Nave Aquarius, a chi spettano i soccorsi? Ecco tutto quello che c’è da sapere

ROMA – Si infiamma lo scontro tra il governo italiano e quello maltese sulla vicenda della nave Aquarius, l’imbarcazione della ong Sos Mediterranee bloccata nel canale di Sicilia con 629 migranti a bordo.

Il governo di Roma e quello di La Valletta continuano ad accusarsi reciprocamente di “violare il diritto internazionale”. Ma di cosa stanno parlando e quali sono gli obblighi che gli stati devono rispettare?

COSA DICE IL DIRITTO INTERNAZIONALE

Il salvataggio effettuato dalla nave Aquarius è avvenuto nelle acque territoriali della Libia, sulle quali l’Italia ha competenza umanitaria.

La chiamata ai soccorsi inoltre è stata effettuata alla centrale di Roma della Guardia costiera italiana, che ha coordinato le attività di salvataggio. Per gli obblighi di legge dettati dal diritto internazionale e recepiti dall’ordinamento italiano, lo stato che effettua il salvataggio ha il dovere di concluderlo facendo sbarcare le imbarcazioni nei propri porti.

MALTA SFUGGE AI PROPRI DOVERI?

Secondo il governo italiano “Malta si gira dall’altra parte”. Questa affermazione fa riferimento al fatto che molto spesso la piccola isola del Mediterraneo chiede l’aiuto della marina italiana per effettuare i salvataggi anche nella propria area di competenza.

Del resto, bisogna notare come l’area di competenza di La Valletta sia smisurata – 750 volte il suo territorio – e la marina maltese non disponga dei mezzi necessari per compiere i pattugliamenti in tutta l’area.

Proprio per questa oggettiva difficoltà, Malta non ha ratificato le linee guida dell’organizzazione internazionale marittima Imo (che prevedono l’obbligo per lo Stato responsabile dell’area Sar di accettare gli sbarchi) né ha ratificato gli emendamenti alle Convenzioni Sar e Solas adottati nel 2014, secondo cui l’obbligo di fornire un luogo d’approdo sicuro per i naufraghi “ricade sul Governo contraente responsabile per la regione Sar in cui i sopravvissuti sono stati recuperati”.

LA LEGGE PREVEDE LA POSSIBILITA’ DI CHIUDERE I PORTI?

Secondo la legge italiana, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti può ordinare la chiusura dei porti per “oggettivi motivi di ordine pubblico e tutela della sicurezza nazionale”.

La possibilità era già stata paventata dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti quando, nel 2017, si trovò a far fronte a 12.000 arrivi di migranti in 48 ore. L’iniziativa venne però bloccata dall’allora ministro dei Trasporti Graziano Delrio.

 

 

11 giugno 2018
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