Siria, Abdullah (fotografo): “Contro i fake servono i giornalisti”

ROMA – “Conosco molti esempi di foto e video falsi che circolano per sostenere una o l’altra parte nel conflitto siriano. Ma oggi non è più così difficile riconoscere immagini o filmati ritoccati al computer. Il segreto è avere più fonti possibile sul terreno, grazie alle quali confermare o smentire le notizie”. A parlare con l’agenzia ‘Dire’ è Mohammed Abdullah, fotografo e attivista siriano oggi residente in Belgio. Il fotoreporter prosegue: “So anche che spesso il governo siriano fa pressioni per screditare alcuni gruppi che dalla Siria mandano informazioni all’estero. Una volta ad esempio costrinse un membro dei Caschi bianchi (un’associazione finanziata anche da Gran Bretagna e Stati Uniti che si definisce ‘un corpo di soccorso umanitario’, ndr) a dichiarare davanti le telecamere della tv di Stato che quello che la sua associazione faceva era tutto un falso. Accade anche questo”.

Abdullah è noto tra gli esperti del settore in quanto nel 2013 fu tra i primi a recarsi nella Ghouta orientale, quando iniziò a circolare la notizia di un attacco al gas sarin da parte dell’aviazione siriana, per testimoniare per l’agenzia ‘Reuters’ quello che era accaduto. Nei giorni scorsi, Bashar Al-Assad ha dichiarato al quotidiano greco ‘Kathimerini’, che le foto e i video usati per dimostrare che a Douma, il 7 aprile scorso, si è verificato un attacco chimico, sono tutti dei “fake”. “L’attacco chimico a Douma c’è stato– osserva il fotografo- Osservando le foto scattate dai colleghi ho riconosciuto tanti elementi di quelli osservati nel 2013 nella Ghouta orientale. Ma d’altro canto sono anni che il regime siriano massacra la sua gente, senza aver mai tenuto conto dell’opinione della comunità internazionale”.

“Io non sono stato a Douma- chiarisce Abdullah- ma pur non essendo un dottore ho riconosciuto i sintomi di chi è esposto a gas tossici. Inoltre sono in contatto con tante persone, tra cui medici, che hanno confermato i miei timori”. Il fotoreporter ricorda infine i tanti dottori residenti che hanno smentito nei giorni successivi alla vicenda la tesi dell’attacco chimico, ai microfoni delle testate internazionali. “Non si tratta necessariamente di persone vicine al regime, o che hanno subito pressioni o minacce. Potrebbero essere solo individui stanchi della guerra, che vogliono vivere tranquilli. Che non sono né dalla parte del governo, né della rivoluzione”, conclude.

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15 Maggio 2018
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