Ciad a Roma con Assafrica: "L'Italia porti know-how"

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Ciad a Roma con Assafrica: “L’Italia porti know-how”

ROMA –  “All’Italia chiediamo anzitutto il trasferimento di competenze” spiega all’agenzia Dire Beguy Djimhonoum, direttore presso l’Agence National des Investissements et des Exportations (Anie) di N’Djamena. L’intervista si tiene a margine di un incontro sul Ciad, ospitato nella sede di Confindustria da Assafrica & Mediterraneo. Un appuntamento senza precedenti in Italia, che ha messo di fronte diplomatici, dirigenti e manager d’impresa. La prospettiva, nella consapevolezza della centralità geografica e strategica del Ciad per l’intera regione del Sahel, è quella di un rafforzamento dei rapporti tra Roma e N’Djamena sul piano degli investimenti e dell’economia.
“Il Ciad ha risorse naturali e potenzialità enormi” sottolinea Djimhonoum: “Siamo produttori mondiali di burro di karité e di gomma arabica e dall’Italia ci aspettiamo soprattutto il know-how per la trasformazione delle materie prime e per le tecniche di produzione”.

Durante l’incontro i rappresentanti del governo di N’Djamena hanno evidenziato le opportunità garantite dal Piano di sviluppo nazionale per il periodo 2017-2012. “C’è la Carta degli investimenti, con un insieme di leggi che ne garantisce la sicurezza, nel rispetto delle regole del diritto internazionale” sottolinea Djimhonoum. Convinto che l’Italia possa contribuire anche alla necessaria diversificazione dell’economia del Ciad, ancora dipendente in modo accentuato dall’export di greggio. “Durante l’incontro – spiega il direttore di Anie – abbiamo sottolineato che ci aspettiamo se possibile anche investimenti in grado di permettere l’acquisto dei materiali e delle apparecchiature necessarie per la trasformazione delle materie prime”.

Il Piano 2017-2021 si pone l’obiettivo di “porre le basi per un Ciad emergente”. Diverse le linee di intervento, ha spiegato oggi Adoumtogue Rubain, direttore presso il ministero dell’Economia e la pianificazione: costruire la pace, anche a livello regionale; garantire il diritto all’acqua, alla salute, alla casa, all’energia e alla libertà di movimento; favorire la crescita dell’economia, nel rispetto dell’ambiente.

OTTATI (ASSAFRICA): “STRATEGICO PER SAHEL, ITALIA INVESTA”

“Il Ciad è il Paese più strategico del Sahel, cruciale per garantire gli equilibri politico-sociali nella regione”: lo ha detto oggi Giovanni Ottati, presidente di Confindustria Assafrica e Mediterraneo, aprendo a Roma un incontro di dirigenti, esperti e operatori economici.

Rispetto all’appuntamento, dedicato nello specifico al Ciad, Ottati ha parlato di “evento storico”. “Questo Paese ha 13 milioni di abitanti e ospita ben 800mila rifugiati, circa il 7-8 per cento della sua popolazione” ha spiegato il presidente di Assafrica, sottolineando il peso dei conflitti del Sahel, dal Mali al Sudan. “Il quartiere generale della missione francese Barkhane è a N’Djamena” ha evidenziato Ottati: “Parigi ha scelto il Ciad come base per il dispiegamento di forze importanti per combattere il terrorismo islamico di Boko Haram”. Secondo Ottati, del resto, “il Ciad ha ottenuto il riconoscimento internazionale per la collaborazione con gli Stati Uniti nell’ambito della sicurezza”.

Molte, però, anche le sfide di carattere economico. “Gli Stati Uniti oggi sono il primo partner commerciale e da soli assorbono metà delle esportazioni del Ciad, costituite perlopiù dal petrolio” ha sottolineato Ottati. Convinto, allora, che la “diversificazione” costituisca uno dei nodi. “Malgrado gli sforzi del presidente Idriss Deby – ha detto Ottati – l’economia resta troppo dipendente dal petrolio e il Ciad non si è ancora dotato di ulteriori settori di produzione”. Secondo i dati citati durante l’incontro, il Prodotto interno lordo nel 2016 è stato di 9,6 miliardi di dollari. “Quello di Telecom lo scorso anno è stato di quasi 30 miliardi” ha sottolineato Ottati: “Si capisce bene che il Ciad ha potenzialità enormi”.

CIAD, LORENZINI (INVIATO FARNESINA): “SICUREZZA SOLO CON SVILUPPO”

Non c’è sicurezza senza sviluppo: ne è convinto Mauro Lorenzini, inviato speciale del ministero degli Esteri per il Ciad, animatore oggi di un incontro ospitato a Roma da Confindustria Assafrica e Mediterraneo. Secondo Lorenzini, nominato rappresentante dell’Italia lo scorso anno, “esiste un nesso” tra sicurezza e sviluppo. “Bisogna creare sicurezza ma poi anche sviluppo – sottolinea il diplomatico – perché altrimenti la sicurezza non è sostenibile”. Secondo Lorenzini, l’incontro nella sede di Confindustria può favorire un impegno per il Ciad anche da un punto di vista imprenditoriale ed economico. Nonostante l’Italia sia il terzo investitore al mondo in Africa, è stato evidenziato oggi, in Ciad non è presente.

“L’aiuto pubblico allo sviluppo va affiancato da un’azione del settore privato per sostenere tessuti economici ancora rudimentali” sottolinea il diplomatico. L’assunto è che “la cultura d’industria e d’impresa italiana è una delle più importanti al mondo”. E che, evidenzia Lorenzini, con il Ciad “c’è una complementarità di fondo”. Da una parte, “un’Italia manifatturiera e trasformatrice ma priva di risorse proprie”; da un’altra, “un Ciad ricco di risorse naturali e umane, con una popolazione giovane e accogliente”. “La speranza – conclude l’inviato speciale – è che l’investimento politico e diplomatico dell’Italia nel Sahel, testimoniato anche dall’apertura di ambasciate in Niger e in Burkina Faso oltre che dalla mia nomina, possa rafforzarsi anche a N’Djamena”.

 

L’INVIATO LORENZINI: “‘TRANSAQUA’ PER SALVARE IL LAGO CIAD”

“Il trasferimento di risorse idriche dal bacino del Congo previsto da Transaqua può essere la soluzione al grave problema del Lago Ciad, un’emergenza allo stesso tempo ambientale e sociale“, spiega all’agenzia Dire Mauro Lorenzini. L’occasione del colloquio è un incontro organizzato nella sede di Confindustria, a Roma, da Assafrica & Mediterraneo. Al centro le opportunità per una collaborazione economica più stretta tra l’Italia e il Ciad. Sullo sfondo l’emergenza del Lago, che in 50 anni si è ridotto a circa un decimo della sua superficie.

 “Il nostro governo – sottolinea Lorenzini – sta aiutando il consorzio italiano Bonifica a realizzare uno studio di fattibilità per Transaqua“. Il progetto, riedizione di un piano elaborato per la prima volta negli anni ’70, prevede il trasferimento di circa 3000 metri cubici di acqua al secondo, tra il 6 e l’8 per cento della portata del Congo. Di Transaqua si è tornato a parlare il mese scorso, ad Abidjan, nel corso di una conferenza della Commissione dei Paesi del bacino del Lago Ciad. Nel piano sono prefigurate opere di canalizzazione per 2400 chilometri e investimenti per 14 miliardi di dollari. Insieme con Bonifica, a realizzare lo studio di fattibilità saranno i partner di Power China. “Transaqua è diventato italo-cinese” spiega Lorenzini. “Si tratta di un’opera molto complicata che, nonostante un intervento simile realizzato in Cina, necessita di anni per essere realizzata; a oggi, si tratta dell’unico progetto esistente per salvare il Lago Ciad”.

17 aprile 2018
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