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Giorgio Parisi, una vita da Nobel: dalla ricerca alla Fisica ‘umana’

giorgio parisi
La figlia Lorenza: “Di lui si è sempre detto che avrebbe vinto il Nobel, ma, quando abbiamo saputo che era successo veramente, lo stupore c'è stato"
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ROMA – È il 5 ottobre quando Giorgio Parisi, romano, 73 anni da compiere, riceve la chiamata da Stoccolma: il Nobel per la Fisica 2021 è suo (insieme al nippoamericano Syukuro Manabe e al tedesco Klauss Hasselmann). Un riconoscimento eminente per un uomo straordinario, cresciuto nella grande famiglia della Fisica romana.

“Di lui si è sempre detto che avrebbe vinto il Nobel”, racconta la figlia, Lorenza, docente universitaria di Sociologia della comunicazione. “Io e mio fratello ce lo sentiamo ripetere da quando siamo piccoli, idem nostra madre da quando, a vent’anni, lo conobbe”. Eppure quando la notizia è arrivata per davvero, dopo che ogni anno, a ottobre, distrattamente si guardava all’annuncio dei nomi dei Nobel, lo stupore c’è stato, “ma anche una liberazione”, scherza Lorenza. “Il giorno prima avevo scritto a mio fratello, Leonardo: ‘che dici, lo vince?’, ’Ma no, non credo’, mi ha risposto lui”. Insomma, finalmente è arrivato, per Parisi, il riconoscimento a cui era predestinato da una carriera dedicata alla Fisica e costellata di successi. L’ultimo quello del Premio Wolf per la fisica, spesso anticamera del Nobel.

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LA SCUOLA DI FISICA

La medaglia del Nobel per Parisi è la sesta per un fisico italiano. Prima di lui, Gugliemo Marconi (1909), Enrico Fermi (1938), Emilio Segrè (1959), Carlo Rubbia (1984) e Riccardo Giacconi (2002). La tradizione tricolore della Fisica si è sviluppata sulla mitologia di Via Panisperna e dei suoi ragazzi, da Fermi ad Amaldi a Pontecorvo fino a Ettore Majorana (scomparso nel nulla nel 1938). Al civico 90, quartiere Monti, aveva sede l’istituto di Fisica da cui tanto è cominciato. Da quel nugolo di geni al bagno di folla per il neo-Nobel Parisi tra gli studenti festanti alla Sapienza, in cui è professore emerito, è passato quasi un secolo, in cui è rimasto intatto almeno un tratto tipico del settore: la collaborazione. Informale, quasi familiare. “Nell’ambiente di Fisica c’è un clima diverso- ragiona Lorenza-. Da piccola, d’estate, dalla Corsica a Chamonix si stava tutti insieme seduti a tavola, chiamavamo tutti per nome, anche se erano grandi scienziati. Tutto è basato sul merito. L’ambiente è molto cooperativo. Arrivano a risultati in una maniera condivisa per il piacere di fare un pezzetto e renderlo disponibile affinché qualcun altro possa fare meglio. La cifra umana della Fisica si respira anche con gli studenti”. Un’indicazione del buon rapporto, privo o quasi di formalità, si è visto anche sui social. Parisi, vicedirettore dell’Accademia dei Lincei, ha condiviso sul suo profilo Facebook un meme prodotto dalla pagina ‘La scienza coatta’, animata proprio da studenti, che, in romanaccio, raccontano i grandi della Scienza. Tra cui lui.

LA LOTTA PER LA RICERCA IN ITALIA

Nelle sue prime esternazioni pubbliche dopo il conseguimento del Nobel, Parisi è stato nettissimo. “Spero che il premio sia un segnale in controtendenza per la ricerca italiana. Oggi sono troppi i giovani costretti a lavorare all’estero”, ha detto in un’intervista a ‘la Repubblica’. Il tema sul piatto è che l’Italia non è attrattiva per la ricerca: gli scienziati italiani primeggiano, ma all’estero. Parisi non è mai voluto andare in via definitiva in un altro Paese, dove forse avrebbe avuto una vita scientifica più semplice. La sua volontà è stata quella di continuare la tradizione della scuola di Fisica romana e in un certo senso restituire agli studenti quello che lui aveva avuto da una vita accademica ricca, a partire dalla frequentazione con il suo maestro Nicola Cabibbo.

giorgio parisi

Accanto all’attività accademica, Parisi ha sempre portato avanti la lotta ‘politica’ per gli investimenti per la ricerca. Come quandò aderì alla protesta salendo sui tetti dell’Università e facendo lì lezione. Poi, in anni più recenti, la partecipazione a ‘Salviamo la ricerca’, la campagna promossa a partire dalla lettera di 69 scienziati (tra cui lui) alla rivista ‘Nature’ affinché l’Unione Europea facesse pressione sul Governo italiano per portare i fondi a un livello adeguato.

PARISI IN FAMIGLIA

Una moglie, due figli (oltre a Lorenza, anche Leonardo: ricercatore al Cnr, si occupa di intelligenza artificiale), scienziato e attivista, in molti hanno tratteggiato Parisi come insolitamente disordinato. “Un po’ lo è, ma nel suo disordine l’ordine lo ha. È una persona molto attenta. Chi parla con lui può essere sicuro che ricorda tutto benissimo, in maniera emotiva. Anche nell’organizzazione degli spazi, quello che può sembrare disordine per lui è un ordine. Non perde mai niente”, racconta la figlia. “Anche con noi è sempre stato molto presente, ha sempre avuto attenzione durante la nostra crescita e non era scontato”, dato il suo impegno professionale. Dava una mano anche nei compiti a casa?, chiediamo. “Non gli ho mai chiesto aiuto, qualche volta con mio fratello i compiti li ha fatti”, ma “per quanto riguarda la scuola, il suo unico dispiacere era capire che alcuni insegnanti non riuscivano a trasmettere l’amore per le scienze, non rendevano appassionati alla bellezza e alla complessità di queste materie. E questo dipende da una mancanza di cultura scientifica. Lui è favorevole a insegnare l’approccio scientifico fin dall’asilo: la curiosità scientifica va stimolata. Quello che sicuramente mi ha lasciato mio padre- conclude Lorenza Parisi- è l’approccio scientifico alle cose, razionale, di analisi”.

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