VIDEO | Arabia Saudita, dall’oltretomba Gheddafi alimenta venti di crisi

Al centro delle polemiche un colloquio del 2006 o del 2007, reso pubblico di recente, tra Gheddafi e Youssef Ben Alawi, il ministro degli Esteri dell'Oman
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ROMA – Muammar Gheddafi provoca pure da morto. Rischiando di scatenare contenziosi diplomatici e facendo infuriare bufere social. L’hashtag, in arabo, è #Alawicomplottacontrol’ArabiaSaudita. Il riferimento è a Youssef Ben Alawi, dal 1982 il ministro degli Esteri dell’Oman. Interlocutore del colonnello libico in un colloquio del 2006 o del 2007, reso pubblico di recente, nel quale discetta dello scià di Persia rovesciato in sei mesi nonostante fosse alleato degli americani, segue Gheddafi nelle ipotesi di insurrezioni tribali contro la dinastia dei Saud e si sofferma sui timori di Riad per il ritorno di circa 4.000 “foreign fighter” dall’Iraq. Il tutto rilanciato sui social, con denunce di complotti per il “regime change” firmate da diversi esponenti della casa reale di Riad.

A protestare anche Sattam Bin Khalid Bin Nasser Al-Saud e Fahd Ben Said Al-Nasr Al-Saud, che hanno allungato ombre sul ruolo di mediatore dell’Oman nella crisi che ormai da anni lacera la Penisola arabica contrapponendo l’Arabia al Qatar.







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Da Mascate hanno contestato l’autenticità della registrazione, diffusa all’emittente emiratina Al-Arabiya, ma gli esperti non sembrano aver dubbi. Il colloquio dura 16 minuti. Prima di passare alla geopolitica Gheddafi ringrazia Ben Alawi per il “khanjar”, un pugnale tradizionale appena ricevuto in dono, e prega di porgere i propri saluti a Qabous, il sultano dell’Oman deceduto nel gennaio di quest’anno. Poi si passa ai Saud, che contatti americani del colonello darebbero ormai per “finiti”.

Non vogliamo che l’esercito degli Stati Uniti entri in Arabia come già accaduto in Iraq – dice Gheddafi – ma se voi sosterrete l’indipendenza dei popoli della Penisola come avete fatto con quelli dell’Unione Sovietica noi vi appoggeremo”. La via sarebbe quella dell'”indipendenza” della provincia dell’Hejaz, quella della Mecca, dell’alleanza con la tribù degli Shammar e dell’abbandono del wahabismo caro al governo di Riad. Ben Alawi ascolta, sostiene la conversazione e un po’ filosofeggia.

Tutto arriverà a suo tempo” dice a un tratto, prima di alludere a un ruolo che l’Iran potrebbe giocare nei prossimi cinque anni e di rendere omaggio all’allora emiro del Qatar, Sheikh Hamad Ben Khalifa, definendolo “uomo audace”. Che Gheddafi, anche dall’oltretomba, sollevi polemiche e divida non è una novità. Nel 2017 la diffusione di un suo colloquio con l’allora emiro del Qatar Hamad Al-Thani era stato seguito dall’imposizione di blocco regionale contro Doha da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain.

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