Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Mafia, Giovanni Brusca torna libero: fu tra i responsabili della Strage di Capaci

Giovanni_Brusca_arresto_1996
Fu lui a ordinare il rapimento e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Maria Falcone: "Non è più il tempo di mezze verità"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

PALERMO – È tornato in libertà Giovanni Brusca, boss di San Giuseppe Jato (Palermo) arrestato nel 1996. Perno dello schieramento dei Corleones di Totò Riina, è poi diventato collaboratore di giustizia. A dare notizia del suo ritorno in libertà per fine pena è ‘L’Espresso’, nella sua edizione online.

Brusca, che ammise il proprio ruolo nella strage di Capaci e nell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, ha lasciato il carcere di Rebibbia: sarà sottoposto a libertà vigilata.

MARIA FALCONE: “SI VIGILI PERCHÈ BRUSCA NON TORNI A DELINQUERE

“Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue“. Lo ha detto Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, dopo la notizia della scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca, l’ex capomafia, poi pentito, che ha premuto il telecomando che ha innescato l’esplosivo nella strage di Capaci. Nell’attentato morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

LA VEDOVA DEL CAPOSCORTA MONTINARO: “IO CONTINUO A LOTTARE, MA OGGI PIÙ DIFFICILE DIRE CHE BISOGNA STARE CON LO STATO”

“La scarcerazione di Giovanni Brusca lascia senza parole. Adesso i sapientoni e gli opinionisti andranno in tv a dire la loro, ma io in questo momento provo un grande fastidio. Ho lottato e continuerò a lottare per il cambiamento e per diffondere il sentimento di legalità tra i giovani, ma oggi è più difficile dire che bisogna stare dalla parte dello Stato“. Ad affermarlo al telefono con la Dire è Tina Montinaro, vedova di Antonio, capo della scorta di Giovanni Falcone, morto nella strage di Capaci.

Brusca è fuori dal carcere ma noi non sappiamo ancora tutta la verità sulle stragi – sottolinea -. Queste sono le risposte che dà lo Stato a chi ha dato la vita per difenderlo. Per quanto mi riguarda continuerò le mie battaglie e continuerò a fare capire ai ragazzi che devono scegliere da che parte stare perché noi della Polizia di Stato ci crediamo e continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»