice la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, durante l’audizione in Commissione Antimafia.
“Le parole pronunciate da Maria Falcone in questo caso – sottolinea la Guardasigilli – credo che siano state un commento più che pertinente: ‘Mi addolora, ma è la legge dello Stato che va rispettata, è una legge che ha voluto lo stesso Giovanni Falcone'”. Cartabia continua con le osservazioni “sull’importanza del contributo fornito dai collaboratori di giustizia che è tornato – osserva – a tutta la nostra attenzione per i noti fatti di cronaca. Il contributo dei collaboratori di giustizia si è rivelato storicamente assai rilevante, in molte occasioni. È chiaro d’altro canto che questo contributo può essere valorizzato legittimamente e pienamente solo se inserito in un più ampio corredo probatorio. Giovanni Falcone ripeteva che ‘sono necessari riscontri’. Da un documento che mi è stato portato all’attenzione – prosegue la ministra – pare che la collaborazione di Buscetta, una delle più famose, fosse corredata da 3.600 riscontri. Io credo che questo sia il tipo di approccio da avere nei confronti di questo strumento, utilissimo per svelare, soprattutto nelle prime fase delle indagini, aspetti decisivi di conoscenza del mondo della realtà delle connessioni della criminalità organizzata ma sempre supportata da riscontri che, nell’epoca attuale, sono anche più facilmente reperibili anche grazie all’uso delle tecnologie”.

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“ERGASTOLO OSTATIVO, IL PARLAMENTO PREVEDA NORME AD HOC”

“Credo che questa volta, sulla questione della liberazione condizionale” per i mafiosi “il Parlamento non dovrebbe mancare l’occasione di raccogliere l’invito della Corte costituzionale. Si tratta di un invito a modificare l’assetto vigente rimuovendone i profili di incostituzionalità per scrivere nuove norme che tengano in considerazione le peculiarità del fenomeno mafioso e della criminalità organizzata, cioè evitare che siano assimilati al trattamento e alle modalità di esecuzione penale degli altri reati comuni”. Così la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, durante l’audizione in Commissione Antimafia, parlando di ergastolo ostativo. La Consulta – con l’ordinanza firmata dal giudice Nicolò Zanon – ha infatti sollecitato il Parlamento a cambiare le attuali regole nei prossimi 12 mesi. Regole che, attualmente, rendono impossibile ottenere la ‘liberazione condizionale’ se il mafioso in carcere non collabora con la giustizia.

“A titolo esemplificativo – spiega la ministra – si potrebbero prevedere specifiche condizioni e costruire specifiche procedure per l’accesso alla liberazione condizionale e agli altri benefici penitenziari in caso di reati connessi alla mafia. Procedure e condizioni diverse, più rigorose, rispetto a quelle applicabili agli altri detenuti. Il Parlamento potrebbe altresì prevedere specifiche indicazioni che governino il periodo della libertà vigilata anche regolandone diversamente la durata. Per questo la Corte – osserva la Guardasigilli – ha dato al Parlamento un anno di tempo, per stabilire regole speciali e la sfida sarà proprio questa: stabilire un regime adeguato che consenta la liberazione condizionale per i condannati di mafia anche se non collaboranti, tenendo conto però delle particolari caratteristiche dei reati di associazione mafiosa e tenendo conto, altresì, che le condizioni di accesso ai benefici dovranno essere diverse rispetto a quelle previste per chi collabora. Lo dice espressamente la Corte costituzionale: ‘la mancata collaborazione, se non può essere condizione ostativa assoluta, è comunque non irragionevole fondamento di una presunzione di pericolosità specifica’; dunque – conclude Cartabia – una terza ipotesi da percorrere da parte del legislatore. I futuri sviluppi della legislazione, naturalmente, dovranno calare questo quadro nell’attuale realtà penitenziaria”.

“I POTERI DELL’ANAC NON SARANNO INTACCATI”

“I poteri di indirizzo e vigilanza” dell’Autorità nazionale anticorruzione “non saranno intaccati, e cito parole usate da Palazzo Chigi”. Lo dice la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, durante l’audizione in Commissione Antimafia, aggiungendo che “in proposito preziosi spunti arriveranno venerdì 18 dall’ascolto della relazione annuale dell’Anac che svolge – sottolinea – un’importante attività di prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione e sui contratti pubblici, specie nei settori più esposti”. Il “fronte” della lotta alla corruzione “resta di fondamentale importanza – aggiunge la Guardasigilli – perché da tempo questo è uno dei principali canali di ingresso della criminalità organizzata di stampo mafioso nella gestione delle risorse pubbliche e nella economia legale. La criminalità organizzata è attratta da facili sorgenti di ricchezza. Non possiamo permetterci che i fondi del Recovery finiscano in mani sbagliate e che un’occasione di rinascita sia inquinata da interessi illeciti”, conclude Cartabia.

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