L’economia di Ravenna tra vocazioni storiche e progetti all’orizzonte

ROMA – L’economia del mare – il cui perno è rappresentato dal porto, per il quale è in corso un ampio e importante progetto di ammodernamento – ma non solo. Sono numerosi gli asset attorno a cui ruota la vocazione imprenditoriale di Ravenna, dopo Roma il secondo capoluogo più grande d’Italia per estensione territoriale. Una vastità che l’ha aiutata a sviluppare una pluralità di specializzazioni in settori tra loro anche molto diversi, come ha sottolineato il sindaco del capoluogo romagnolo Michele de Pascale in questa conversazione realizzata nell’ambito delle attività dell’osservatorio sulle relazioni tra imprese e territori dell’Istituto per la Competitività (I-Com). Crescita cui la stessa amministrazione comunale sta cercando di dare un impulso diretto, nella convinzione che dalla costruzione di un franco rapporto di collaborazione tra istituzioni e aziende passi la creazione di benessere e occupazione a vantaggio in primis delle comunità localo.

“A Ravenna stiamo cercando di fare quella che un tempo si sarebbe chiamata politica industriale”, ha sottolineato de Pascale. Che poi ha aggiunto: “Per garantire sviluppo economico a un territorio occorre dare alle imprese risposte chiare e in tempi brevi. E poi serve un’attenta pianificazione per individuare con precisione difficoltà, esigenze e priorità. Ma non basta: gli investimenti bisogna andarseli a cercare, un po’ come hanno fatto i nostri nonni che sono riusciti a rendere questa terra una delle più ricche d’Italia. Bisogna avere un atteggiamento proattivo”.

Un sistema economico composito al centro del quale c’è il porto. “Dal punto di vista commerciale e industriale è uno dei principali d’Italia”, ha rivendicato il primo cittadino ravennate che ne ha evidenziato la peculiarità e l’importanza in termini di collegamento con le realtà produttive della Pianura Padana: “Ravenna è il porto di riferimento per l’attività cerealicola – si pensi a questo riguardo a Barilla – e per molte altre eccellenze dell’agroalimentare italiano: per fare alcuni esempi Amadori, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il prosciutto di Parma”. Ma i settori che si servono del porto sono numerosi, ha precisato de Pascale: “Innanzitutto la ceramica, su cui abbiamo una leadership riconosciuta, e i container, a proposito dei quali non abbiamo i numeri di Trieste ma siamo pur sempre una realtà importante. E, ancora, grandissime imprese non solo nazionali: Marcegaglia, con tutta l’attività legata all’acciaio, e Versalis che rappresenta la chimica dell’Eni”.

Un’infrastruttura destinata a diventare ancora più rilevante e strategica in virtù dei vari progetti in corso. Il primo dei quali – ha osservato de Pascale – è stato approvato dal Cipe nel febbraio di quest’anno: “E’ stato disposto l’approfondimento dei fondali del Canale Candiano fino al raggiungimento di 14 metri e 50. In questo modo Ravenna diventerà da questo punto di vista il principale porto dell’Adriatico dopo Trieste”. Inoltre, “saranno realizzati un nuovo terminal per i container e 200 ettari di aree logistiche portuali e retroportuali”. In questo senso – ha rilevato il sindaco del capoluogo romagnolo – l’obiettivo è fare di Ravenna “il principale hub logistico italiano: il problema dei porti del nostro Paese è la grande congestione degli spazi mentre da noi c’è la possibilità di nuovi insediamenti portuali e logistici”. Fondamentale in questo senso anche il collegamento con le ferrovie, come conferma il progetto con Rete Ferroviaria Italiana: “Realizzeremo due stazioni merci dentro il porto, sul modello di quanto avviene nel Nord Europa.

Già ora Ravenna è il secondo porto italiano per merci trasportate su ferro, oltre 7.000 treni che però cubano solo il 13% sul totale dei prodotti movimentati: una volta terminati i lavori, contiamo di arrivare al 30% del trasporto su ferro. Un importante passo in avanti per pensare di servire la Svizzera, il sud della Germania e l’Austria, che oggi invece sono prerogativa di Rotterdam”. Peraltro – ha ricordato de Pascale – Anas ha annunciato “un piano da 100 milioni per ammodernare la rete viaria nella zona”. Senza contare l’impatto che l’attività di formazione sta già avendo e avrà sempre di più in futuro sulle tematiche connesse all’economia del mare: “Il campus di Ravenna – che è parte integrante dell’Università di Bologna – si sta caratterizzando sempre di più come la sede preferita in cui studiare i trasporti, la logistica, i sistemi portuali e il diritto marittimo. Una vera e propria eccellenza da questo punto di vista”. Riconosciuta, pare di capire, anche in luoghi molto lontani dall’Italia, come conferma la recente decisione della China Merchants Industries Technology – una società di Hong Kong leader nel settore della costruzione e riparazione di navi e delle piattaforme off-shore –di fissare proprio a Ravenna la sua sede europea: “Quello che ha attirato i cinesi da noi sono stati i cervelli di venti o trenta giovani ingegneri del nostro territorio. E’ chiaro che abbiamo preso contatti perché il China Merchants Group è uno dei principali gruppi industriali del mondo ed è lecito pensare che a questo primo passo ne possano seguire altri”. Anche calcolando l’immane progetto della Nuova via della seta di cui Ravenna si candida a diventare l’approdo via mare in Europa insieme ai porti di Venezia e Trieste.

Tra gli asset industriali del capoluogo romagnolo non si può dimenticare, poi, il distretto energetico della città che ha il suo punto di forza principale nelle riserve custodite dall’Adriatico. “Noi partiamo dall’assunto che il gas naturale rappresenti il futuro e che sia necessario proseguire su questa strada per garantire sviluppo e lavoro al territorio”, ha affermato de Pascale, che poi ha aggiunto: “Ovviamente le attività off-shore devono essere svolte in modo assolutamente sostenibile così da essere pienamente rispettose del mare e dell’ambiente e da permetterci di continuare a puntare sul turismo. Ma è quello che stiamo facendo: a differenza di quanto sostiene qualche profeta del no, non esiste alcuna contrapposizione”. Mentre, nel frattempo, prosegue il processo di decomissioning e, quindi, di smantellamento delle piattaforme che vanno esaurendo i loro giacimenti: “E’ un obiettivo che ci vede fortemente impegnati”.

Altro settore rilevante è la chimica, la cui leadership è detenuta da Eni attraverso la controllata Versalis: “Sotto questo profilo non posso che raccontare una storia felice nel senso che quando mi sono insediato nel giugno del 2016 Eni aveva quasi chiuso l’accordo con il fondo americano Sk Capital per la cessione della chimica italiana. Dopo due anni le strategie del Cane a sei zampe sono invece radicalmente cambiate: oggi in valutazione nuovi investimenti per la realizzazione di gomme di nuova tecnologia”. Una produzione su cui Ravenna è storicamente specializzata, al fianco della quale però non mancano altri progetti all’insegna dell’innovazione: “Sempre con Eni e con altre aziende del territorio, in particolare con il gruppo Hera Ambiente, stiamo lavorando sulla filiera dell’economia circolare e quindi sulla rigenerazione e il recupero della materia”. Sugli pneumatici, sulla produzione di combustibili innovativi a partire dai rifiuti, sugli olii esausti e non solo: “Ad esempio Hera ha recentemente acquisito Aliplast, una società che lavora nel settore della plastica_ a tal proposito abbiamo già avviato i primi contatti per cercare di capire se ci possono essere sinergie sul ravennate. Noi riteniamo che nei prossimi 30 anni l’economia circolare sarà uno dei settori con la maggiore crescita e vogliamo fare della nostra città un grande hub in materia”. A conferma dell’importanza della pianificazione e dell’approccio proattivo con cui le istituzioni locali e i sindaci possono e devono guardare al mondo imprenditoriale, pur nella chiara differenza di funzioni e ruoli.

Una forza industriale – quella descritta dal sindaco de Pascale – che convive con la tradizionale storia di Ravenna in fatto di cultura: “Questa città che ho raccontato è la stessa che vanta otto monumenti patrimonio dell’Unesco, trentasei chilometri di spiagge, enormi aree naturalistiche e quasi tre milioni di presenze turistiche l’anno. Tutto ciò per dire che queste due anime possono coesistere”. Che, anzi, sarebbe bene che coesistessero pure a livello nazionale: “Siamo la seconda manifattura in Europa ma anche un Paese inimitabile per bellezze naturalistiche e patrimonio culturale. Su questi punti di forza dobbiamo provare a costruire l’Italia di domani”.

Intervista di Andrea Picardi (direttore della Comunicazione Istituto per la Competitività)

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26 Luglio 2018
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