Coronavirus, rivolta medici di famiglia: “Troppi rischi negli studi”

Preoccupati e delusi i medici di famiglia dell'Emilia-Romagna: mancano i dispositivi di protezione: "Le mascherine chiururgiche non bastano"
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BOLOGNA – I medici di famiglia sono usciti “delusi e preoccupati” dall’incontro avuto ieri con l’assessore alla sanità dell’Emilia-Romagna Sergio Venturi sul coronavirus. “A tutte le nostre considerazioni e conseguenti richieste non è stato dato dall’assessore alcun concreto riscontro”, tuona il segretario della federazione dei medici di medicina genarale (Fimmg) Fabio Vespa. I medici durante l’incontro hanno ribadito la “necessità che i pazienti febbrili non si rechino negli studi“, ma “chi ha sintomi influenzali deve contattare il proprio medico per telefono”.

IL TRIAGE TELEFONICO

E’ stato “chiesto all’assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna di validare (o eventualmente modificare) una scheda di triage telefonico messa a punto dalla Fimmg”, racconta Vespa.  “Abbiamo chiesto di segnalare, in tempo reale, ai medici di famiglia, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale le aree in cui dovessero esserci casi dubbi o in via di accertamento di infezione da coronavirus, in modo tale da aumentare il livello di attenzione nelle aree più problematiche”.

MEDICI E DIPENDENTI SENZA PROTEZIONI

Ma “abbiamo appreso che i dispositivi di protezione individuale non sono attualmente disponibili per i medici” di queste categorie. “Mancano anche gli stessi dispositivi da fornire al personale dipendente degli studi medici”. I medici di medicina generale “hanno, infatti, responsabilità, oltrechè di tipo etico, anche penali, sui rischi biologici cui dovessero essere esposti i propri dipendenti”. La Fimmg ha anche appreso con “costernazione” che siano considerate “sufficienti dotazioni minimali quali le mascherine chiururgiche. Invitiamo tutti nell’ambito delle proprie responsabilità a valutare i potenziali risvolti etici, civili e penali di eventuali scelte inadeguate”.

‘PROBLEMA’ CERTIFICATI DI MALATTIA

Non basta. “Abbiamo anche posto il problema del rilascio delle certificazioni di malattia che, così come oggi normato, costringe i pazienti con sintomi di tipo influenzale, e quindi potenziali soggetti a rischio, a recarsi negli studi” medici, sottolinea ancora Vespa. “Pare ovvio che da ciò ne consegua un aumento esponenziale del rischio di diffusione del contagio”.

I medici di medicina generale hanno poi chiesto il “rinvio delle nuove e complesse procedure per richieste di accertamenti diagnostici, specialistici e di laboratorio che dovrebbero entrare in vigore il prossimo 2 marzo. Data la complessità burocratica di tali procedure, ciò comporterà certamente per gli assistiti disagi e la necessità di recarsi ripetutamente presso gli studi medici; via vai certamente non opportuno nell’attuale contesto”.

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27 Febbraio 2020
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