Egitto, ora il riso si importa. La paura è che non basti più l’acqua

ROMA – L’Egitto inizierà a importare riso, dopo averne esportato per decenni, con l’obiettivo di “aumentare le riserve e controllare il mercato”. Lo ha annunciato nei giorni scorsi il primo ministro Sherif Ismail. La decisione, si legge sul sito d’informazione ‘Egypt Independent’, arriva dopo una campagna mirata a ridurre la produzione del cereale, che richiede un importante consumo di acqua, in vista della messa in funzione della Grande diga del rinascimento (Gerd), costata all’Etiopia oltre 4 miliardi di dollari.

Quest’anno il Cairo ha aumentato le multe per la coltivazione illegale di riso e decretato che solo 724.000 feddan (circa 300 mila ettari) potranno essere coltivati. Una riduzione di oltre un terzo della superficie legalmente arabile l’anno scorso, circa un milione e 100 mila feddan, a cui si stimava si potessero aggiungere circa 700 mila feddan coltivati irregolarmente. Il Cairo teme che il suo accesso all’acqua del Nilo sarà sensibilmente ridotto dalla diga, che secondo dichiarazioni dell’ambasciatore etiope in Sudan potrebbe entrare in funzione entro i prossimi 12 mesi.

Stando al diplomatico, il lavoro di costruzione dell’infrastruttura, affidato al gruppo italiano Salini-Impregilo, è stato già realizzato per il 65%. La settimana scorsa le tariffe applicabili alle forniture idriche sono state ritoccate con aumenti fino al 47%, secondo quanto riportato dalla Gazzetta ufficiale egiziana.

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7 giugno 2018
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