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Fatta la regola, si cerca la deroga. Ma che braccio di ferro è?

L'emergenza aguzza l'ingegno, ed è sicuramente anche un bene: perché servono soluzioni originali a problemi inediti. Il problema forse è se diventano 'invenzioni' un po' pretenziose
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BOLOGNA – Chi pernotta (in albergo o nella casa di vacanza), scia (cioè può fare lo skipass e usare funivie e seggiovie): è stata la prima idea delle regioni alpine per schivare lo stop alla riapertura degli impianti che tanto (e giustamente) preoccupa chi vive del turismo invernale. Ma a Roma hanno tenuto il punto: a Natale non si scia. E allora ecco un’altra idea, bipartisan, targata Lombardia: test rapidi per il coronavirus a fondo pista ogni tre giorni. Sarebbe da immortalare: lo sciatore arriva, possibilmente non come un missile a ‘uovo’, frena, alza una nuvola di neve e inizia a togliersi casco, maschera, sciarpa per sottoporsi al test. Per chi ha dimestichezza con l’ambiente, il ‘fondo pista’, potrebbe essere un super-lavoro. Alla base gli impianti ci sono sciatori esperti, principianti, bambini, famiglie e chi più ne ha… E quella dei test a fine sciata non è l’unica idea circolata negli ultimi giorni in vista del primo Natale dell’era Covid.

L’emergenza aguzza l’ingegno, ed è sicuramente anche un bene: perché servono soluzioni originali a problemi inediti. Il problema forse è se diventano ‘invenzioni’ un po’ pretenziose. L’Italia è il paese in cui si dice che fatta una legge si trova subito una falla e un modo per aggirarla. Ma qui siamo in era Covid e questa ‘corsa’ cui spesso si assiste per derogare all’ultimo dpcm un po’ stride con i richiami alla situazione attuale. Breve riassunto: “Non bisogna farsi illusioni, se abbassiamo la guardia la terza ondata è dietro l’angolo”, avverte il ministro della Salute, Roberto Speranza; “Arrivati a questo punto, dev’essere chiaro a tutti che anche le nostre più significative abitudini devono cambiare, oppure passeremo rapidamente da un’ondata all’altra”, dice il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Agostino Miozzo aggiungendo: “O facciamo così o verremo travolti da uno tsunami inarrestabile che non si limiterà al coronavirus”. Gli assessori alpini hanno tuonato contro la “pericolosità delle affermazioni” arrivate dal Governo sul fatto che sci e settimana bianca sarebbero “uno svago non indispensabile”. Ma allora bisogna intendersi su cosa è pericoloso.

Se scia chi pernotta, poi però occorre garantire che tolti gli scarponi lo si sigilli nella stanza d’albergo e non vada a fare shopping nei negozi scintillanti delle città di montagna. Perché il Covid non ce lo si passa solo in seggiovia, o no?

Alessandro Vespignani, fisico epidemiologo della Northeastern University di Boston, ha detto di recente: se calano contagi e pressione sugli ospedali è per effetto “dei vari decreti e delle misure di mitigazione messe in campo dal Governo nelle regioni soprattutto segnate in rosso” e questo “fa sperare per il controllo dell’epidemia”. Ergo, per le feste di Natale “dobbiamo immaginare di essere molto rispettosi delle indicazioni del Governo nel limitare tutto ciò che è assembramenti e feste. È un grande sacrificio e siamo tutti stanchissimi”, “ma ci stiamo avvicinando al traguardo” e “dobbiamo tener duro” stando distanti anche sotto le feste. Siccome però, appurato che non si scia, è già partito il tam tam ‘venite a ciaspolare’… forse servirebbe ingegnarsi a trovare un coro unanime e determinato delle Regioni che per una volta, pur contraltare del Governo, ne spalleggiano la scelta di non riempire le piste da discesa o da risalire, più che diventare laboratori di deroghe alle regole. A Natale si è tutti più severi, stavolta. Poi passerà e magari sulle piste ci si ritroverà a contare chi ha fatto il vaccino e chi no.

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