Aquarius: “Cibo scarseggia. E nessuno ancora ci ha dato ordine di partire verso Spagna”

ROMA – Di acqua ce n’è, ma il cibo potrebbe finire questa sera, e questo renderebbe davvero critica la permanenza di 629 persone a bordo della nave Aquarius. A maggior ragione perchè la nave è ancora ferma e non ha avuto ancora ordine di partire alla volta della Spagna. “”La nave Aquarius si muoverà solo dopo indicazioni della Guardia costiera, e al momento alle dichiarazioni del premier spagnolo Pedro Sanchez, non abbiamo ancora ricevuto disposizioni per muoverci verso Valencia“. Così all’agenzia ‘Dire’ fonti interne di Medici senza frontiere (Msf), confermando quanto affermato dall’ong qualche ora fa: la nave Aquarius, con le sue 629 persone migranti a bordo (oltre 100 i -minori non accompagnati, 88 le donne, di cui 7 incinte), resta ferma nel Mediterraneo.

I viveri nell’imbarcazione, che è cogestita insieme alla SOS Mediterranée, sono in quantità tale da durare un altro giorno. Ma il viaggio verso Valencia “non durerà meno di 18-24 ore. Molto dipenderà dalle condizioni del mare”. Per questo la stessa fonte insiste: “devono darci al più presto indicazioni per raggiungere un porto sicuro. A bordo intanto l’atmosfera peggiora: “Crescono ansia e disperazione- si legge in un Tweet di Msf- Abbiamo informato tutti sulla situazione attuale. Un uomo ha minacciato di buttarsi in mare, dicendo di aver paura di essere riportato in Libia”.

GLI AIUTI IN ARRIVO DA MALTA

In serata, arriva la speranza di risolvere i problemi del cibo grazie ai rifornimenti in arrivo da Malta. “Malta ha appena inviato cibo, biscotti e bottiglie d’acqua potabile alla nave Aquarius”. Così in un tweet Medici senza frontiere.

IL RACCONTO DEI SOCCORRITORI

Ecco cosa raccontavano oggi i soccorritori che sono a bordo della nave affittata dalla ong Sos Me’diterrane’e bloccata da domenica è bloccata nelle acque del Mediterraneo e con a bordo dopo l’imperativo di Matteo Salvini sulla chiusura dei porti. A parlare è Alessandro Porro, un membro del team ricerca e soccorso dell’Aquarius, intervistato da Redattore sociale.  “Di acqua ne abbiamo a sufficienza, ma verso sera il cibo finirà. Noi abbiamo scorte di cibo energetico per uno, due giorni di viaggio. Siamo a 27 miglia Nord Est da Malta e a 35 a Sud Ovest dalla Sicilia. Siamo fermi, aspettiamo di ricevere una comunicazione. Siamo come un’ambulanza del 118 bloccata in tangenziale, in attesa di capire in che ospedale andare”.

“La situazione a bordo per ora è tranquilla, ma cominciano a chiederci perchè non ci muoviamo. Sanno che non li riporteremo in Libia, e per ora questo basta loro”. Sull’Aquarius non si registrano casi medici che richiedano cure immediate, ma in molti avrebbero bisogno di assistenza: “Ci sono persone con ustioni da carburante, ci sono molti casi di spossatezza e affaticamento. Si consideri che 50 persone le abbiamo tratte in salvo mentre, praticamente, stavano annegando: sono traumatizzate”.

Tutto è cominciato sabato notte, quando l’Aquarius ha soccorso due gommoni, di cui uno parzialmente ribaltato: “Circa a mezzanotte un elicottero della Marina ci ha aiutato illuminando il campo d’azione. Abbiamo soccorso 229 persone, altre 400 sono state salvate e poi portate sulla nostra nave da 3 gommoni della Guardia Costiera e una nave della Marina italiana”. Poi l’Mrcc di Roma (Maritime rescue coordination centre, il coordinamento dei soccorsi, ndr) ha contattato Aquarius dicendo che avrebbe potuto attraccare a Trapano o a Messina, senza però mandare alcuna comunicazione scritta.

“Per questioni logistiche abbiamo optato per Messina e abbiamo cominciato a muoverci. Nel pomeriggio di domenica abbiamo letto sulla stampa le dichiarazioni di Salvini: l’Mrcc ci ha ricontattato e ci ha detto di fermarci. Sappiamo che si è messa in contatto con l’omologa maltese, ma da qual momento si sono interrotte le comunicazioni”.

“Cosa ho pensato quando ho letto le dichiarazioni di Salvini? Stupore, direi. Ma non abbiamo tempo di riflettere sulle parole. Dobbiamo concentrarsi sulla necessità di portare a termine il nostro soccorso il prima possibile: non siamo attrezzati per restare in mare. Non sappiamo cosa succederà: questa situazione va oltre la nostra esperienza”.

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11 giugno 2018
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