L’allarme dei sindacati: “La scuola dell’Emilia-Romagna non è pronta a ripartire”

"Troppe sono ancora le segnalazioni dei territori di classi pollaio di 28-30 alunni" denunciano Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal, Gilda e Unams Emilia-Romagna
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BOLOGNA – La scuola dell’Emilia-Romagna “non e’ pronta per la ripartenza”. Il grido d’allarme, ad un mese dalla prima campanella, viene dai sindacati, che chiedono “misure straordinarie per garantire il diritto allo studio in presenza e in sicurezza”. L’appello porta la firma di Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal, Gilda e Unams Emilia-Romagna. “Siamo vicini- scrivono le sigle sindacali- alle richieste formulate in questi giorni dai presidenti dei Consigli di istituto che proprio a Bologna hanno consegnato una lunga lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Siamo anche vicini alle proposte degli studenti preoccupati per una scuola dimezzata senza prospettiva e futuro”. Perche’, “a meno di un mese dall’avvio dell’anno scolastico, le scuole dell’Emilia-Romagna non sanno ancora come poter ripartire in sicurezza e in presenza. E questo nonostante l’enorme lavoro e il pressing a cui sono sottoposti dirigenti scolastici e tutto il personale, alle prese con indicazioni e linee guida generiche e richieste di personale aggiuntivo che subiscono continui cambiamenti”.

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Per i sindacati il “tempo e’ scaduto, lo abbiamo anche ricordato alla ministra all’Istruzione Lucia Azzolina durante la sua visita in regione. La scuola e’ la priorita’ per la ripartenza del Paese, quindi invece di affannarsi a ripetere che tutto va bene, sarebbe meglio fornire risposte concrete”. La scuola dell’Emilia-Romagna, denunciano i sindacati, “si sta impoverendo e, oltre all’emergenza sanitaria, presto dovremo fare i conti con un’altra emergenza, quella educativa”. Non bastano, scrivono i sindacati nel documento congiunto diffuso oggi, “le rassicurazioni di questi giorni che descrivono una scuola emiliano romagnola che funziona e che puo’ ripartire nonostante tutto. Se, come si apprende, le risorse aggiuntive che distribuira’ il ministero saranno attribuite per il 50% in base alle richieste degli Uffici scolastici regionali, allora ci aspettiamo che in questa regione siano all’altezza delle aspettative e quindi legate all’esigenza vera di evitare classi pollaio, di garantire il tempo scuola, spazi idonei al mantenimento delle distanze di sicurezza, alla sorveglianza e alle necessita’ di igienizzazione”. Gli enti locali “devono fare la loro parte e recuperare i ritardi accumulati per quanto riguarda gli adeguamenti e il reperimento di spazi aggiuntivi”.

Dunque, “certezze oggi in Emilia-Romagna non ce ne sono- si legge ancora- l’organico finora assegnato non corrisponde al bisogno di classi normo dimensionate, troppe sono ancora le segnalazioni dei territori di classi pollaio di 28-30 alunni, per non parlare del tempo scuola che sara’ fortemente condizionato dalla riduzione dell’orario ordinario e il ricorso alla didattica a distanza. In alcuni casi, e’ bene dirlo chiaramente, il tempo pieno della scuola primaria non sara’ garantito. E cosi’ nessuna chiarezza anche per la scuola dell’infanzia (distanziamento, piccoli gruppi…), con un’unica quasi certezza per i bambini legata al consumo dei pasti (ossia, tutti seduti nei propri banchi con il pasto monoporzione)”. Ma “non si riparte- avverte il sindacato- senza investimenti in personale, senza un investimento culturale sulle priorita’ e senza un’idea di scuola da troppo tempo assente nel nostro paese. Sarebbe l’ennesima occasione persa che non potremmo sopportare”.

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4 Agosto 2020
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