Soldi, soldi, soldi, tanti soldi… quando arriveranno?

L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Il Governo sta facendo di tutto per reperire le risorse necessarie per farci riprendere dalla due botte che ci stanno mettendo in ginocchio: il coronavirus e il crollo dell’economia. Si parla di centinaia e centinaia di miliardi, fino a 750 in questo momento, pompati nel sistema finanziario per tenere a galla e far sopravvivere decine e decine di migliaia di piccole e medie imprese. In queste ore è in corso a Bruxelles la riunione dell’Eurogruppo con i tutti i ministri dell’Economia per trovare un accordo sul provvedimento comune da mettere in campo per fronteggiare il dopo epidemia. Ma le posizioni, tra paesi del Nord e Sud, restano assai distanti. Facile prevedere che stasera, al di là di qualche parola di circostanza, la partita venga aggiornata a chissà quando. E quindi slitterà pure il Consiglio europeo fissato per il 10 con tutti i premier.

La Germania e suoi alleati spingono per adottare il (famigerato) Mes, il cosiddetto fondo salva stati, anche se addolcito e non accompagnato dalle rigide misure previste – ad esempio la Troika – per restituire i soldi presi in prestito. Il nostro Governo ha già bocciato senza appello questa possibilità, e continua ad insistere per adottare gli eurobond finalizzati a progetti specifici. In questo caso i soldi presi verrebbero restituiti in 30 anni. Su questo punto il Governo italiano è determinato, anche a valutare di mettere il veto per bloccare in seguito le azioni degli altri stati. Sul fronte della lotta all’epidemia, invece, oggi a Roma si sono viste in circolazione molte e molte macchine. Segnale pericoloso, perché non è ancora il momento di passare alla ‘fase 2’. Lo ha detto a chiare lettere il commissario Domenico Arcuri: «La fine dell’emergenza è lontana, attenti a illusioni ottiche, pericolosi miraggi… non c’è nessuna ‘ora X’, un liberi tutti per ritornare alle vecchie abitudini».

Ma in tanti, e in tutti i settori, discutono del “quando” e del “come” ripartire. Una data che circola è quella del 4 maggio: superate, chiusi in casa, le feste di Pasqua, il 25 aprile e il 1 maggio, se a quel punto i dati registreranno l’indice “R” (indice di trasmissione del contagio) pari a zero, allora si passerà alla riapertura. Che non sarà subito per tutto e tutti, ma per gradi e per settori. Scordiamoci di ritrovarci in gruppo nei locali, di girare a volto scoperto senza mascherina; probabile che ci saranno degli esami del sangue da fare per arrivare ad una sorta di documento di immunità, magari tracciati e autorizzati a spostarci tramite app dedicate. Tutto per scongiurare il rischio, sempre possibile, di una seconda ondata di coronovirus senza avere ancora individuato il vaccino.

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