Tatuaggi e Covid, Manzo rassicura: “Nessuna reazione avversa dopo il vaccino”

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Intervista al maestro dello stile ornamentale (ha tatuato anche Asia Argento) e primo docente in Italia nei corsi professionali in materia di igiene sul lavoro e tecnica di tatuaggio
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ASIA ARGENTO MANZO TATUATORE
Asia Argento

ROMA – “Chi decide di tatuarsi non ha alcun rischio di reazione avversa tra gli inchiostri che utilizziamo e il vaccino anti covid. Non è mai successo e questo me lo confermano anche i miei colleghi con cui sono sempre in contatto. D’altronde io stesso ho realizzato i miei disegni sulle persone che avevano ricevuto almeno la prima dose del vaccino”. Lo tiene a precisare ai microfoni dell’agenzia Dire Marco Manzo, professione tatuatore, maestro del tribale e dell’ornamentale, primo docente in Italia nei corsi professionali in materia di igiene sul lavoro e tecnica di tatuaggio. Famoso in Italia e nel mondo, titolare del ‘Tribal tattoo studio’ di Roma, Manzo ha decorato, tra gli altri, il corpo dell’attrice e regista Asia Argento. Il tutto, garantendo ai suoi clienti standard elevatissimi di igiene e sicurezza, elementi fondamentali ma divenuti di primaria importanza da quando il coronavirus ha investito anche il mondo dei tatuaggi.

“La sicurezza è al primo posto. Una volta entrato nel nostro studio – spiega Manzo -al cliente viene misurata la temperatura e fatto firmare il consenso informato con indosso guanti forniti da noi. Curo molto l’igiene e la sicurezza anche dei materiali che utilizzo, gli stessi presenti nelle sale operatorie, quelli che danno corta vita ai batteri. Sono inoltre presenti sterilizzatori d’aria, filtrata al 96%, e autoclavi di ultima generazione per sterilizzare i ferri, dotate di comandi vocali che parlano e ti avvisano se c’è un problema o se è finito il ciclo di igienizzazione e di sterilizzazione. Non sono state poche le disdette che abbiamo ricevuto causa covid ma, ripeto, la sicurezza, nostra e del cliente, è per noi basilare“.

Lo studio capitolino garantisce dunque il rispetto di tutte le misure anti covid. “Ai miei clienti fornisco sempre la mascherina Ffp2 e la bustina per mettere i propri indumenti, igienizzo le loro scarpe e le mani. Faccio più di quello che richiedono le Linee guida per il covid della regione Lazio”.

Ora il settore può tra l’altro contare sulla legge n. 2 del 3 marzo 2021, che disciplina tutti gli aspetti legati alla pratica di tatuaggi e piercing. “Si tratta di una legge regionale che ci aiuta a lavorare in sicurezza – dichiara Manzo – perchè sono previste sanzioni economiche elevate per quanti non rispettano le regole ed il penale per quanti lavorano abusivamente”.
Lo studio di tatuaggi deve essere autorizzato, avere gli attestati professionali e la partita Iva. Manzo invita a diffidare degli abusivi e di chi non rispetta le norme. “Chi decide di farsi un tatuaggio -afferma -si rivolga solo ed esclusivamente ai professionisti del settore, che abbiano fatto i corsi professionali e che lavorano all’interno di luoghi autorizzati. Si tratta di una garanzia che si deve dare al cliente. Se ci si rivolge ai professionisti i rischi sono portati a zero, se invece ci si affida ai non professionisti i rischi possono essere molto alti. Ricordo che l’utente può inoltre chiedere quali materiali vengono utilizzati, l’attestato professionale e le autorizzazioni dello studio”.


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Se per il comico e attore francese Pascal Tourain, corpo interamente ricoperto da tatuaggi, ‘il tatuaggio è un’opera eterna su un supporto effimero’, per Marco Manzo “il tatuaggio significa conoscere profondamente il mio cliente, che si affida a me raccontandomi la sua storia personale. Noi tatuatori abbiamo la fortuna di vivere le storie delle altre persone per le quali spesso diventiamo veri e propri confessori”.

Tra le storie narrate e ricevute in dono come un tesoro da custodire gelosamente, in questo periodo non sono mancate quelle legate al covid. Quelle che alcuni medici e infermieri hanno deciso di farsi disegnare per sempre sulla propria pelle. “Ho avuto clienti che hanno perso cari, medici che hanno pianto colleghi, persone che mi hanno raccontato momenti tragici e che li hanno segnati per sempre. Per i medici non è stato certamente facile. All’inizio della pandemia, dopo la prima chiusura, ho tatuato molte persone che lavorano nel settore medico: l’ago faceva certamente meno paura che assistere malati covid all’interno di un reparto di rianimazione di un ospedale”.

A Marco Manzo viene alla mente in particolare un tatuaggio realizzato per un ragazzo andato a vivere, proprio per il covid, in una casa che apparteneva al nonno. Una casa isolata, all’interno di un bosco. Immerso nella natura, il ragazzo si è così riappropriato delle cose semplici. “Ha voluto incisa sulla pelle la scena del salotto della casa e di questo bosco, una scena di natura. Per lui -ha aggiunto -significava che tutti noi abbiamo davvero bisogno di poco per stare bene. Ricordo poi un medico che ha deciso di tatuarsi la data di un collega morto proprio per il covid”.

C’è un tatuaggio che avresti voluto disegnare, a simboleggiare la pandemia? “Sui corpi ovviamente non potevo lavorare – prosegue -nonostante alcune persone, che non posso che definire folli, volessero che andassi a casa loro o venire da me. E allora, avendo a disposizione del tempo, ne ho approfittato per dedicarmi alla scultura: ho realizzato una donna tatuata, non si capisce se sia viva o morta, se stia dormendo o meno, che per me rappresenta l’espressione di quel periodo di chiusura. Ho raffigurato un qualcosa che faceva riaffiorare proprio i sentimenti che provavo, quel contrasto tra la vita e la morte, in cui tutto si può perdere in un attimo”.


Manzo tiene infine e precisare. “Sono una persona fortunata, perchè oltre ad essere tatuatore sono dunque anche scultore. La scultura mi ha aiutato a eternare il corpo, mentre il mio stile con l’uomo andrebbe a morire perchè le nostre opere sono, purtroppo, mortali. Portandole sulla scultura diventano invece eterne“.

Stefano Benni, nel suo romanzo distopico ‘Baol‘ del 1990, scrive queste parole: “Sto qua e ascolto il pianista. Sono all’ultimo tavolo a sinistra in fondo…Mi riconoscerete subito: ho un tatuaggio a forma di fiocco di neve sulla mano…”.

Non sappiamo quale sarà il prossimo tatuaggio che realizzerà Marco Manzo ma siamo certi di riconoscerlo grazie al suo stile inconfondibile. Ci auguriamo però di poterlo presto vedere all’opera senza mascherina indosso, senza l’obbligo di gel e guanti, armato solo di macchinetta, aghi e colori.

CHI È MARCO MANZO

Marco Manzo  inizia a tatuare all’età di 15 anni in Toscana. Apre nel 1992 il primo studio di tatuaggi e piercing a Roma Nord, il Tribal Tattoo Studio in Via Cassia. È il primo docente in Italia nei Corsi Professionali in materia di igiene sul lavoro e tecnica di tatuaggio (come da richiesta Circolare del Ministero della Sanità del 1998) sin dalla loro istituzione, ed è stato docente nei primi corsi sperimentali europei nelle stesse materie. Partecipa negli ultimi anni a numerose convention del settore, nazionali e internazionali, nelle quali ha vinto più di 75 premi.

Tra i riconoscimenti quelli di Roma, dove è stato premiato in più categorie nel corso degli anni e quelli di Berlino, New York, Milano, Londra e Parigi. Manzo è considerato il precursore dello stile ‘ornamentale’, maestro del tribale e dello stile 3d ed esegue tutti gli stili del tatuaggio. I suoi tatuaggi sono entrati a vario titolo in alcuni dei più importanti Musei di Arte Contemporanea, tra i quali il MAXXI di Roma, il Macro-Museo d’Arte Contemporanea di Roma di Via Nizza e Testaccio, il Complesso del Vittoriano presso il quale ha esposto la sua produzione artista con la mostra personale ‘Marco Manzo’, oltre che al Moma ed alla Gagosian Gallery di New York . Ha inoltre partecipato a grandi mostre, tra le quali la 16esima Biennale di Venezia Architettura  e la 58esima Biennale d’Arte di Venezia, presso il Padiglione Nazionale del Guatemala. Nel 2015 a Roma, sulla passerella dell’Alta Moda, ha presentato le sue creazioni, vere e proprie costruzioni di raffinati pizzi lavorati con genialità e tecnica direttamente sulla pelle delle modelle invece che sul tessuto. Al Museo Maxxi è andata in scena una performance artistica che vede il tattoo entrare nel mondo dell’Haute Couture. Presenti tre abiti dell’archivio Gattinoni come simbolo di perfezione creativa e sartoriale, evoluzione della raffinatezza dell’Alta Moda che si trasferisce su 6 schiene, tatuate da Marco Manzo da reminiscenze barocche di foglie di acanto, da impalpabili retine di pizzo veneziano, da intrecci di fiori e cuori. Curatore della mostra “Tattoo forever” al Macro di Testaccio e di numerose mostre ed eventi volti a legittimare il tatuaggio come forma d’arte, ha inoltre curato i “Nuovi linguaggi dell’arte contemporanea nel XXI secolo” presso la Sala degli Atti Parlamentari Giovanni Spadolini del Senato, dove ha presentato una tavola rotonda, la sua intera produzione artistica ed il “Manifesto dello stile ornamentale” di cui è autore e teoreta.

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