Roma, è giallo sulla chiusura anticipata della mostra dei Pink Floyd

ROMA – È giallo intorno alla mostra dei Pink Floyd. Nei giorni scorsi, infatti, un post sulla pagina Facebook ufficiale dell’esposizione, in corso al Macro di via Nizza a Roma, iniziata il 19 gennaio, ha annunciato la chiusura al 20 maggio e la prossima tappa, ovvero la Germania.

Una data di chiusura ufficiale effettivamente non era mai uscita, neanche sui manifesti sparsi per la Capitale c’è un riferimento alla chiusura. Ufficiosamente, però, era iniziata a circolare la data dell’1 luglio. Molti, come si legge sui social, avevano infatti deciso di andare alla mostra anche solo a giugno.

Eppure, fanno sapere da Mondo Mostre, che fa parte dell’organizzazione dell’evento, “la mostra doveva chiudere addirittura l’1 maggio“, infatti i biglietti non erano acquistabili per un periodo successivo. “La data del 20 è dovuta allo spostamento in Germania- spiegano ancora- e non a un paventato insuccesso. La mostra è andata bene”.

Chi c’è stato in realtà parla di un evento scarsamente frequentato. Navigando sui social, sulla pagina della mostra soprattutto, ci sono testimonianze che lo confermano: “Quando ci sono andato io era vuota- racconta un fan dei Pink Floyd- Bello per vederla, meno per gli organizzatori”.

Ma c’è pure chi se la prende con chi ha promosso l’evento: “Chi non poteva andare a Londra non può andare neanche a Roma a meno che sia un romano o limitrofo, troppa poca audience per un evento simile a quanto pare”.

Di delusione, tanta. Anche tra i fan stranieri dei Pink Floyd: “Sono molto triste- scrive Jason- Sarò a Roma a metà giugno, sicuri di non poterla prolungare per un altro mese???“.

La prima edizione, quella londinese del 2017, aveva fatto registrare 400mila visitatori.

Luca Bergamo, vicesindaco di Roma, non ha mai nascosto l’entusiasmo e la soddisfazione per aver avuto la possibilità di portare la mostra nella Capitale. La storia dei Pink Floyd, disse in occasione della presentazione, “è legata a Roma, al Paese, questo e’ il posto giusto al momento giusto. Saranno qui parecchi mesi, mi piacerebbe battere il record di Londra”.

Oggi, invece, interpellato sulla chiusura anticipata, per alcuni a causa dell’insuccesso della mostra, secondo altri per la sopraggiunta data tedesca, ha detto: “La chiusura anticipata della mostra dei Pink Floyd non e’ un dato. Nel senso che non c’e’ nessuna decisione presa a riguardo”.

E ancora: “Ho sentito anche io le voci che circolano, ma sono voci. E non rincorro le voci. La mostra sta li’ fino a quando non chiude: non sono in grado di rispondere adesso”.

Di certo, la delusione è tantissima tra i fan. C’è chi, ad esempio, dice di aver avuto conferma all’ingresso della mostra sarebbe durata ancora a lungo: “Ma non finiva a luglio? A noi alla reception hanno detto così”; e chi sostiene di averlo letto: “Menomale che vado il 17 aprile. C’era scritto che finiva a luglio“. Di certo, tra date presunte o ufficiose, la notizia della chiusura ha lasciato l’amaro in bocca a molti. E non solo agli organizzatori.

6 Aprile 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»