Medicina personalizzata, Marchetti: “Non è solo questione di geni”

Paolo Marchetti, direttore dell'Oncologia al Policlinico Umberto I, al seminario promosso dall'associazione Gemme Dormienti
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ROMA – Oltre 300 studenti si sono iscritti al convegno online nazionale che si è tenuto questa mattina ‘La medicina personalizzata dalla parte delle donne’, promosso dall’associazione Gemme Dormienti, nata per la preservazione della fertilità nelle donne con patologie oncologiche o malattie croniche gravi, e patrocinato dalla Rete oncologica Pazienti Italia.

Una scelta a ridosso dell’8 marzo, pensata proprio “in occasione dell’annuale festa delle donna”, ha detto Maria Vita Ciccarone, ginecologa e presidente dell’associazione Gemme Dormienti aprendo i lavori della conferenza, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Marchetti, direttore dell’Oncologia al Policlinico Umberto I; Gabriella Pasqua, ordinaria di Botanica alla Sapienza e Mauro Serafini, del Dipartimento di Biologia Sapienza di Roma.

L’oncologo Paolo Marchetti nel parlare di medicina di precisione non ha fatto sconti al rischio di errori in cui si rischia di cadere nella cura dei pazienti. “Non è solo questione di geni- ha detto- Ma bisogna concentrarsi sull’espansione clonale dei ceppi resistenti, sui controlli epigenetici, sul fattore tempo e sulla complessità dell’individuo” e abbiamo bisogno di “interazione e contaminazione dei saperi”.

Siamo andati “verso una spiegazione dei meccanismi di resistenza alle terapie- ha spiegato Marchetti- e abbiamo capito che si apre un mondo sconfinato in cui però non stiamo entrando in modo corretto perché dovremmo cercare di capire la complessità dell’individuo, le interazioni con l’ambiente e lo stile di vita, l’alimentazione, la storia familiare, le condizioni socio-economiche”.

E ha aggiunto: “Oggi distinguiamo tumori infiammati e non” ad esempio. L’ errore che viene compiuto, ha spiegato con un esempio, è non rinforzare le aree che non sono colpite dalla malattia, mentre bisogna concentrarsi sul “comprendere i processi di resistenza”. Un esempio su tutti: “Le donne rispondono meno bene all immunoterapia e bisogna approfondire”, ha ribadito Marchetti perché “il profilo genomico ha effetti immunologici”.

La medicina personalizzata è medicina di precisione. Oggi possiamo avere una conoscenza del genoma umano rapidamente e il modello assistenziale deve quindi tener conto di questo- ha ricordato l’oncologo sulla storia delle terapie oncologiche- Da quando una terapia era data a tanti siamo passati alla stratificazione all’interno del gruppo dei pazienti per individuare chi rispondesse di più alle terapie, evitando quindi trattamenti inutili. Ad esempio inserendo i recettori di estrogeni, o del progesterone abbiamo isolato le pazienti e abbiamo avuto risposte importanti in un 30% circa che abbiamo imparato a selezionare meglio”.

“Il grande passo avanti della medicina di precisione- ha aggiunto- è che oggi sappiamo anche individuare chi rischia più tossicità, chi ha meno risposte per ampliare le terapie come è accaduto per quelle a bersaglio molecolare, ad esempio per il cancro al polmone”.

Ma tutto questo, ecco l’appello lanciato dall’esperto nella sua lezione magistrale, non basta: “E’ uno sforzo in più. Nel futuro non esisterà più l’oncologo bravissimo a trattare quel tumore, ma quello molto valido ad usare trattamenti trasversali“. Un invito non più procastinabile “in un Paese in cui il fattore prognostico è il certificato di residenza”.

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