Brasile, Roger Waters attacca Bolsonaro: "No al fascismo" - DIRE.it

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Brasile, Roger Waters attacca Bolsonaro: “No al fascismo”

ROMA – Non lo ha fermato neanche il rischio di finire in carcere. E neppure la certezza di perdere consensi tra quelli che fino a ieri erano suoi fan. Roger Waters è attualmente in Brasile con il suo ‘Us+Them’ tour, probabilmente l’ultimo in carriera, che dovrebbe chiudersi in Messico il 9 dicembre. Da sempre contro ogni tipo di fascismo, il bassista dei Pink Floyd soprattutto in questi ultimi anni ha scelto i suoi concerti per lanciare appelli contro quei politici ritenuti rappresentanti proprio di quella corrente politica al centro della sua lotta. In ogni tappa del suo tour non manca di prendersela con Donald Trump, questa volta nel mirino ha messo Jair Bolsonaro, il neo-eletto presidente del Brasile, candidato del Partido Social Liberal (Psl).

Tra San Paolo, Rio de Janeiro, dove è stato fischiato durante il suo monologo politico, e soprattutto nell’ultimo concerto di Curitiba, Waters ha lanciato gli ultimi appelli a “resistere al fascismo“, in vista delle elezioni di ieri. Proprio a Curitiba, infatti, Waters ha rischiato tantissimo. Secondo la legge locale, infatti, dopo le 22 del venerdì scorso che precede le elezioni è assolutamente vietato parlare di politica: si rischia il carcere.



Sul maxischermo che sovrasta il palco, infatti, alle 21’59 e 30″, dopo cinque canzoni appena, è apparso un messaggio in portoghese: “Abbiamo 30 secondi. Ci hanno detto che non possiamo parlare delle elezioni dopo le 10 di sera. Questa è la nostra ultima occasione per resistere al fascismo prima di domenica. Ele Nao”, ovvero ‘Non lui’ in portoghese. Subito dopo, alle 22 in punto, un altro messaggio che ha rimesso le cose a posto: “Sono le 10. Rispettiamo la legge”. Tutto a posto? Non proprio. Perché fuori dallo stadio dove si stava svolgendo il concerto, c’è stato chi ha voluto contestare a modo suo Waters, dando fuoco a magliette dei Pink Floyd. Domani Waters sarà a Porto Alegre, prima di salutare il Brasile: probabilmente avrà ancora tanto da dire su Bolsonaro e le elezioni.

29 ottobre 2018

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