VIDEO | A Bologna al via lo sportello antiviolenza per donne con disabilità

CHIAMA chiAMA aperto il 28 aprile grazie alla collaborazione tra le associazioni MondoDonna Onlus e Aias Bologna Onlus
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ROMA – Una presa in carico che parta dalle specificità per garantire a tutte una pari opportunità. È la filosofia alla base dello sportello antiviolenza per donne con disabilità CHIAMA chiAMA aperto il 28 aprile a Bologna grazie alla collaborazione tra le associazioni MondoDonna Onlus, attiva da 25 anni nell’accoglienza e nel sostegno di donne sole, con figli, straniere e non, e Aias Bologna Onlus, nata più di 50 anni fa con i familiari di persone con disabilità per offrire servizi che garantiscano il rispetto della loro dignità e dei loro diritti e per sostenerle nella gestione della loro vita quotidiana.

I CONTATTI E GLI ORARI

Aperto ogni martedì dalle 14,30 alle 18,30 nella sede di Aias Bologna a piazza della Pace 4/A e raggiungibile al numero 3371201876 o via mail all’indirizzo chiamachiama@mondodonna-onlus.it.

Lo sportello nasce dall’esperienza maturata da MondoDonna Onlus nei centri antiviolenza “che gestiamo da sette anni sia su Bologna che sulla città metropolitana, ma anche a Cattolica e Riccione”, spiega all’agenzia di stampa Dire la presidente dell’associazione, Loretta Michelini, che sottolinea l’importanza “dell’approccio di prossimità”, perchè, per una donna che subisce violenza, “avere uno strumento vicino, facile da raggiungere fa la differenza. Quando ci siamo poste il problema di come fare per avvicinare anche le donne con disabilità che subiscono violenza abbiamo cercato di capire con chi collaborare ed è stato naturale che ci sia venuto in mente Aias”, con cui è partita la collaborazione grazie a una linea di finanziamento dell’8 mille della Chiesa Valdese.

“Si tratta di un piccolo finanziamento di 12mila euro che ci permetterà di partire con una sperimentazione che durerà fino a dicembre 2020- spiega alla Dire Giovanna Casciola, coordinatrice del progetto e dell’area antiviolenza e differenze di genere di MondoDonna- Abbiamo già presentato, per la nuova annualità di progettazione sullo stesso bando, l’ampliamento e il consolidamento dello sportello”.

La proposta è stata accolta con entusiasmo da Aias Bologna, “che da moltissimi anni si occupa del tema delle donne con disabilità e della doppia discriminazione che subiscono e devono affrontare quotidianamente”, racconta alla Dire Valentina Fiordelmondo, referente di CHIAMA chiAMA e dell’Ufficio progetti di Aias Bologna. Quella “vulnerabilità multipla– chiarisce Maria Cristina Pesci, psicoterapeuta e referente Aias del progetto assieme a Fiordelmondo- che è solo un aspetto della complessità dell’esperienza delle donne con disabilità”, il cui problema principale, spesso, è “essere riconosciute all’interno di un’identità precisa che venga evidenziata nonostante la disabilità. Come persone e, nello specifico, come donne”.
Nel rendere visibile l’invisibile un grande ruolo ce l’ha il “poter avere parola”, continua Pesci, il sentire “un’appartenenza comune non solo ad un’identità di genere, ma anche a specifici bisogni”, per non creare “una segregazione nella segregazione, ma conoscerci e aiutarci insieme”. Il tema, quindi, “non è fare qualcosa che ghettizza- precisa Michelini- ma qualcosa che unisce e dia dignità a tutte le donne”. Non “considerare la donna disabile che subisce violenza un soggetto a parte, ma garantirle una pari opportunità”.

Per questo, la metodologia di intervento non si avvale “di un modello specifico”, ma guarda piuttosto alle “competenze che si devono integrare”, sottolinea Casciola. E l’idea di base è sempre la stessa: la donna al centro, “soggetto di diritto, alla quale noi riconosciamo la capacità di decidere per sè”, da sostenere nell’individuazione delle priorità utili a “progettare insieme un percorso” di “autodeterminazione”, che tenga conto delle specificità in un approccio olistico.

“È come se fossimo un’orchestra che sostiene il soggetto”, sottolinea Casciola. Un’orchestra composta dall’equipe multidisciplinare dei centri antiviolenza (operatrice, psicologa, antropologa, mediatrice, infermiera, avvocata se necessario) più un’operatrice di Aias, che accompagnerà la donna nei colloqui, proponendole un percorso adeguato ai suoi bisogni. “Flessibilità e multidisciplinarità- osserva Fiordelmondo- sono le nostre caratteristiche”.
Ma quali sono i dati relativi alla violenza subita dalle donne con disabilità? “Nel 2015 l’Istat evidenziava come circa il 36% abbia subito violenze fisiche e sessuali– ricorda Fiordelmondo- Il rischio di subire stupri o tentati stupri è più che doppio per le donne con limitazioni gravi (il 10% contro il 4,7%); la violenza psicologica da parte del partner attuale o passato presenta valori molto alti tra le donne con limitazioni funzionali. Il rischio aumenta anche in caso di stalking- aggiunge- più del 21% delle donne con limitazioni gravi ha subito comportamenti persecutori da parte del partner”.

Dati “abbastanza limitativi, che vanno integrati con quelli raccolti dalla Fish nel 2019- sostiene la referente Aias del progetto- perché ci sono diversi tipi di violenza che può subire una donna con disabilità, come l’eccesso di cura o l’abuso finanziario. E sono idealmente molto più alti e molto più gravi”.

Una cosa è certa: “Più una donna con disabilità è dipendente dall’aiuto di qualcun altro- riprende Pesci- più in quell’ambito si può esplicitare una condizione di sopraffazione, di non riconoscimento, di non scelta” e, quindi, “di violenza, anche da parte di familiari non di genere maschile”. La specificità dell’intervento di accompagnamento sta soprattutto nel realizzare una “mediazione rispetto al fatto che alcune possono avere difficoltà a raccontare di sé”, spesso perché “non hanno la capacità di riconoscere che ciò che vivono ha a che fare con una violenza, un abuso, un maltrattamento”. Una situazione tipica di chi, magari, ha una disabilità cognitiva. La parola chiave, quindi, è ‘riconoscere’, che per le persone con disabilità significa anche “capire cosa si può desiderare per sé, per la propria vita, per le proprie relazioni, nonostante la disabilità- insiste la psicoterapeuta- che di per sé non ha nulla a che fare con un’esclusione a priori”.

Una delle azioni del progetto prevederà “il coinvolgimento di altre associazioni che si occupano di disabilità”, fa sapere Casciola, che ricorda come per il momento, a causa dell’emergenza Covid-19, “i colloqui si terranno via telefono, Skype, con videochiamate WhatsApp e, solo in casi di urgenza, in presenza, con tutte le precauzioni del caso“. Contingenza, l’emergenza coronvairus, che rende “ancora più significativa l’apertura di questo sportello”, osserva Fiordelmondo, specie alla luce delle difficoltà che in questo momento le persone con disabilità stanno vivendo. “Spesso- fa notare Pesci- sono inserite alla fine degli elenchi delle persone degne di vivere, molto spesso vengono considerate, assieme agli anziani, le meno degne di essere rianimate. Un’ulteriore violenza che stiamo vivendo“.

Nel primo giorno di apertura, “abbiamo ricevuto una richiesta di aiuto da parte di una donna che chiamava da Roma- fa sapere Casciola- La abbiamo indirizzata al centro antiviolenza più vicino”. Da Roma a Bologna, una distanza notevole che dà l’idea del vuoto che questo sportello va a colmare, anche se, “per fortuna- conclude Fiordelmondo- c’è sempre più sensibilità su questa tematica. Anche nelle stesse donne con disabilità che riescono ad accettare la loro condizione e sono consapevoli del loro diritto di poter accedere a un servizio dedicato”.

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2 Maggio 2020
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