VIDEO | Dopo la maternità 4 atlete su 10 tornano sul podio, 3 vincono l’oro

Donne atlete
Lo dimostra uno studio redatto dall'azienda Chicco (Gruppo Artsana) e dal Coni, presentato oggi nella sede di Roma del Comitato Olimpico Nazionale Italiano
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ROMA – Ci sono donne che dopo la maternità hanno vinto le Olimpiadi. Ma più in generale, dopo il parto un’atleta su 2 torna agli stessi livelli internazionali, il 40% ritrova il podio e il 30% vince una medaglia d’oro.

Lo dimostra uno studio redatto dall’azienda Chicco (Gruppo Artsana) e dal Coni, presentato oggi nella sede di Roma del Comitato Olimpico Nazionale Italiano con un evento al quale hanno partecipato, oltre ai curatori della ricerca e al presidente Giovanni Malagò, le testimonial Mara Navarria, Margherita Granbassi e Giulia Quintavalle.

Le tre campionesse hanno portato le loro storie di atlete e mamme, “tre esperienze molto diverse fra loro che in comune hanno la stessa scelta”, ha detto Diana Bianchedi, presentando lo studio che ha preso in considerazione 55 atlete olimpiche che hanno avuto figli durante la carriera agonistica.“Questo studio rappresenta un punto di partenza – ha poi dichiarato Bianchedi alla Dire – siamo partiti dalle nostre atlete che hanno partecipato alle Olimpiadi a partire da Sydney, abbiamo indagato con loro come hanno gestito la gravidanza, come si sono allenate, come hanno ripreso, come stavano i loro figli alla nascita”.

Le sportive prese in esame sono tornate in media all’attività agonistica dopo 7 mesi dalla nascita del bambino, con la prima competizione a un anno dal parto e con i risultati citati. Lo studio ha considerato oltre alle performance anche l’andamento della gravidanza e lo stato di salute dei neonati, con risultati estremamente positivi. Fra le conclusioni, si legge che donne “possono continuare ad allenarsi in gravidanza e dopo il parto con una ripresa graduale”. Inoltre, grazie ad allenamenti studiati e dedicati, le atlete “non solo hanno raggiunto lo stesso livello ma spesso hanno migliorato le loro prestazioni”.

Sono evidenze che “fanno vedere ai nostri colleghi medici e ai preparatori atletici che si può e si deve consigliare l’attività sportiva per avere una mamma e un bambino in salute”, ha spiegato Bianchedi aggiungendo che “questo vuole essere un modello da riportare nella vita di tutti i giorni. Siamo partite dalle atlete perchè lo sforzo fisico che fanno è diverso. Quindi se loro riescono ad allenarsi con una certa intensità può farlo chiunque, naturalmente a intensità diverse, consigliati e seguiti, ma il messaggio – ha concluso la Game project director di Milano -Cortina 2026 – è che la donna può scegliere di fare la mamma e l’atleta, di fare la mamma e la donna in carriera perchè oggi ha gli strumenti per poter essere in salute”.

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