hamburger menu

Sierra Leone, dopo l’ebola Imma Kamara accoglie gli orfani e apre una scuola

La direttrice della Golden Kids Home: "Nel mio istituto vivono e studiano 22 bambini. In Sierra Leone il tasso di alfabetizzazione è inaccettabile"

sierra leone scuola orfani
FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Dalla nostra inviata Alessandra Fabbretti

FREETOWN (SIERRA LEONE) – “Ho deciso di aprire la Komra Golden Kids Home subito dopo l’epidemia di ebola, nel 2016, perché tanta gente è morta lasciando molti bambini orfani o indigenti. Prendermi cura di loro è la mia passione, così ne ho accolto qualcuno in casa. Presto però sono aumentati e allora ho deciso di affittare questo centro. Oggi alla Golden Kids Home abbiamo ventidue bambini, dai due ai quindici anni“. Imma Kamara ha 52 anni e non riesce a trattenere un sorriso luminoso mentre l’agenzia Dire la intervista nella piccola sala tv della casa famiglia, dove i bambini possono guardare i cartoni animati “dopo aver finito i compiti”.

Siamo a Waterloo, in Sierra Leone, a pochi chilometri dalla capitale Freetown, e la direttrice della Golden Kids Home ci accoglie entusiasta mentre ci mostra il cortile pieno di murales colorati, le camere da letto e le classi dove i bambini studiano. L’arredamento è semplice, la cucina è all’aperto e gli ambienti un po’ troppo piccoli e bui. Ma questo orfanotrofio è il meglio che una persona come Imma Kamara potesse fare, in un Paese in cui il salario medio si aggira attorno ai cento euro al mese a fronte di molti prodotti che non presentano prezzi dissimili a quelli che si possono trovare in Europa. E Kamara ci tiene a ripeterlo: “Ho fatto tutto da sola”.

Qui ai bambini viene garantito un alloggio, cibo, cure e un’istruzione. “Per il momento – continua la direttrice – riesco a offrire lezioni di livello elementare e medie inferiori, ho delle insegnanti e la mia scuola privata è riconosciuta dal ministero dell’Istruzione, mentre i ragazzi più grandi frequentano altri istituti. Inoltre collaboro col ministero del Welfare e degli affari sociali: fa riferimento a me in caso di bambini abbandonati o che vivono in strada”. La Sierra Leone è tra i Paesi più poveri dell’Africa, una situazione causata da undici anni di guerra civile, terminata nel 2001, col conseguente collasso del welfare, e poi ebola dal 2014 al 2016.

LEGGI ANCHE: Sierra Leone, da bambino soldato a papà affidatario: la storia di Paul Jimmy

Tante famiglie non riescono a prendersi cura dei figli – spiega Kamara – e molti minori sono costretti a lavorare, anche nella prostituzione. C’è chi dorme in strada. Il tasso di alfabetizzazione non raggiunge il 40%: non è accettabile”. Nonostante la bontà del suo progetto, Kamara fatica a trovare i fondi necessari: “Vorrei aprire anche la scuola superiore ma per ora non ce la faccio a pagare altri insegnanti“, spiega.

LEGGI ANCHE: VIDEO | Sierra Leone, gli sfollati di Freetown: “Nei campi non è vita”

Una speranza si è però aperta quando l’istituto di Imma Kamara, per gli alti standard qualitativi che presenta, è stato selezionato dall’ong Avsi come beneficiario del progetto ‘Home – Ghana, Costa d’Avorio, Sierra Leone: un Network per l’accoglienza e l’educazione di Minori vulnerabili’ che, con fondi della Commissione adozioni internazionali (Cai) e in partnership con altre ong, lavora per prevenire l’abbandono dei minori, ma anche migliorare la qualità delle strutture che li accolgono, favorendo al tempo stesso percorsi educativi che sappiano rispondere ai loro bisogni. “Siamo felici di questo progetto – afferma Kamara – perché ci permetterà di sviluppare questo istituto ancora di più. Ad esempio, neanche sapevo che i bambini avessero bisogno di certi documenti come il certificato di nascita e grazie ad Avsi glielo procureremo“.

LEGGI ANCHE: VIDEO | A Freetown con Aisata, mamma single e felice

Nel mondo i bambini che non vengono registrati alla nascita secondo dati Unicef sono quasi 170 milioni. In Sierra Leone il sistema di registrazione esiste ma non sempre si procede poi col dotare il bambino della carta d’identità, un problema che può esporre più facilmente il minore ad abusi e complica le eventuali procedure di adozione. “Ora è presto per preoccuparsi ma quando i miei bambini saranno grandi – conclude la direttrice – troverò il modo di mandarli anche all’università”.

(Foto credits: Alessandra Fuccillo, AVSI)

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-04-13T12:06:38+02:00