Investire in Iran tra imprese e futuro: voci dalla conferenza Unicusano

ROMA – Con una popolazione di oltre 80 milioni di abitanti, un Pil che supera il 3% e una posizione geografica che lo colloca nel centro dell’Asia, garantendo accesso a un mercato da 600 milioni di persone, l’Iran costituisce uno dei Paesi più interessanti in cui investire in questo momento. E’ quanto emerso dalla tavola rotonda ‘Opportunità e criticità nelle relazioni commerciali Italia-Iran’, che si è tenuta oggi a Roma presso l’Università Niccolò Cusano: un momento per esplorare i potenziali interessi delle aziende italiane, in un momento delicato nelle relazioni con Teheran.

La decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Accordo sul nucleare e di imporre in futuro nuove sanzioni economiche pone l’Unione europea in una posizione “scivolosa”, avverte Fabio Musso vice rettore per il Trasferimento tecnologico dell’Università di Urbino: “Se continuiamo a intessere rapporti economici con l’Iran, potremmo mettere a rischio quelli con Washington sul piano politico”. Ma i legami commerciali e di amicizia restano tuttavia una realtà, come conferma Simone Petroni, consigliere di legazione presso la direzione generale per gli Affari politici e di sicurezza del ministero degli Affari esteri. Petroni sottolinea che “gli scambi tra i due Paesi nel 2017 hanno raggiunto i 5,1 miliardi di euro, e questo significa che l’Italia rappresenta il terzo partner europeo dell’Iran”. Quindi Petroni ribadisce la determinazione del governo “a implementare le clausole dell’accordo, in linea con Bruxelles. D’altronde molte imprese italiane hanno già siglato dei contratti, in vari ambiti”.

Al momento l’Iran guarda con interesse alla produzione italiana di macchinari industriali, di apparecchiature tecnologiche, elettromedicali e per la diagnostica, nonché del settore farmaceutico. Lo spiega Augusto Di Giacinto, responsabile ufficio Ita-Ice Teheran, il quale pone l’accento sul comparto delle rinnovabili, un settore ancora “giovane” nel Paese asiatico, e che nel 2018 ha attirato già otto milioni di euro di investimenti privati. “Per metà giugno – prosegue Di Giacinto – è previsto un incontro tra funzionari della Satba, l’agenzia per lo sviluppo delle rinnovabili del ministero dell’Energia iraniano, ed esponenti di imprese italiane per discutere di nuove forme di collaborazione, in particolare sullo scambio di personale e competenze”.

Quanto all’Iran, oltre ai ricchi giacimenti di petrolio e gas naturale, presenta una notevole varietà di riserve minerarie e di metalli: ben 67 tipi, tra cui zinco – di cui è il primo produttore mondiale – sale, argento, oro, carbone, alluminio. Gran parte di questo potenziale estrattivo resta ancora inesplorato. A favorire l’ingresso degli investimenti privati, le riforme che Teheran sta implementando, tra cui misure per la stabilizzazione dell’economia, ma soprattutto la creazione di 7 “Free Zones” e 17 Zone economiche speciali per alleggerire la pressione fiscale e semplificare gli obblighi d’impresa. Importanti anche i miglioramenti registrati da quando l’Iran si è riaperto ai mercati mondiali. Come illustra Fabio Musso, il Pil nominale dopo una flessione tra il 2012 e il 2015, a partire dal 2016 è tornato a salire in modo costante, la disoccupazione è scesa dal 12% del 2012 al 10% del 2017, così come l’inflazione, passata dal 26% all’8,8% dello scorso anno.

L’Iran è una realtà che va studiata. Richiede competenze e un capitale umano in grado di far fronte alle sfide dell’economia, nel quadro di dinamiche in continua evoluzione”, osserva Mario Risso, preside della Facoltà di Economia di UniCusano, la quale lo scorso anno, “unitamente al master in Internazionalizzazione delle imprese in Iran e nei Paesi Mediorientali, ha promosso il progetto ‘Inserimento professionale dei giovani nelle relazioni commerciali Italia-Iran’, che ha ottenuto anche il cofinanziamento del ministero degli Esteri”. Un piano che, prosegue Risso, “punta a formare giovani manager che favoriscano lo sviluppo delle relazioni non solo sul piano economico, ma anche culturale e sociale, contribuendo positivamente ai rapporti tra queste importanti aree del mondo”.

FIROUZAN: INUTILI LE SANZIONI, L’UE LO HA CAPITO

“A causa delle sanzioni economiche sull’Iran, non abbiamo potuto acquistare i software piu’ diffusi per la creazione di e-book. Cosi’ la mia azienda ha dovuto svilupparne uno da zero: abbiamo investito l’equivalente di 230mila dollari, ma in quattro anni di vendite ne abbiamo poi guadagnati oltre 3 milioni. Questo per dire che le sanzioni americane all’economia erano inutili prima, e saranno inutili anche adesso, e che i nostri ingegneri non hanno nulla da invidiare a quelli statunitensi”. A parlare e’ Mehdi Firouzan, managing director di Book City, una societa’ editoriale con sede a Teheran, che dal 1995 promuove la pubblicazione e la distribuzione di libri di autori iraniani e internazionali.
Firouzan e’ intervenuto a Roma alla conferenza ‘Opportunita’ e criticita’ nelle relazioni commerciali Italia-Iran’, organizzata dall’Universita’ Niccolo’ Cusano. Secondo il manager, l’economia “e’ un fiume: non la puoi trattenere”. Lo dimostra, sottolinea Firouzan, il fatto che le restrizioni imposte all’economia dai Paesi occidentali non hanno impedito alle imprese iraniane “di commerciare coi Paesi di frontiera, in un’area dove vivono 600 milioni di persone, vale a dire il 10% della popolazione mondiale”.
Quanto alla posizione dell’Ue, che continua a onorare l’Accordo sul nucleare da cui il presidente Donald Trump ha deciso di uscire, Firouzan all’agenzia ‘Dire’ spiega: “L’Unione Europea ha dimostrato grande dignita’. La situazione e’ difficile, ma per fortuna ha assunto una posizione indipendente rispetto all’America, continuando a lavorare per trovare soluzioni alla sua implementazione. Anche ieri, dai ministri degli Esteri europei riunti a Strasburgo sono giunti segnali molto positivi: si rendono conto che se l’Accordo fallisce tutti i Paesi perderanno credibilita’ sul piano internazionale”. Quanto ai rapporti con Washington, secondo Firouzan, “l’Ue deve proteggere i propri interessi, negli ambiti in cui coopera con gli Stati Uniti. Tuttavia, questo non deve portare a escludere la Russia o la Cina, importanti su altri fronti”. In ogni caso, conclude il manager, “l’Ue deve restare unita, e uno dei fattori di coesione potrebbe essere rappresentato proprio dai rapporti con l’Iran”.

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30 Maggio 2018
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