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Dieselgate, Gentiloni a Berlino: “Decide l’Italia”, ma la Fiom lancia l’allarme


ROMA – “Noi decidiamo per quello che ci riguarda e siamo convinti che i tedeschi facciano altrettanto”. In conferenza stampa a Berlino, Paolo Gentiloni torna sulle polemiche sul caso dieselgate, ribadendo le posizioni già espresse dal governo italiano sulle reazioni giunte dalla Germania.

Il ministro dei Trasporti tedesco, infatti, aveva chiesto alla Commissione europea di ritirare i modelli di Fca FIAT 500, Doblò e Jeep-Renegade per le presunte violazioni sui livelli di emissioni. Su questo punto, spiega Gentiloni, “ho semplicemente ribadito alla cancelliera Merkel che queste sono questioni regolate dalle leggi, e le leggi attribuiscono alle singole autorità nazionali di omologazione il compito di fare questi esami che poi vengono recepiti dagli altri Stati membri”.

Dopo di che, prosegue, “c’è anche una commissione in sede europea che valuterà gli eventuali problemi. Quindi noi decidiamo per quello che ci riguarda e siamo convinti che i tedeschi facciano altrettanto, e cioè decidano per quanto riguarda le loro questioni”.

In tutto ciò, “certamente Italia e Germania devono avere, possono avere ed hanno delle relazioni di particolare vicinanza in questo momento- conclude il presidente del Consiglio- Abbiamo un interscambio di 108 miliardi l’anno, per dare la sensazione del volume dei nostri scambi commerciali. Soprattuto abbiamo principi e valori comuni, su questo non c’è dubbio”.

IL ‘DIESELGATE’ SPAVENTA LA FIOM: NON PAGHINO I LAVORATORI

Ma se il management di Fca respinge al mittente le accuse ed il Governo italiano mostra sicurezza, il presunto ‘dieselgate’ porta in dote alla Fca il rischio di multe salate. E non solo.

Secondo il leader Fiom, Maurizio Landini, è ora infatti di discutere anche della futura produzione di auto in Italia. E per questo chiede al Governo di aprire un tavolo ad hoc. “Nei prossimi anni quali produzioni verranno fatte in Italia?- chiede Landini- anche qui si cominciano a fare modelli sostenibili? Perchè se continuiamo a produrre mezzi diesel, è una tecnologia che nel tempo sarà superata“.

Il timore del leader Fiom, dunque, è che alla fine il ‘dieselgate’ cada “sulle spalle dei lavoratori. Spero non sia vero, perchè se vediamo quanto la Volkswagen ha dovuto pagare, saremmo di fronte a un rischio negli Stati Uniti di multe molto consistenti che verrebbero tolte agli investimenti”.

“Uno dei problemi che sta venendo fuori- avverte il leaqder Fiom- è che non ci sono modelli nuovi di auto. Ma le auto ibride, elettriche o a idrogeno dove vengono prodotte?”. In Italia, “non avendo discusso di questo, perchè il Governo non se n’è occupato, corriamo il rischio di non avere questi prodotti“.

Per questo, conclude Landini, “sarebbe importante che il Governo, se necessario la presidenza del Consiglio, convocasse un tavolo per fare questa discussione. Il problema non è tirare addosso a Fiat, ma l’interesse di questo Paese“.

18 gennaio 2017

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