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Salerno, in carcere per usura 84enne affiliato alla Nuova Camorra Organizzata

La misura si è resa necessaria per 'Ninuccio' Marandino, esponente della criminalità organizzata cilentana, perchè ritenuto di "eccezionale rilevanza" il pericolo di reiterazione del reato
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NAPOLI – Arrestato Giovanni Marandino, detto Ninuccio, 84enne esponente della criminalità organizzata cilentana. È accusato di usura ed esercizio abusivo di attività finanziaria, illeciti che commetteva direttamente dalla sua abitazione di Capaccio Paestum (Salerno) in quanto già sottoposto alla misura restrittiva dell’obbligo di dimora. Non si tratta di un soggetto sconosciuto alle forze dell’ordine, ma di una figura già condannata in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso e riconosciuta affiliata alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Nel corso dell’operazione, eseguita stamattina dalla guardia di finanza di Salerno, che ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di ‘Ninuccio’ Marandino, è stato arrestato anche il figlio Emanuel, 40 anni, posto ai domiciliari perché ritenuto un diretto collaboratore del padre. La moglie di Marandino e un uomo di fiducia della famiglia sono invece indagati a piede libero.
Il giudice ha ritenuto necessaria la custodia cautelare in carcere per Marandino, pur trattandosi di un ultraottantenne, perché ha considerato di “eccezionale rilevanza” il pericolo di reiterazione del reato.
Non è stato semplice per gli investigatori ricostruire il quadro delle attività illecite svolte dai Marandino. Le vittime, infatti, in un primo momento hanno tutte escluso che ai ‘prestiti’ ricevuti venissero applicati tassi usurai, salvo poi ammetterlo solo alla luce delle evidenze probatorie acquisite.
Nell’arco di un anno i Marandino avrebbero concesso prestiti, in assenza delle necessarie autorizzazioni amministrative, per oltre 100mila euro. Di questi, 90mila euro erano interessi incassati nell’arco di un solo anno.

“Guadagni così rilevanti – scrive il procuratore di Salerno Giuseppe Borrelli – sono risultati il frutto di tassi mediamente praticati nell’ordine del 20% su base mensile, ampiamente al di sopra della soglia dell’11% annuale, stabilito dalla Banca d’Italia come limite massimo per le operazioni di finanziamento”. In un caso, addirittura, è stato sforato il tetto del 30% di interessi maturati in un solo mese.
“Dalle indagini – scrive ancora il procuratore – sono emerse le caratteristiche tipiche degli usurati, piccoli imprenditori, il più delle volte titolari di esercizi commerciali, che cercavano, così facendo, di superare temporanee crisi di liquidità”.
La tecnica adoperata era quella di ricevere un assegno in garanzia, il cui importo complessivo inglobava anche gli interessi che l’usuraio imponeva di volta in volta. Se, alla scadenza, la vittima non era in grado di restituire l’intera somma, l’usuraio incassava intanto gli interessi maturati e rinnovava il prestito, garantendosi così ulteriori guadagni. Come detto, le attività si svolgevano direttamente nell’abitazione dei Marandino, definita dal Gip di Salerno “un vero e proprio centro logistico di finanziamento”.

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