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In Turchia arrestate 13 persone che sui social avevano criticato il raid in Siria

Le critiche erano contro l'operazione militare 'Ramo d'Ulivo' che Ankara sta conducendo nella città di Afrin
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ROMA – Le autorità turche ieri hanno arrestato 13 persone con l’accusa di aver criticato l’operazione militare ‘Ramo d’Ulivo‘ che Ankara sta conducendo nella città di Afrin, nel nord della Siria, dove si concentra l’enclave curda.

I tredici arrestati avrebbero espresso sui social network “sostegno” alla nota pubblicata nei giorni scorsi dall’Unione dei medici turchi – che conta 83 mila professionisti affiliati – in cui si qualificava la guerra come “un problema di salute pubblica“, e in cui si evocava “pace immediata e ovunque”.

Martedì scorso già gli 11 firmatari di questo messaggio erano finiti in manette, tre dei quali sono stati rilasciati. Tra i fermi confermati, anche quello del presidente dell’Unione, Rashit Tukel.

Alla luce dei nuovi arresti di ieri, Johannes Hahn, commissario europeo per l’allargamento, e Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera Ue, in una nota congiunta hanno descritto questi fatti come “preoccupanti”, in quanto “minano lo stato di diritto, e l’indipendenza e l’imparzialità della giustizia in Turchia”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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