Debacle alle provinciali, si dimette il sindaco di Taranto

BARI – “Il risultato del voto per la Presidenza della Provincia è inequivocabile da un punto di vista politico. Prendo atto che nonostante abbia chiesto e ricevuto dalla maggioranza il sostegno per la mia candidatura, questo sostegno è venuto meno con numeri inaspettati e considerevoli. Non posso che ascoltare questo messaggio e rassegnare le dimissioni da sindaco nelle mani del Segretario Generale, secondo le modalità previste dalla legge. Taranto ha diritto a un governo coeso e a un Consiglio Comunale operoso”. Così in una nota, Rinaldo Melucci, primo cittadino di Taranto, annuncia le sue dimissioni.

Poche ore fa, la possibilità che il voto provinciale avesse ripercussioni sulla giunta comunale di Taranto era solo un’ipotesi. Ora invece è una certezza. Il sindaco Rinaldo Melucci si è dimesso in seguito all’esito delle elezioni provinciali che si sono celebrate ieri. E che vedevano Melucci contrapposto a Giovanni Gugliotti, sindaco di Castellaneta ed esponente di Forza Italia.

Lo scarto tra i due è stato netto: i voti dei consiglieri del Comuni tarantini che hanno votato per il forzista sono stati – in base al voto ponderato (chiamato così perché a ogni consigliere, in base al Comune di appartenenza e al peso elettorale, viene assegnato un numero equivalente di voti) – poco meno di 55mila – 250 schede; poco meno di 34mila – 123 schede- per Melucci.

Gugliotti era a capo di una forza trasversale che univa centrodestra, centrosinistra e liste civiche; Melucci invece rappresentava il Pd. Già nel corso delle operazione di spoglio era chiaro che per Melucci il cammino sarebbe stato in salita: le schede di colore viola, ovvero quelle relative ai consiglieri di Taranto, sono state 17 (contro le 10 previste) a favore dell’azzurro, 15 invece per Melucci che non è stato appoggiato dalla sua stessa maggioranza. Da qui, la decisione del sindaco di rimettere il proprio mandato.

di Alba Di Palo

Leggi anche:

1 novembre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»