Donne, firmato a Potenza Protocollo d’intesa a favore della parità di genere

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Formazione e informazione nelle scuole, spazi di coworking, toponomastica: queste alcune delle iniziative al centro dell'accordo tra la Commissione pari opportunità della Regione Basilicata e l'Anci
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POTENZA – È stato firmato oggi a Potenza un Protocollo di intesa tra la Commissione per la parità e le pari opportunità della Regione Basilicata e l’Anci a favore della parità di genere. L’intesa prevede iniziative “utili a favorire la diffusione di una cultura del rispetto delle diversità, dell’accoglienza e dell’inclusione, al fine di contrastare ogni forma di violenza come ad esempio la diffusione di messaggi pubblicitari sessisti”. Formazione e informazione nelle scuole, spazi di coworking, toponomastica. Queste alcune delle iniziative al centro del protocollo, a partire dall’impegno concreto di intitolare strade, piazze e luoghi pubblici dei comuni della Basilicata a personaggi femminili, “per affermare e testimoniare l’effettivo valore delle donne”.

Un Protocollo dal valore “emblematico e concreto”, ha sottolineato alla Dire il presidente Anci Basilicata, Salvatore Adduce. “I comuni lucani, – ha aggiunto – sotto la spinta della commissione regionale pari opportunità devono concordare una politica che sia finalizzata a contrastare il fenomeno della violenza contro donne e poi concepire e costruire una politica concreta a favore della parità di genere, che aggredisca temi come quello dell’urbanistica perché le città siano meglio organizzate per favorire parità in tutti i campi”.

IN BASILICATA DISOCCUPAZIONE FEMMINILE AL 33%

“Attivare attraverso una rete istituzionale dei vantaggi concreti e mettere al centro delle politiche dei Comuni la condizione femminile”. È l’obiettivo del Protocollo di intesa firmato oggi a Potenza. “Purtroppo la condizione della donna lucana è particolarmente difficile – ha commentato alla Dire la presidente della commissione, Margherita Perretti – il tasso di disoccupazione è elevato, intorno al 33 per cento ed è elevato il numero di donne che né studiano né lavorano”. Una situazione resa ancora più difficile dal Covid, “perché molte donne – ha concluso Perretti – sono a casa e lo smart working rischia di trasformarsi in segregazione lavorativa”. 

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