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VIDEO | Colao (Università Federico II): “A Napoli primo festival dedicato alla salute delle donne”

"Auspico anche nel nostro Paese un 'woman's hospital' sul modello anglosassone"
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ROMA –  È in corso a Napoli il primo Festival della salute e del benessere femminile. L’agenzia di stampa Dire per saperne di più ha interpellato la professoressa Annamaria Colao, Chairholder Cattedra Unesco presso l’Università Federico II di Napoli e ideatrice e realizzatrice dell’iniziativa ‘Il Festival della salute e del benessere Femminile’ ed endocrinologa.

Come è nata l’idea di questo Festival che è partito ieri e quali sono gli obiettivi?

“Ho ricevuto questo incarico presso la Cattedra Unesco due anni fa con l’impegno di educare la popolazione alla salute e allo sviluppo sostenibile. Tre le parole chiave che mi sono state indicate: nutrizione, ambiente e adolescenza. Il mio impegno è fare educazione su queste tre aree così enormi. Mi è sembrato giusto che il primo punto più importante su cui lavorare fosse la salute delle donne. Siamo nell’epoca della medicina di precisione, mentre la medicina di genere continua ad essere ignorata da molto tempo. C’è bisogno di più cultura in questo senso. La donna dico sempre non è ‘un diversamente uomo’ è un altro individuo che possiede dal punto di vista biologico sia un’espressione clinica che una diagnosi diversa. Inoltre a livello sociale la donna si occupa a 360 gradi di accudire: i figli, i genitori, il marito ma a volte sulle sue spalle ci sono interi ‘condomini’. Se quindi si rende più consapevole questa figura chiave probabilmente possono essere risolti i problemi di un intero nucleo familiare. Da qui l’idea di questo Festival che è aperto a tutte le donne, molte di loro si sono recate per le prime visite accompagnate anche dalle loro bambine. L’iniziativa si chiuderà domani mattina. E credo che dopo il bilancio di questa prima edizione ci metteremo a lavoro per organizzare la prossima”.

Lei ha anticipato già diversi temi che richiedono un approfondimento. Abbiamo detto che le donne spesso sono soprattutto mogli, madri, caregiver e per questo dimenticano di fare prevenzione e prendersi cura del proprio stato di salute. Questa iniziativa nasce con lo scopo di riappropriarsi di tutto questo. Cosa altro va fatto per far capire alle donne che è fondamentale curarsi?

“La pandemia ha rivoluzionato l’approccio alla medicina. Ad esempio le visite di prevenzione, gli screening sono stati fermi per un anno. Il report elaborato dell’associazione nazionale degli infermieri del mese scorso ha dimostrato che il 56% delle donne ha rinunciato a fare le visite di screening durante tutto l’anno del lockdown. Questo significa che noi avremo in attesa, quasi 25mila nuove diagnosi di cancro della mammella già in fase avanzata. Ecco perché è importante fare queste manifestazioni di prevenzione ed educazione alla salute. In Italia non abbiamo i ‘woman’s hospital’ come è da tradizione anglosassone. Non abbiamo cioè nel nostro Paese degli ospedali a misura di donna. Io guarderei invece a questo modello perché i percorsi che vanno pensati per una donna non possono essere identici a quelli dedicati all’uomo. Dovendo riorganizzare la sanità auspicherei che in ogni regione o in macro area ci fosse un ospedale a misura di donna”.

Si sente sempre più spesso parlare di medicina personalizzata ma la Cenerentola è proprio la medicina di genere. Se potesse fare un appello alle Istituzioni cosa direbbe?

“Direi di ascoltare i tecnici, di chi si occupa di medicina, di prevenzione, di ricerca e scienza. Abbiamo bisogno anche di idee innovative e di percorsi che non siano già noti. E questa che noi abbiamo organizzato è probabilmente un’iniziativa diversa perché porta gli ospedali fuori nella comunità, porta il medico dal paziente e si prefigge lo scopo anche di annullare le liste d’attesa, sale d’attesa, percorsi farraginosi e lunghi. La donna nel corso di questo Festival arriva si mette in fila e capisce quale percorso è più indicato per lei”.

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