Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Stop alle ‘porte girevoli’ nella giustizia: le proposte di Cartabia per la riforma del Csm

marta cartabia
La ministra della Giustizia ha avuto una serie di incontri con i delegati dei partiti di maggioranza. Dopo il caso Maresca, si vuole impedire che i magistrati abbiano in contemporanea incarichi elettivi e/o politici
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Non potrà essere più possibile esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e politici. È una delle novità che potrebbero entrare nella riforma del Consiglio superiore della magistratura e dell’ordinamento giudiziario a cui sta lavorando la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che oggi ha avuto una serie di incontri con i delegati dei partiti di maggioranza. Si tratta di punti di un “confronto aperto”, spiegano fonti di via Arenula, e quindi saranno possibili ulteriori modifiche. Non si tratta perciò ancora di emendamenti formalizzati ma di proposte per “soluzioni percorribili“, come detto ieri dalla stessa guardasigilli.

Il divieto varrà sia per sindaci e amministratori (tanto di piccoli paesi, quanto di grandi città), sia per i parlamentari. Nella formulazione della modifica da introdurre nella riforma del Csm, si accolgono le proposte della commissione ministeriale, presieduta da Massimo Luciani, che supera le distinzioni del ddl Bonafede incardinato in Parlamento (che distingueva tra tre livelli) e si introducono così obblighi che impediscano il ripetersi di casi di magistrati che abbiano in contemporanea incarichi elettivi e/o politici, come il recente di Catello Maresca, già candidato sindaco a Napoli e attualmente consigliere comunale, assegnato proprio ieri dal plenum di Palazzo dei Marescialli alla Corte d’Appello di Campobasso con funzioni di consigliere.

VERSO UN NUOVO CSM

Ecco l’ipotesi di emendamento alla riforma del Csm:

CANDIDABILITÀ E LIMITI TERRITORIALI: divieto di candidarsi nel collegio, in cui è compreso in tutto o in parte l’ufficio giudiziario in cui i magistrati hanno prestato servizio negli ultimi tre anni.

ASPETTATIVA: all’atto dell’accettazione della candidatura i magistrati devono essere posti in aspettativa senza assegni, obbligatoria per l’intero periodo di svolgimento del mandato, con diritto alla conservazione del posto e computo a soli fini pensionistici del periodo trascorso in aspettativa. La ratio del provvedimento allo studio del confronto tra maggioranza e ministero della Giustizia tiene conto dell’articolo 51 della Costituzione che all’ultimo punto recita: “Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro”. L’articolo in questione però – viene sottolineato dai promotori delle nuove norme – non vieta che per legge si possano mettere limiti, dissuasori e divieti per i magistrati che ricoprono cariche elettive ammninistrative o parlamentari.

LIMITE AI MAGISTRATI FUORI RUOLO

Sulla riduzione del numero massimo dei magistrati fuori ruolo (oggi è 200), è stato formulato un principio di delega: si stabilirà poi, con i decreti attuativi, il nuovo limite. Ci potrebbe essere anche una delega alla tipizzazione delle tipologie di incarichi extragiudiziari, per i quali è previsto il collocamento fuori ruolo e di quelli per cui è prevista l’aspettativa (si dovranno determinare con chiarezza quali sono gli incarichi per cui è previsto il fuori ruolo e quali quelli per cui è prevista l’aspettativa). Ulteriori paletti allo studio: fuori ruolo non prima di dieci anni di effettivo esercizio delle funzioni giurisdizionali; limite massimo dieci anni (salvo alcune eccezioni).

NUOVE REGOLE PER L’ACCESSO IN MAGISTRATURA

Fonti di via Arenula sottolineano che oggi l’accesso in magistratura è un “grave problema evidenziato dal trend di più concorsi”. Ultimo concorso di luglio: 310 posti; al 3 dicembre: 1.532 le correzioni effettuate, considerati idonei 88 candidati. La proposta di riforma è la seguente: accessibilità al concorso direttamente dopo la laurea (si elimina dottorato, esame di avvocato, scuole di specializzazione); valorizzazione tirocini formativi e ufficio per il processo; attribuzione alla Scuola Superiore della Magistratura dell’organizzazione di corsi di preparazione al concorso in magistratura per i tirocinanti e per chi abbia svolto funzioni nell’ufficio per il processo Pnrr; previsione di tre elaborati scritti e di riduzione delle materie orali.

LE PROPOSTE DI CARTABIA AI PARTITI

Al centro del confronto tra la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e i partiti di maggioranza per la riforma del Csm, il sistema elettorale per eleggere i futuri componenti di Palazzo dei Marescialli. La proposta per ora è sul tavolo, sotto forma di bozza, non ancora formalizzata in emendamenti al ddl in Parlamento. Si parla di collegi binominali, sistema maggioritario con correttivi, per rappresentare gruppi minoritari e parità di genere sulle candidature. Un sistema maggioritario, quindi, con collegi binominali, a turno unico, con un’unica preferenza. Le candidature sarebbero almeno sei (il triplo di quelle da assegnare). Se non arrivano spontaneamente il triplo delle candidature, rispetto ai posti da assegnare per ogni collegio, si integrano per sorteggio tra i magistrati che non hanno negato la loro disponibilità. E scatta il sorteggio anche nel caso in cui non sia assicurata la parità di genere.

PARITÀ DI GENERE: tra le candidature minime almeno la metà debbono essere del genere meno rappresentato.

LE DUE OPZIONI: 1) Ipotesi senza aumento del numero dei consiglieri: collegio unico nazionale per i 2 componenti della giurisdizione di legittimità; 2 collegi per la designazione dei 4 magistrati requirenti; 4 collegi per la designazione dei magistrati giudicanti. 2 seggi assegnati ai migliori terzi classificati. Totale, 7 collegi.

CORRETTIVO DEL MAGGIORITARIO: 2 seggi da assegnare ai migliori terzi Tutti i magistrati votano per tutti (ognuno vota 3 schede: legittimità, pm e merito); 2) Ipotesi con aumento del numero dei consiglieri: collegio unico nazionale per i 2 componenti della giurisdizione di legittimità; 2 collegi per la designazione dei 5 magistrati requirenti, con recupero del migliore terzo classificato (tra i due collegi binominali, si elegge chi tra i due colleghi ha avuto il miglior risultato come terzo) ; 4 o 5 collegi per la designazione dei magistrati giudicanti, con integrazione dei tre migliori terzi classificati. Totale, 8 collegi. Correttivo del maggioritario, 6 o 4 seggi da assegnare ai migliori terzi.

FUNZIONAMENTO DEL CSM: attribuzione al Comitato di Presidenza della formazione delle commissioni; introduzione dell’incompatibilità, per i membri effettivi della sezione disciplinare, a partecipare alle commissioni I, III, IV e V – quelle che decidono su incarichi direttivi e semidirettivi, trasferimenti di ufficio e valutazioni di professionalità; apertura alla composizione di segreteria e ufficio studi di componenti esterni (avvocati, professori universitari, dirigenti amministrativi) previo superamento di un concorso. Al momento, sono composti solo da magistrati.

ASSEGNAZIONE INCARICHI DIRETTIVI. Introduzione di regole procedimentali: pubblicità degli atti (sul sito intranet del Csm, nel rispetto dei dati sensibili) e richiamo ai principi della legge 241/90, trasparenza etc.; definizione dei procedimenti, per l’assegnazione degli incarichi direttivi, in base all’ordine temporale di vacanza, salvo deroghe per gravi e giustificati motivi e ad eccezione dei posti di primo presidente e procuratore generale della Cassazione, di carattere prioritario; Impedire le cosiddette “nomine a pacchetto”: selezione di una rosa di candidati sulla base dei Curricula; audizione obbligatoria dei candidati selezionati; diritto di voto per avvocatura nei consigli giudiziari; partecipazione a specifici corsi organizzati dalla Scuola Superiore della Magistratura, della durata minima di tre settimane anche non consecutive, quale requisito per l’ammissione alla procedura funzionali all’acquisizione di competente organizzative; Individuazione di un contenuto minimo di criteri di valutazione, tra cui l’anzianità, per verificare tra l’altro anche le capacità organizzative.

VALUTAZIONI DI PROFESSIONALITÀ: coinvolgimento di avvocati e professori nei Consigli giudiziari; articolazione del giudizio positivo in: discreto, buono o ottimo; introduzione di norme di semplificazione; previsione della rilevanza, ai fini della successiva valutazione di professionalità, di condotte di natura; disciplinare accertate in via definitiva.

MARESCA: “NON CAPISCO ACCANIMENTO NEI MIEI CONFRONTI”

“Non comprendo francamente questo accanimento nei miei confronti. E non sono disponibile a diventare il capro espiatorio di contese altre, che non accetto vengano compiute sul mio nome e sulla mia onorabilità personale e professionale”. Così, in una nota, Catello Maresca, magistrato oggi alla Corte d’Appello di Campobasso con funzioni di Consigliere ed ex candidato alla poltrona di primo cittadino di Napoli.

Non esiste nessun caso Maresca, perché ho rispettato la legge, come hanno fatto Gennaro Marasca, assessore nella giunta regionale di Bassolino, Nicola Marrone sindaco di Portici, Nicola Graziano consigliere ad Aversa e Mariano Brianda consigliere a Sassari, tra i più recenti identici casi a me noti. Ma se ne potrebbero citare altre, quasi tutte esperienze legate ad un chiaro partito politico e mai da alcuno contestate. Per le quali giustamente non si è mai parlato di caso Marasca, caso Brianda etc”.

“Nonostante questo accanimento personale che considero ingeneroso nei miei confronti – ribadisce Maresca -, alla luce anche del marcato profilo civico da me tenuto nell’istituzione consiliare, ritengo, comunque, che se questa può essere l’occasione, ben venga una riflessione sul ruolo dei magistrati prestati alla politica. Che sia però una riflessione seria e non ideologica e riguardi l’intero fenomeno etichettato da molti come ‘porte girevoli’ e comprenda anche la posizione delle centinaia di colleghi, chiamati da ministri di partito a rivestire cariche politiche nell’esecutivo e che poi rientrano tranquillamente in servizio, conservando, peraltro, la sede di provenienza. Quando addirittura non vengono subito dopo ‘promossi'”.

Maresca conclude: “Non si può parlare di indipendenza della magistratura a senso unico o solo quando conviene ad una certa parte politica”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»