Ddl anticorruzione, slitta il provvedimento.. no, la seduta. Doppio voto e caos in aula

Il presidente della Camera Roberto Fico usa una parola al posto di un'altra. E così si vota due volte tra le polemiche

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ROMA – “Differire i lavori o differire il provvedimento?” Il dubbio serpeggia sulle parole che il presidente Roberto Fico ha pronunciato all’aula della Camera per invitarla a votare sullo slittamento del ddl anticorruzione. La votazione segreta accoglie la richiesta dei Cinque stelle per 79 voti di scarto.

Ma Emanuele Fiano del Pd, subito dopo, ricorda a Fico che lui ha letto all’aula una richiesta di slittamento non della seduta, cioè dei lavori, ma del solo disegno di legge. “Lei ha detto ‘differimento del provvedimento’. Quindi la seduta continua. E noi vogliamo intervenire sull’ordine dei lavori”, dice Fiano.

Fico sostiene che il differimento del provvedimento comporta la sospensione dell’aula fino alle 13. Delrio invita il presidente a rispettare il voto segreto, visto che non c’è vincolo di mandato per i deputati. Fico commenta: “Così lei fa un processo alle intenzioni”.

Interviene Crosetto, per dire che all’ordine del giorno ci sono ora modifiche al codice della strada. Fico non ci sta. Prende la parola per “mettere al voto la sospensione dei lavori fino alle 13“. Brusio nell’emiciclo. Dopo un intervento contrario del Pd, con Enrico Borghi, Fico mette ai voti la sospensione questa volta dei lavori, non del provvedimento.

E alla fine la seduta viene sospesa, ma si scatenano le polemiche. Per sospendere i lavori parlamentari si esprime una maggioranza di 81 voti, mentre dai banchi delle opposizioni si levano verso la presidenza grida di ‘vergogna, vergogna’. 

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21 Novembre 2018
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