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Di Maio: “Vedevo nemici ovunque, l’amore di Virginia mi ha fortificato”

di maio movimento cinque stelle
Il ministro degli Esteri presenta a Roma il suo libro 'Un amore chiamato politica' e parla di Grillo, Conte, Salvini e Renzi
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ROMA – La cravatta indossata sin dal liceo (“Il mio professore lo può confermare”). Il legame con Virginia (“L’amore ci ha fortificato”). L’antipatia nei confronti di Matteo Salvini (“Di lui non mi fido, punto”). La nostalgia di Gianroberto Casaleggio (“Il nostro Steve Jobs”). Luigi Di Maio, 35 anni e già un lungo curriculum, si racconta e si piace. Completo nero, camicia bianca, cravatta blu scuro, Il taglio di capelli corto, un marchio di fabbrica ormai, il sorriso, il gesticolare. E quella retorica che non lesina mai: “Posso dire una cosa?”. Come se non fosse lui il ministro degli Esteri, l’ex vicepremier, il doppio ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico (“Tremonti mi chiamò per dirmi ‘ma che sei pazzo a prenderti quei due ministeri?'”), l’ex capo politico del Movimento cinque stelle. Come se non fosse la presentazione del suo libro, ‘Un amore chiamato politica‘.

Alla galleria Sordi, a pochi passi da palazzo Chigi, c’è un parterre ricco. In prima fila ci sono la fidanzata Virginia Saba, l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi, gli ex ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Più dietro Vincenzo Spadafora e Giulia Grillo, anche loro ex ministri. E una trentina di parlamentari, soprattutto deputati. Appena prende la parola ringrazia “le due Virginie”. È un momento, poi gli occhi gli brillano per il campione del mondo Marco Tardelli, compagno di Myrta Merlino, che intervista Di Maio. “Ci onori davvero con la tua presenza”, gli dice il titolare della Farnesina.

raggi saba

Del libro, che Di Maio sta presentando da un po’ di giorni, si sa ormai tutto. È inevitabile qualche ripetizione. Però ci sono dei capisaldi, dei punti che non possono mancare. Gianroberto Casaleggio, dice, “era il nostro Steve Jobs, ancora oggi stiamo attuando delle sue idee”; Beppe Grillo “ha più di 70 anni ma una mente giovane, rappresenta tutt’oggi l’anima del Movimento”. Per loro, assicura, prova “riconoscenza: sono come dei genitori, hanno permesso a tutti noi di vivere un’esperienza che ricorderemo per tutta la vita”. Già. E oggi cos’è il Movimento cinque stelle? “Noi portiamo molto della sensibilità olivettiana nella nostra storia, è nei valori fondanti del Movimento”.

Lui, che del Movimento è stato capo politico, prova “ammirazione” per Giuseppe Conte e la sua “signorilità”. Con Conte, aggiunge, “siamo a un altro stadio evolutivo. Con Giuseppe abbiamo un legame indissolubile di esperienze indimenticabili che ci hanno forgiato insieme”. Non gli offre consigli diretti, però parla di sé e della lezione più importante che ha imparato lassù, sulla vetta del grillismo: “Quando diventi leader vedi nemici ovunque. È normale, ci sono quelli che ti vogliono togliere da lì. Ma ora ho capito che è un errore. Quando assumi una leadership devi allargare la tua base il più possibile”.

Liquida “i due Mattei”, Renzi e Salvini, come le cause dell’instabilità governativa in Italia. “Da quando faccio il ministro degli Esteri fuori dall’Italia mi chiedono ‘Luigi, perché in Italia il popolo cambia governo così spesso?’ Non è il popolo, rispondo io, è che ogni anno e mezzo in Parlamento c’è qualcuno che non riesce a stare fermo“.

Sorride spesso. Virginia Saba, in abito corto nero e tacchi alti nonostante lo scooter con cui si muove per Roma, applaude. “L’amore ci ha fortificato – dice il fidanzato dal palco – sono stati anni difficili, lei è una donna eccezionale”. Torna sugli attacchi alla sua presunta omosessualità (“Non è un’offesa ma semplicemente una cosa non vera”). Difende a spada tratta il reddito di cittadinanza, proprio nel giorno in cui i Carabinieri hanno scovato 5mila furbetti e 20 milioni di euro truffati allo Stato: “Non è che perché ci sono i falsi invalidi, allora aboliamo le pensioni di invalidità. Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca. C’è una parte di Paese che odia i poveri. Me lo dicevano che occuparsi della povertà non porta voti…”.

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