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La app ‘spaziale’ per prevedere i focolai di Covid

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Finanziata dall'Agenzia spaziale europea (Esa), è stata realizzata a Reggio Emilia
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di Mattia Caiulo e Antonella Salini

ROMA – La tecnologia spaziale in aiuto a chi, sulla Terra, lavora per contrastare la pandemia di Covid. Questo è il cuore di ‘Epico19’, un servizio basato sull’intelligenza artificiale sviluppato nella primavera del 2020 grazie ad un finanziamento dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e realizzato a Reggio Emilia da un consorzio composto da due start-up private ad altissimo contenuto tecnologico, TerrAria e Studiomapp, in team con l’università di Modena e Reggio Emilia e l’Ausl provinciale. Nella primavera del 2020 fu proprio Reggio Emilia la provincia emiliano-romagnola più duramente colpita dalla pandemia e sarà adesso Reggio Emilia a testare l’uso di ‘Epico19’, che ha obiettivi molto ambiziosi. Innanzitutto fornire una mappa dei casi di Covid e studiarne la distribuzione per predire possibili nuove ondate, ma anche creare un modello epidemiologico per prevedere la diffusione futura del virus. Non solo. ‘Epico19’ è in grado anche di valutare i fattori di rischio come l’affollamento o la qualità dell’aria, basandosi su osservazioni satellitari. Come avviene tutto questo? Il programma incrocia in primo luogo diverse tipologie di informazioni come  numero di casi positivi, ricoveri, morti, ma anche dati sul clima, l’inquinamento e gli assembramenti, questi ultimi ricavati, attraverso i segnali dei cellulari da un “indice di mobilità” di merci e persone. Il tutto viene poi restituito in forma di mappa in un “cruscotto” che consente in maniera immediata di verificare, fino a livello di quartiere, se ci sono focolai in atto e qual è la situazione sanitaria e ambientale. Inoltre, ‘Epico19’ può prevedere anche il peso di una nuova ondata in termini di casi, ospedalizzazioni e decessi, grazie all’autoapprendimento (machine learning) basta sulla composizione della popolazione in termini anagrafici e di sesso, indicatori di affollamento e esposizione all’inquinamento. Insomma, sarà uno strumento molto prezioso per sanitari e decisori politici, in un’epoca in cui la rapidità con cui vengono fatte le scelte giuste può salvare molte vite. 

L’AIUTO DALLO SPAZIO

Diversi sono i satelliti impiegati per permettere a ‘Epico19’ di funzionare. Innanzitutto quelli del servizio europeo Copernicus, composto dalle ‘sentinelle’ della Terra che vigilano sulla salute del nostro pianeta, che incrociano i dati spaziali con quelli terrestri, per stimare il livello di inquinamento atmosferico, un elemento usato per valutare la vulnerabilità della popolazione. Le condizioni meteo, invece, vengono tenute sotto controllo perché potrebbero influenzare la diffusione dell’infezione. Ci sono poi i satelliti del programma Vhr, le cui immagini, analizzate dall’Intelligenza artificiale secondo l’algoritmo creato da Studiomapp, permettono di contare macchine, camion e autobus e stimare quante persone sono presenti in ospedali, parcheggi, supermarket, stazioni e posti di lavoro. 

A testare sul campo l’applicazione ‘Epico19’ sarà l’Ausl di Reggio Emilia, che giudica l’iniziativa- nelle parole del direttore sanitario Nicoletta Natalini- “un punto di approdo molto importante, penso sarà di grandissimo aiuto per tutta la popolazione”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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