Conte: “Se necessario scollerò Siri dalla sedia”

In un'intervista al Corriere il premier parla anche del suo ruolo su Siri: "Ci parlerò chiederò delle spiegazioni,poi deciderò. Ma sia chiaro che non sono un giudice"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “La fiducia, è questo il tema. Soprattutto in base a questo deciderò. Parlo della fiducia del premier verso il suo sottosegretario. E dei cittadini verso le istituzioni. Se la mia determinazione andrà nella direzione delle dimissioni, troverò il modo di scollarlo dalla poltrona”. A dirlo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in un colloquio con Corriere della Sera, Repubblica e Stampa, a proposito delle dimissioni del sottosegretario leghista alle infrastrutture Armando Siri. Per il presidente del consiglio “si possono avere vari giudizi di questo governo, ma non ci sarebbe stato il 4 marzo se non ci fosse stata una frattura tra le élite politiche e il popolo, se i cittadini non avessero perso la fiducia verso le istituzioni. In questo contesto deve essere inserito anche il mio ruolo sul caso Siri. Delle carte ho visto poco, solo qualcosa. Vedrò cosa mi verrà portato, ascolterò le spiegazioni che mi verranno fornite. Certamente lo sfondo della mafia è un elemento di cui terrò conto“.

Il presidente del consiglio aggiunge che “in passato c’è stato qualcuno che ha chiesto le dimissioni via telefono. Io, qualunque decisione prenderò, voglio prima guardarlo negli occhi. Con Siri ci parlerò- spiega- chiederò delle spiegazioni, le pretenderò anzi e poi sarà assunta una decisione. Il mio è un percorso molto lineare – prosegue – e credo che i cittadini lo comprendano. Spiegherò il come e il perché della mia decisione, assumendomene tutta la responsabilità. Non venga però fraintesa la mia posizione: non sono un giudice, da avvocato conosco il diritto e il principio della presunzione di innocenza“.

Per il premier “è comprensibile che Salvini difenda Siri, e anche la posizione di Di Maio è fisiologica”, così come “è fisiologico che in queste settimane si alzino i toni della voce per farsi sentire di più dagli elettori. Meno male che questa – osserva – è l’ultima campagna elettorale. Dopo il 26 maggio il clima deve cambiare. Cambierà per forza“. Il premier spiega di non avere interesse per le polemiche quotidiane tra M5s e Lega. Il suo è un altro ruolo.

Questo è un governo che sta governando. Lavoriamo come matti. Ritengo che le nostre misure, a partire dai decreti sulla crescita e sui cantieri, porteranno effetti certi sul Pil nel secondo semestre. Se un giorno mi rendessi conto che non stiamo più lavorando e realizzando le cose che avevamo promesso – conclude – sarei io il primo a trarne le conseguenze”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»