Costume e Società

Tatuaggi, da moda e mappa ricordi ad arte per 7 milioni di italiani

ROMA -Il tatuaggio è sempre un’emozione. “Molte persone lo fanno per ricordare i momenti fondamentali della vita, in una sorta di mappa dei ricordi impressa sul corpo”, spiega Marco Manzo, noto tatuatore intervistato ad UnoMattina Estate. Sia moda o passione, di fatto dai dati dell’Istituto superiore di Sanità la mania del tatuaggio è cresciuta del 60% in Italia e riguarda il 13% della popolazione, con 7 milioni di tatuati. Le preferenze variano a seconda del genere. “Le donne chiedono lo stile ornamentale e il watercolor tattoo, che richiama le tonalità tipiche dell’acquarello. Gli uomini propendono per il 3d– conferma Manzo- un gioco di ombre, luci e prospettiva per realizzare oggetti che sembrano appoggiati sul corpo”. È un mondo in evoluzione: “Siamo riusciti a dire che il tatuaggio è arte contemporanea, tanto che sono in mostra nel Padiglione Guatemala della Biennale di architettura di Venezia”. In media il primo tatuaggio si fa a 25 anni e il maggior numero di tatuati è tra i 35 e 44 anni. “Il tatuaggio nasce per marcare un senso di appartenenza– sottolinea lo psicoterapeuta dell’età evolutiva, Federico Bianchi di Castelbianco– poi c’è anche la necessità di alcuni di ricordare le cose belle, quelle che possono essere mantenute nel tempo. Meglio non tatuare i nomi dell’amata o dell’amato perché possono non essere duraturi”, consiglia lo psicologo.

Altra cosa è, invece, il tatuaggio quale biglietto da visita. “Il problema è quando viene vissuto come un rito di iniziazione: ‘Sono diventato grande perché mi faccio un tatuaggio complesso su una pelle estremamente sensibile. La pelle- afferma Castelbianco- non è solo il luogo dove scrivere una storia, è molto più importante. Sulla pelle affiorano tutti i problemi dermatologici che emergono, ad esempio, quando siamo arrabbiati, dai foruncoli alle irritazioni. È il confine tra me e l’affetto, tra me e gli altri. Le coccole si fanno sulla pelle. I ragazzi con un tatuaggio- termina il terapeuta- spesso vogliono presentarsi in modo splendido, ma lanciano anche un messaggio di attenzione a ‘me e alla mia pelle'”. Se ci si pente del tatuaggio si può intervenire. “Esistono due metodi per toglierlo- conclude Valerio Cervelli, titolare dell’insegnamento di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata- il metodo chirurgico per asportare interamente la lesione e toglierla, e le nuove metodiche con laser: una luce che riconosce i colori. Si tratta di laser a picosecondi che hanno emanazioni del raggio di luce di diverse lunghezze d’onda a seconda del colore. Sono brevissime per non lesionare i tessuti circostanti”.

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28 giugno 2018
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