Violenza donne, Vanna Iori: “Investire sulla formazione”

L’intervento in aula della senatrice Pd Vanna Iori, del Comitato DireDonne.

ROMA – Ogni nuovo episodio di cronaca di violenza sulle donne ci lascia muti e sgomenti. Ogni aggiornamento dei dati statistici impressionanti ci conferma che questo orrore di aggressività fisica, psicologica e sessuale è in aumento, che i maltrattamenti domestici, anche contro le donne in gravidanza, anche davanti ai figli terrorizzati, è diffusa e che la maggior parte dei femminicidi sono commessi da uomini che avevano un legame sentimentale con la vittima. Sentimentale! Ma di quali sentimenti stiamo parlando? E il primo nodo è proprio l’analfabetismo emotivo, l’incapacità di dare nome a ciò che si prova e di assumere la responsabilità dei comportamenti conseguenti. Inizia così l’intervento in aula della senatrice Pd Vanna Iori, del Comitato DireDonne. Certamente la prima emergenza è combattere i costi umani, sociali, ed anche economici della violenza sulle donne, far applicare le leggi, potenziare i centri antiviolenza, accompagnare le vittime verso percorsi di autostima e coraggio, ma l’azione più importante e duratura è la prevenzione. Partiamo allora da qui- continua la senatrice- da un grande investimento educativo, che coinvolga la scuola fin dall’infanzia, sull’uso delle parole, sui libri di testo, i giochi, lo sport, la scelta degli studi l’impegno sociale, per far crescere bambine e bambini nel rispetto delle differenze di genere e delle pari dignità. Perché crescere negli stereotipi sessisti discredita la stima nelle donne in quanto persone, penetra nelle relazioni familiari, nei rapporti di lavoro, nei percorsi di carriera.

GLI OBIETTIVI PRIORITARI

 Due in particolare sono gli obiettivi prioritari: l’educazione socio-affettiva e l’educazione alla corporeità. “Assumete la responsabilità di voi stesse”: questo la scuola dovrebbe insegnare alle ragazze per favorire lo sviluppo di un autentico ‘progetto di sè’, in un sistema patriarcale che le svaluta, le umilia, le ferisce. Dove la violenza verbale, l’hate speech nei social, apre la strada anche alla violenza sul corpo. Ed è arduo contrastare l’immaginario, specchio deformante alimentato dai media, che spinge ad esibire un corpo ridotto a oggetto, strumento di desiderio, possesso di qualcun altro. Il rischio è che le ragazze vengano espropriate di un vissuto del proprio “essere un corpo”.

Assumere la responsabilità del proprio corpo-persona significa insegnare alle ragazze che anch’esse possono essere forti (come Bebe Vio) e persino ‘esplorare lo spazio’ (come Samanta Cristoforetti). Educare alla dignità del corpo femminile fa quindi parte dell’educazione alla differenza nel cammino di crescita verso l’autenticità. Ma per arrivare a questo- spiega la senatrice- occorre che gli educatori, uomini e donne, siano convinti del valore femminile. E si tratta di un compito non facile, che parallelamente riguarda anche lo stereotipo maschile: i bambini possono imparare da educatori autorevoli che si può essere ugualmente ‘virili’ senza uniformarsi al modello tradizionale della forza fisica, della durezza e della competitività. E’ tempo d’insegnare anche ai ragazzi che per esempio la tenerezza può essere oggi una nuova virtù eroica. La conclusione politico-pedagogica è quindi un apparente paradosso: essere uguali per poter essere diversi. Il valore dell’uguaglianza resta irrinunciabile, perché senza pari dignità ogni differenza rimane opposizione-inferiorità-dipendenza. Educare alla reciprocità è dunque l’investimento da cui ripartire. Avviare nuovi comportamenti, valori e modalità di comunicazione dove l’incontro con l’alterità di genere si ponga come luogo del ‘noi’, in un rapporto autentico, libero da maschere e finzioni, con l’altro sesso, in cui sia possibile per le donne e gli uomini- conclude la senatrice nel suo intervento- parlarsi e ascoltarsi da un tu ad un altro tu, in una differenza dove la contrapposizione che caratterizza i rapporti tradizionali possa tradursi in uno scambio di rispettoso delle reciprocità.

Condividi l’articolo:

Guarda anche:

29 Nov 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»