VIDEO | Mascherina e distanze aggravano le difficoltà di chi ha problemi all’udito

Mauro Menzietti, presidente dell’Associazione nazionale Audioprotesisti, racconta i problemi legati all'ipoacusia, che in Italia colpisce 8 milioni di persone
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ROMA – Gli esperti la definiscono ‘un’emergenza nell’emergenza’. L’obbligo di utilizzo della mascherina, abbinato al distanziamento sociale, aumenta le difficoltà di comunicazione per chi è affetto da ipoacusia, un disturbo uditivo che limita fortemente la qualità di vita degli anziani ma in alcuni casi anche dei più giovani.

Oggi in Italia circa 8 milioni persone soffrono di una perdita parziale del senso dell’udito, ma oltre la metà non si è mai sottoposta ad un controllo. Suoni che appaiono ovattati, difficoltà a seguire discorsi in presenza di rumori di sottofondo o quando a parlare sono più persone: sono le prime ‘spie’ alla base di questa condizione, che può essere associata a problemi di equilibrio, vertigini, acufene e sensazione di pressione nell’orecchio colpito. A volte si tratta di un problema congenito, in altri casi ancora può essere associato all’assunzione di alcuni farmaci o a traumi. “L’abbassamento dell’udito è un problema molto più ampio di quanto si pensi- spiega all’agenzia Dire Mauro Menzietti, presidente dell’Associazione nazionale Audioprotesisti (ANA) e rappresentante italiano del World Hearing Forum dell’Organizzazione mondiale della Sanità-. In Italia ci sono circa 8 milioni di persone che soffrono di ipoacusia, disturbo uditivo che porta a non capire bene le conversazioni e a non partecipare attivamente ai contesti professionali, affettivi e scolastici. Questo problema impatta con tutte le fasce d’età ed è facile capire quanto sia importante il danno dal punto di vista sociale: un bambino che non sente bene difficilmente potrà seguire un percorso di inserimento sociale; un lavoratore è meno competitivo; un adulto è meno efficiente; un anziano è meno autosufficiente. Per questo il problema è veramente grave”.

L’ipoacusia, cioè il ‘sentire meno’, colpisce tutti con l’avanzare dell’età. Ma, secondo un’indagine del Censis, alcuni disturbi dell’udito sembrano essere diffusi tra tutta la popolazione: al 54,7% degli italiani capita di chiedere alle persone di ripetere ciò che hanno appena detto, il 45,5% ha difficoltà a percepire le voci sussurrate, per il 26,9% è difficile ascoltare i programmi alla tv o alla radio. Che impatto ha questo sugli aspetti relazionali, tra famiglia, lavoro e scuola?

“Questi dati sono i classici campanelli di allarme a cui dobbiamo prestare grande attenzione, perché molto spesso non è la persona che ha il problema di udito a manifestare il proprio imbarazzo o disagio, ma sono i familiari, gli amici o i conoscenti che notano nel proprio caro o nell’amico queste difficoltà di relazionarsi e interagire, perché magari il volume della televisione è troppo alto o è necessario il dover ripetere le cose”. Il problema è sempre risolvibile con una presa di coscienza e di consapevolezza che inizia con un semplice controllo dell’udito, che si fa in tutti i centri acustici, in ospedale o dall’otorino. Il controllo dell’udito è un semplice esame durante il quale bisogna rispondere a delle domande ascoltando dei suoni in una cuffia; dura cinque minuti e molto spesso è anche gratuito perché nel nostro Paese si organizzano tante giornate di sensibilizzazione. Degli 8 milioni di persone che hanno un problema di udito più della metà non ha mai fatto un controllo, ecco perché è importantissimo attivare un percorso di consapevolezza. E lo dobbiamo fare a tutte le età, sensibilizzando i giovani ma anche i nostri anziani, che devono mantenere funzionante il loro udito per una vecchiaia in piena efficienza”.

Ipoacusia e Covid-19. Gli esperti la definiscono ‘un’emergenza nell’emergenza’, ma in che modo l’obbligo di utilizzo della mascherina e il distanziamento sociale aumentano le difficoltà per questa tipologia di pazienti?

“La mascherina elimina completamente la comunicazione con il labiale e l’espressività del viso; mentre la distanza, ovviamente da un punto di vista fisico, esprime la difficoltà di un suono di arrivare ancora più lontano. È lo scenario che stiamo vivendo a causa dell’emergenza sanitaria. Lo stesso premier Conte ha ritenuto essenziale l’attività a supporto dei deboli di udito, ciò significa che si tratta di numeri importanti. Durante questa pandemia sostanzialmente siamo rimasti in contatto solamente attraverso l’udito; sembra banale, ma ci voleva il Covid-19 per rivendicare un ruolo così importante della comunicazione attraverso l’udito. Il problema troppo spesso è sottovalutato, se ne parla poco, invece è necessario rivendicarne un’importanza strategica nella comunicazione. Durante il lockdown gli studenti hanno dovuto comunicare a distanza per frequentare la scuola e rimanere in contatto sia con i loro amici sia con l’attività di apprendimento; i lavoratori sono stati costretti a utilizzare il computer e i nostri anziani sono rimasti aggrappati ai loro affetti esclusivamente tramite voci riprodotte a distanza. Questo è stato un segnale significativo che non va trascurato”.

Apriamo una breve parentesi di ‘colore’: le è mai capitato di vedere persone che, non sentendo bene, finiscono per abbassarsi la mascherina?

“Certamente! In fondo si cerca di comunicare in tutti modi e a volte la difficoltà nel farlo sfocia nella massima espressività. È una sorta di ‘scorciatoia’, d’altronde le mascherine hanno tolto un po’ di sonorità e di decibel. Ad ogni modo ne approfitto per lanciare un messaggio: la mascherina non va mai abbassata e chi ha un problema di udito, piuttosto, deve risolverlo sottoponendosi ad un semplice controllo. Non bisogna aspettare, perché non è accettabile, soprattutto in un momento come questo, vivere con un disturbo del genere”.

Parliamo dei più giovani colpiti da questo disturbo. Per molti studenti, costretti alla didattica a distanza, non si è trattato e non si tratta purtroppo ancora di un periodo semplice…

“I giovani hanno dovuto supplire con la moderna tecnologia. Un grido di allarme su questo è stato lanciato dall’Oms: oltre 1 miliardo di giovani sono esposti a rumori forti attraverso cuffie e dispositivi tecnologici. Una volta erano le discoteche, adesso sono i nostri telefonini ad auto-infliggerci questo tipo di tartassamento dell’udito. Ed è per questo che l’Organizzazione mondiale della Sanità vede una nuova generazione di ‘tecno-acusici’, cioè di persone che, proprio attraverso la tecnologia, si stanno procurando un danno all’udito. Uso un termine forte e dico che saranno i ‘sordi’ di domani, ovviamente non sarà così, ma questi giovani sicuramente avranno difficoltà di relazione causate da uno scarso udito. Per cui è fondamentale la prevenzione e far capire ai nostri giovani che, così come è importante lavare i denti, allo stesso modo lo è abbassare il volume del proprio smartphone oppure delle cuffie”.

‘Non trascurare l’udito a causa del Covid’ è il nome della campagna sociale promossa dall’Associazione nazionale Audioprotesisti. Qual è il suo obiettivo?

“L’obiettivo è dare sempre più ‘dignità’ al nostro comparto: in Italia ci sono oltre 4mila audioprotesisti e siamo considerati un po’ come gli ‘infermieri dell’udito’. D’altronde siamo figure sanitarie, laureate ed iscritte ad un ordine. Il presidente Conte ci ha voluti operativi durante il primo lockdown e naturalmente anche adesso; ci ha considerato essenziali proprio perché dobbiamo supportare tutte le persone che hanno problemi di udito e non possiamo lasciarle ‘a piedi’. Ecco perché rivendichiamo con forza il nostro valore: siamo stati sul ‘fronte’ anche noi, certamente in maniera diversa perché non eravamo in pronto soccorso, però siamo sempre stati a disposizione, abbiamo raggiunto a domicilio i deboli di udito e sempre gratuitamente, offrendo loro solo assistenza. Le nostre campagne di comunicazione, allora, hanno anche l’obiettivo di rinforzare il concetto che il problema di avere uno scarso udito non va trascurato. D’altronde oggi esistono tanti strumenti, tecnologie e professionalità per risolverlo correttamente’.

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