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Allarme diossina a Ciampino, l’esperto: “È un cancerogeno per l’uomo, possibili effetti gravi”

Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale, invita i residenti a bere molta acqua e a tenere chiuse le finestre

Pubblicato:02-08-2023 13:20
Ultimo aggiornamento:04-08-2023 15:59

incendio ciampino
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ROMA – “L‘Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, la Iarc, classifica la diossina come un cancerogeno certo per l’uomo, classe 1. La diossina è un agente molto tossico che ha inoltre effetti neurotossici importanti ed è un distruttore endocrino“. Lo spiega all’agenzia Dire il presidente della Società italiana di medicina ambientale, Alessandro Miani.
Le parole del numero uno della Sima arrivano a pochi giorni dall’incendio dello scorso 29 luglio che ha coinvolto l’impianto di stoccaggio e recupero di rifiuti non pericolosi a Ciampino, alle porte di Roma. Un rogo che ha provocato la presenza nell’aria interessata dalle fiamme di diossine e altre sostanze inquinanti.
“Fortunatamente- precisa Miani- la diossina è una molecola chimicamente pesante, che tende a ricadere al suolo in tempi relativamente brevi in assenza di venti. Laddove, invece, ci siano venti, la nube tossica può muoversi anche per un certo numero di chilometri e quindi la ricaduta a terra delle diossine deve essere monitorata”.

MIANI: “MANTENERE CHIUSE LE FINESTRE DI CASE E UFFICI”

Una situazione che non fa certamente dormire sonni tranquilli ai residenti e agli abitanti delle zone interessate dall’incendio, quella nei pressi delle frazioni di Cava dei Selci e Santa Maria delle Mole. A tal proposito, il presidente della Sima invita a “mantenere le finestre chiuse, evitare di utilizzare impianti di ventilazione meccanizzata che possano portare aria esterna potenzialmente contaminata all’interno delle case e dei luoghi di lavoro”.

“BERE MOLTA ACQUA, DIOSSINA NON È IDROSOLUBILE”

Ma cosa fare qualora si ritenga di avere respirato aria contaminata? “Una prima soluzione- risponde Miani- è quella di bere molta acqua, perché la diossina non è idrosolubile e quindi si facilita lo smaltimento corporeo proprio nelle primissime fasi”.
Il problema maggiore deriva, però, dalla ricaduta a terra della diossina, perché si tratta di un inquinante persistente. “Bisogna evitare di consumare alimenti prodotti nei terreni interessati dalla contaminazione– continua- e mi riferisco a frutta, verdura, carni e, ovviamente, uova e derivati del latte eventualmente prodotto da animali erbivori in quelle aree. La diossina è liposolubile e quindi tende ad accumularsi nell’organismo di animali e dell’uomo nel tempo e all’interno dei tessuti grassi”.


L’EMIVITA DELLA DIOSSINA NELL’UOMO

L’emivita della diossina nell’uomo va dai 7 agli 11 anni. “Ecco perché- rende noto Alessandro Miani- è importante un monitoraggio serio, costante e periodico da parte dell’Arpa e delle Asl, enti preposti ai campionamenti di aria, acqua e suolo per verificare la presenza e la concentrazione di diossina e per fornire alla popolazione le relative indicazioni per la tutela della salute pubblica”.

Non solo diossina: nell’aria interessata dall’incendio figura anche il benzopirene, altra sostanza cancerogena. “La diossina- chiarisce il presidente della Sima- è uno degli inquinanti più tossici che esistano. Nei siti dei roghi si liberano moltissime sostanze tossiche, al di là delle polveri inquinanti a livello atmosferico. Dove ci sono combustioni di materiali plastici, di biomassa legnosa, si liberano numerosi inquinanti, tra cui gli idrocarburi policiclici aromatici, che la Iarc classifica come ‘potenzialmente cancerogeni’, quindi in classe 2. Il benzopirene, invece, è una sostanza tossica e classificata dalla Iarc come cancerogena certa“.

I ROGHI E I RISCHI PER LA SALUTE

La frequenza e il numero dei roghi che si susseguono, piccoli o grandi che siano, cominciano a mettere in serio rischio la salute della popolazione residente, oltre al degrado dell’abbandono dei rifiuti all’interno dei cassonetti della città, che sta portando rischi di salute legati alla presenza di innumerevoli animali come topi, cinghiali, gabbiani e insetti di varia natura, attratti soprattutto nei mesi estivi dalla più rapida macerazione dei rifiuti stessi. “Senza dimenticare- dichiara Miani- il tema legato all’inquinamento odorigeno all’interno della città, che ha impatti negativi per la salute, oltre che per il decoro urbano”.

“BENE IL TERMOVALORIZZATORE MA CONSIDERARE ALTRE TECNOLOGIE OGGI DISPONIBILI”

Secondo il presidente della Sima la soluzione al problema rifiuti e incendi esiste. “Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di Roma città e città metropolitana, oltre a migliorare i servizi dell’Ama legati alla raccolta dei rifiuti e tendere verso una migliore differenziazione degli stessi e ad avere una maggiore attenzione e sorveglianza di quelli che sono i punti di stoccaggio, proprio per evitare incidenti come quello di Ciampino di pochi giorni fa e di Malagrotta lo scorso anno, sarà sicuramente necessario intervenire con un sistema di smaltimento definitivo”.

“Il termovalorizzatore– afferma inoltre- può essere una delle soluzioni, ma non si possono escludere altre tecnologie oggi disponibili e che sono in grado di trasformare la maggior parte dei rifiuti, soprattutto quelli di origine biologica, ovvero l’umido, in sottoprodotti che possono rientrare in una economia circolare per produrre diversi oggetti utili anche all’arredo urbano”.
“Noi- conclude Miani- suggeriamo uno scouting su base scientifica ‘evidence based’ delle migliori innovazioni e tecnologie a livello mondiale, da affidare a scienziati o a società scientifiche che siano in grado di suggerire quali sono oggi le migliori soluzioni con il migliore impatto ambientale per risolvere definitivamente la situazione rifiuti su Roma e città metropolitana”.

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