Chiudono due librerie Feltrinelli a Roma: la preoccupazione degli scrittori

Parlano alla Dire: Christian Raimo, Nadia Terranova, Leonardo Luccone, Giulia Caminito e Paolo Di Paolo
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ROMA – La chiusura di due librerie Feltrinelli (la International di via Vittorio Emanuele Orlando e quella in via Giovanni Pierluigi da Palestrina, a Prati) preoccupa le scrittrici e gli scrittori che vivono a Roma, i quali oltre a dirsi tristi e amareggiati come tanti lettori che in queste ore stanno invadendo di messaggi i social, guardano alla mancanza di una visione culturale e di decoro della città.

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“La questione riguarda solo in parte il mondo dei libri, riguarda di più cosa sta diventando Roma- spiega all’agenzia Dire Christian Raimo, che è anche assessore alla Cultura del III Municipio- I luoghi della lettura oggi non possono essere considerati solo dei luoghi del commercio, ma devono essere anche dei luoghi di attività culturale permanente della città. In questo senso, è difficile lamentarsi di una riduzione degli spazi se non si pensa che la questione politica culturale riguarda tutti. Gli spazi sociali, quelli che Carlo Cellamare chiama ‘Città fai-da-te’, hanno funzionato come antidoto alla desertificazione: a Roma penso al Teatro Valle, al Nuovo Cinema Palazzo, alle biblioteche popolari. E’ chiaro che tutto questo non può essere lasciato solo all’amministrazione e ai privati, ma è necessario che anche il lettore stesso capisca il valore politico di quei luoghi, altrimenti Roma diventa la città dello shopping per tre giorni”.

Secondo Nadia Terranova “il problema è che non si capisce quanto le librerie abbiano un significato di presidio culturale per il territorio e quanto i territori senza librerie siano più poveri per tutte le persone che non sono già predisposte a comprare online, ammesso che l’online sia la risoluzione dei problemi. Persone che possono essere invogliate a utilizzare le librerie anche come luoghi dove ci si ritrova, si portano i bambini a sfogliare i libri, si formano book club. Siano quindi luoghi dove la cultura è tangibile. La chiusura delle due Feltrinelli è quindi per me un fatto grave”.

Leonardo Luccone tiene a sottolineare di essere legato a quel quadrante della città: “Alla Feltrinelli International ho comprato i miei primi libri in lingua. Decine di classici Penguin e qualche novità. I ricordi più belli sono gli incontri casuali, le chiacchiere. Era parte di un rito del venerdì: Mel Book, Feltrinelli International, Tombolini, l’edicola di via del Corso con i quotidiani da tutto il mondo”. Oggi non è più così.

“Eppure quello è un punto abbastanza strategico per Roma- aggiunge Giulia Caminito– Quell’area è sempre stata ricca dal punto di vista libresco, se pensiamo alla libreria Ibs di via Nazionale o all’enorme libreria dentro la stazione (Borri Books, ndr) che è tra le più fornite per quanto riguarda la saggistica, ma anche le bancarelle dell’usato accanto a piazza della Repubblica dove si possono trovare ancora oggi libri eccezionali. La chiusura della Feltrinelli International colpisce tutti perché garantiva bibliodiversità ed era una delle poche dedicate ai libri in lingua originale. Da pochi anni come valida alternativa, che speriamo duri, c’è la libreria Otherwise a via del Governo vecchio. È una libreria indipendente molto viva e curata”.

Uno degli scrittori più attenti al mondo delle librerie romane è Paolo Di Paolo. “La chiusura della International arriva inattesa, perché si trattava di uno spazio specifico, legato ai libri in lingua straniera, che si rivolgeva a un bacino di lettori preciso: turisti, studenti stranieri, persone che hanno la possibilità di leggere senza traduzioni. Però in questo quadro non si può tacere sulle indegne chiusure delle stazioni della metropolitana ‘Repubblica’ e ‘Barberini’, che hanno fortemente penalizzato i librai. E’ indegno il modo in cui è stata gestita l’intera faccenda ed è giusto ricordarlo. Dopodiché, ormai è chiaro che in centro storico le librerie che non riescono ad avere un’identità forte, perdono pubblico. La chiusura della Feltrinelli di via del Babuino è la cartina tornasole di tutto, perché il centro storico si sta ormai trasformando in un centro commerciale, anche di lusso. Bene hanno fatto le Feltrinelli Argentina e Marconi ad ampliare lo spazio per i bambini, è una strategia intelligente anche per far capire che la librerie di catena possono avere una loro impronta specifica”.

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7 Gennaio 2020
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