Plasma iperimmune, Pisa difende il progetto ‘Tsunami’ dagli attacchi: “Nessuna commistione con Kedrion”

Intervista della Dire a Francesco Menichetti, coordinatore dello studio promosso da Ministero della Salute, Iss e Aifa: "Da 'Le Iene' servizio ignobile"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Studiare una terapia contro il Covid-19 attraverso il plasma iperimmune di persone che hanno contratto il virus e poi sono guarite. Sotto le luci dei riflettori c’e’ il progetto ‘Tsunami’, con capofila l’azienda ospedaliera Cisanello di Pisa che e’ stata scelta da ministero della Salute, Iss e Aifa per questo progetto nazionale.

Non senza polemiche, dall’esclusione dell’Azienda ospedaliera Carlo Poma di Mantova al presunto ruolo della farmaceutica Kedrion. Polemiche a cui risponde, intervistato dall’agenzia Dire, Francesco Menichetti, direttore di Malattie infettive dell’azienda ospedaliera Cisanello di Pisa, a capo dello studio.

– Lei e’ alla guida, insieme al Policlinico San Matteo di Pavia, della sperimentazione nazionale sulla plasmaterapia denominata ‘studio Tsunami’ per la cura del Covid-19. Di cosa si tratta e a che punto siete con il progetto voluto dal ministero della Salute e promosso da Iss e Aifa?

“Siamo alle fasi iniziali. ‘Tsunami’ nasce come uno studio promosso da Pisa che all’inizio raccoglieva l’adesione dei centri del Lazio, della Campania e delle Marche, il consorzio interregionale Planet del Centro Italia. Poi, per volonta’ di Aifa e Iss, e’ diventato lo studio nazionale che adesso raccoglie quasi 60 centri in tutto il Paese”.

“C’e’ ne e’ bisogno perche’ serve uno studio ben disegnato, rigoroso, prospettico e randomizzato che vada a confermare o smentire i dati preliminari che altri ricercatori, anche italiani, hanno raccolto e gia’ segnalato. Mi riferisco, per esempio, a quanto fatto a Pavia e Mantova: una buona esperienza, per ora soprattutto narrata e che ha bisogno delle conferme che possono derivare da uno studio di alta qualita’ e con un disegno rigoroso come e’ quello di ‘Tsunami'”.

– Ci sono state delle polemiche sul fatto che il Governo ha affidato il progetto a Pisa, lasciando fuori dal progetto l’Ao Carlo Poma di Mantova, tra i primi a lavorare alla sperimentazione. Vuole mandare un messaggio distensivo per una collaborazione fattiva e a favore della ricerca?

“Abbiamo sempre dichiarato il nostro apprezzamento e la nostra stima per i colleghi lombardi di Pavia e di Mantova che hanno portato avanti questa sperimentazione, che pero’ e’ preliminare. ‘Tsunami’ e’ un progetto diverso, proposto da noi e scelto da ministero della Salute, Iss e Aifa”.

“Noi siamo capofila di uno studio che e’ il nostro, a cui partecipano con pari dignita’ anche Pavia e Mantova, e pure altri centri italiani. Questa mi pare una polemica del tutto inutile e gratuita. C’e’ bisogno di armonia e dell’esperienza di tutti, e in particolare di coloro che hanno gia’ acquisito sul campo una esperienza particolare”.

– Dal plasma iperimmune si potrebbe arrivare, tramite il sostegno di Kedrion Biopharma, a una cura. Quindi questa azienda farmaceutica diventa partner integrante del progetto? In questo caso che ne pensa di una operazione che sembrerebbe commerciale?

“Bisogna distinguere poiche’ e’ stata fatta artatamente confusione. Anche il servizio che la trasmissione tv ‘Le iene’ ha confezionato e’ ignobile, perche’ caratterizzato da informazioni sostanzialmente mendaci”.

“Chi si intende di plasma sa che e’ un prodotto che viene donato e poi trattato dall’industria che restituisce il prodotto farmaceutico finito. Questo fa la Kedrion, ma lo fanno tante altre industrie farmaceutiche in Italia. Infatti queste preparano l’albumina, altri fattori della coagulazione, le immunoglobuline e tutto questo lo fanno dietro un compenso. Cioe’ offrono un servizio che viene acquistato perche’ i servizi trasfusionali e le officine trasfusionali non sono in grado di trattare il plasma e trasformarlo in farmaco“.

Diverso e’ il discorso del plasma iperimmune che viene donato ed esclusivamente lavorato dalle officine trasfusionali che lo inattivano, lo qualificano come plasma iperimmune, e poi lo consegnano ai clinici che lo dovranno infondere”.

“Dunque non c’e’ alcuna commistione con la Kedrion e nemmeno con altre aziende farmaceutiche sullo specifico progetto di donazione e utilizzo di plasma iperimmune”.

“Come medico e ricercatore sicuramente auspico che le industrie farmaceutiche che si occupano di plasmaderivati si diano da fare e riescano a proporre sul mercato, in breve tempo, prodotti piu’ avanzati del plasma iperimmune. Mi riferisco ad esempio alle gammaglobuline iperimmuni, che sarebbero molto piu’ semplici da usare e alla portata di tutti”.

– Andrea Bocelli ha donato il suo plasma. Un esempio positivo che proviene da una persona di cultura e fama internazionale in grado di dare il buon esempio. Coloro che sono stati affetti da Covid-19 e volessero donare, a chi devono rivolgersi?

“Quello che ha fatto Andrea Bocelli, che e’ un amico, ha una valenza molteplice. Non solo ha donato il suo sangue, ma cosa piu’ importante ha fatto outing sul Covid e ha sdrammatizzato, dichiarando di averlo contratto lui e i suoi familiari, aggiungendo che per fortuna e’ andato tutto bene. La sua testimonianza e’ fondamentale perche’ la sua figura ha un impatto planetario”.

Questo gesto restituisce la dignita’ alla donazione perche’ il plasma e il sangue sono frutto di una volontaria donazione e i donatori devono essere rispettati e apprezzati. Per questo gettare ombre, come e’ stato fatto, e’ colpevole: si tenta di creare distonie e increspature in un tessuto sano dell’Italia solidale che ci consente di essere autonomi sul fronte del sangue”.

“Dico a coloro che vogliono donare che si possono rivolgere ai centri trasfusionali presenti su tutto il territorio nazionale, che potranno dare loro tutte le informazioni necessarie”.

“Voglio aggiungere che ad oggi non sappiamo se il progetto ‘Tsunami’ decollera’ perche’ in questo momento c’e’ una ‘crisi’ del Covid-19: per fortuna infatti non si trovano piu’ i malati. Abbiamo tanti donatori di plasma iperimmune ma non abbiamo malati. Saremmo tra i primi a gioire del fatto che ‘Tsunami’ non possa realizzarsi, ma se poi, andando verso l’autunno, il virus dovesse tornare, noi ci facciamo trovare con un ‘arsenale’ di plasma iperimmune“.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

27 Maggio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»