A Napoli tribunale deserto per l’allarme coronavirus

Nessuna sospensione delle attività a Napoli. A Torre Annunziata invece domani tribunale chiuso per consentire la sanificazione dei luoghi
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NAPOLI – “Stamattina ero in fila per gli ascensori, dove normalmente per raggiungere il 22esimo piano c’è una fila notevole, e non c’era quasi nessuno. Un collega che era lì in attesa mi ha stoppata con la mano e mi ha invitato a prendere l’ascensore successivo perché voleva salire da solo e non voleva condividere lo spazio con alte persone”. Lo racconta alla Dire Rossella Pollioso, avvocata del foro di Torre Annunziata, che stamattina era al tribunale di Napoli che sta vivendo giornate particolari dopo che un avvocato e alcuni colleghi dello stesso studio sono risultati positivi al coronavirus Covid-19.

A Torre Annunziata – specifica – “il consiglio dell’ordine degli avvocati si è mobilitato e ha ottenuto un provvedimento del presidente: domani saranno chiuse tutte le attività per consentire la sanificazione dei luoghi. Non si celebreranno né i giudizi direttissimi né i processi con detenuti”.

Situazione diversa a Napoli dove Pollioso oggi aveva un’udienza regolarmente celebrata. “Non c’è stato – sottolinea – alcun provvedimento di sospensione delle attività. Il tribunale però, rispetto al solito, era deserto, mancava l’utenza.

Nel corso dell’udienza non c’è stata alcuna particolare precauzione, semplicemente il magistrato teneva la finestra aperta nella sua stanza per consentire il passaggio dell’aria. L’ufficio esecuzioni, dove gli ufficiali giudiziari indossavano i guanti sterili, era deserto: normalmente si fanno file abbastanza lunghe, oggi non ho dovuto attendere. Di sapone o disinfettante nei bagni neanche l’ombra”.

Negli uffici al Centro direzionale monta, intanto, la protesta dell’ordine degli avvocati del foro napoletano. Come appreso dalla Dire, in più punti è stato affisso, a firma del presidente Antonio Tafuri, un cartello con cui si sottolinea la “mancanza delle attestazioni dell’avvenuta disinfezione” del palazzo di Giustizia. E per questo si ritiene “che manchino le condizioni per la praticabilità degli ambienti e la celebrazione delle udienze”.

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