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Tragedia piazza San Carlo, Appendino condannata a un anno e sei mesi

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"Non potevo prevedere", dice la sindaca di Torino
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di Adele Palumbo

TORINO – La sindaca di Torino Chiara Appendino è stata condannata oggi a un anno e sei mesi, con sospensione condizionale della pena, nel processo per la tragedia di piazza San Carlo, in cui persero la vita tre persone.

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Condannato a 18 mesi anche l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana e l’ex presidente di Turismo Torino Maurizio Montagnese. Stessa pena anche per l’ex questore Angelo Sanna e Enrico Bertoletti.

APPENDINO: “NON POTEVO PREVEDERE, ORA APPELLO”

“La tesi dell’accusa, oggi validata in primo grado dalla Giudice, è che avrei dovuto prevedere quanto poi accaduto e, di conseguenza, annullare la proiezione della partita in piazza. È una tesi dalla quale mi sono difesa in primo grado e che, dopo aver letto le motivazioni della sentenza con i miei legali, cercherò di ribaltare in appello perchè è evidente che, se avessi avuto gli elementi necessari per prevedere ciò che sarebbe successo, l’avrei fatto. Ma così non fu e, purtroppo, il resto è cronaca”. Non è ancora uscita dall’aula di tribunale, ma sulla sua pagina Facebook la sindaca di Torino Chiara Appendino commenta già la condanna.
“Non ve lo nascondo- prosegue la sindaca sui social- questa tragica vicenda mi ha segnato profondamente. Quei giorni e i mesi che sono seguiti, sono stati i più difficili sia del mio mandato da sindaca sia della mia sfera privata, personale. E il dolore per quanto accaduto quella notte è ancora vivo e lo porterò sempre con me”. Oltre al dramma poi, l’amarezza. “Perchè se è vero che la carica istituzionale che ricopro comporta indubbiamente delle responsabilità, alle quali non ho alcuna intenzione di sottrarmi, è altrettanto vero che oggi devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati da un gesto folle di una banda di rapinatori- sottolinea Appendino-. Proprio sul difficile ruolo dei sindaci, sui rischi e sulle responsabilità a cui sono esposti, forse andrebbe aperta una sana discussione“.

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