Vetroresina e 3D, dopo 40 rinasce San Giovanni Battista - DIRE.it

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Vetroresina e 3D, dopo 40 rinasce San Giovanni Battista

ROMA – Torna a casa dopo 40 anni il San Giovanni Battista, scolpito nel 1517 da Girolamo Santacroce per adornare una nicchia dell’altare della cinquecentesca cappella Caracciolo di Vico nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, a Napoli. Trafugata nel 1977, la preziosa scultura è stata finalmente ritrovata a Bruxelles dai Carabinieri tutela patrimonio culturale e fa parte della mostra ‘Testimoni di civiltà. L’articolo 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della nazione’, inaugurata oggi nella Sala della Lupa di Montecitorio.

Difficilissimo ricostruire la storia e le peripezie subite dall’opera in marmo bianco di Carrara, di certo, però, l’intervento di cura eseguito dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr) è in grado di raccontare qualcosa di questi 40 anni che hanno visto il Giovanni Battista passare dalle mani di un ricettatore a quelle di un noto collezionista belga, che ha comprato il pezzo in tempi recenti e, a quanto pare, anche a un costo esiguo.

LA STORIA E I DANNI

Tant’è, dal meticoloso lavoro delle restauratrici Iscr Luciana Festa e Flavia Vischetti sono emersi i traumi a cui l’opera è stata sottoposta. Primo tra tutti un goffo e rischioso intervento di movimentazione, costato al San Giovanni il distacco della mano destra, la perdita delle dita del piede sinistro e svariate lacune lungo la veste. La statua, evidentemente, è stata spostata senza nessuna cura delle sue parti più sporgenti e delicate. Un’operazione avvenuta da non molto tempo, secondo l’esperta, visto che soprattutto sul retro il marmo riportava visibili macchie e abrasioni superficiali molto recenti.

In più, nonostante il marmo sia ancora in buono stato di conservazione, il confronto con la documentazione fotografica precedente al furto ha reso evidente agli esperti Iscr un drastico intervento di pulitura che ha opacizzato e inaridito le superfici della scultura. E se qualcosa si può ricostruire di questi anni lontano da casa, è una lunga permanenza all’aperto della scultura, dedotta dalle restauratrici dopo aver trovato accumuli di terra lungo gli incavi e le pieghe del panneggio e sulla base della scultura.

IL RESTAURO

Prima dell’intervento di restauro la superficie lapidea è stata osservata mediante videomicroscopio digitale (Dinolite), in modo da caratterizzare il materiale costitutivo e effettuare un primo riconoscimento della natura delle macchie e delle abrasioni superficiali. Dopo la rimozione dei depositi terrosi, l’equipe ha eseguito la pulitura della superficie. Un’operazione effettuata con grande delicatezza, spiegano gli esperti, per evitare ulteriore stress al marmo già energicamente pulito in passato, ma che allo stesso tempo ha permesso di rimuovere i depositi di sporco più aderenti e ha evidenziato le tracce di lavorazione originali, che sono state rilevate.

LA MANO TORNATA AL SUO POSTO

La mano distaccata, forse sottoposta a un trattamento di pulitura più leggero, aveva una patina di colore più caldo rispetto al braccio. La patinatura giallo-marrone della superficie è stata leggermente attenuata con il laser per permettere l’accordo cromatico con il braccio, che risultava molto più chiaro. Per l’assemblaggio della mano è stato invece necessario eseguire un imperniaggio di sicurezza. La superficie di frattura aveva però dimensioni molto ridotte e l’esecuzione dei fori per l’inserimento del perno, anche se di piccolo diametro, poteva mettere a rischio l’integrità del braccio.

L’Iscr ha perciò ritenuto opportuno realizzare un modello virtuale 3D da impiegare per la progettazione del vincolo e di due guide per la corretta foratura delle superfici. Le guide, ottenute con prototipi 3D tramite stampante, hanno permesso di realizzare con grande precisione i fori per l’alloggiamento di un perno in vetroresina del diametro di 3 millimetri, ancorato con resina epossidica, che garantisce la stabilità del frammento. Dopo la mostra, l’opera potrà di nuovo essere ammirata nella chiesa di Napoli, da dove è stata rubata 40 anni fa.

23 gennaio 2018
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