Per le imprese 4 milioni di euro per la formazione digitale

Li stanzia il fondo interprofessionale Fonarcom con il suo avviso 'Diginnova'
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ROMA – L’Italia saprà aprirsi all’innovazione digitale e diventare una Start-up nation come Israele? E’ stato questo il tema del webinar organizzato da Fonarcom, Cifa e Hrc.

L’innovazione è un elemento fondamentale per il progresso economico, fa bene alle imprese, ai consumatori e all’economia in generale. In Italia nonostante la creatività che ci contraddistingue abbiamo dei limiti: pochi investimenti nel pubblico e nel privato, un sistema burocratico lento e gravoso, mancanza di dialogo tra mondo accademico e ricerca, istitutizoni e imprese. Questo non aiuta una cultura dell’innovazione”, sottolinea Andrea Cafà, presidente di Cifa Italia e del fondo interprofessionale Fonarcom.

“Proprio Fonarcom- aggiunge- con il suo avviso ‘Diginnova’ ha stanziato 4 milioni di euro per finanziare le competenze digitali. Le aziende possono presentare piani formativi fino ad aprile del 2021“.

Secondo Cafà l’innovazione in azienda passa dal possesso delle competenze dei dipendenti: occorre “sensibilizzare la formazione continua, è il fertilizzante dell’innovazione aperta e diffusa. Grazie alla formazione creiamo più lavoro e possiamo competere sui mercati. La sfida è creare un ecosistema favorevole alle imprese”. Dal webinar emerge chiaramente come “la persona vada messa al centro”.

Angelo Maria Petroni, segretario generale di Apsen Istitute Italia, vede “barriere e difficoltà mentre in Israele c’è una intercossione del pubblico e del privato per la formazione del capitale umano. Le risorse ci sono, è necessario riuscire a persuadere gli italiani che c’è bisogno di capitale umano, che è inutile comprare un macchinario nuovo se nessuno lo sa usare. E questo deve valere anche dal punto di vista fiscale”.

Ofer Sachs, ex ambasciatore israeliano in Italia, spiega l’eccellenza del suo Paese: “Israele ha sette università pubbliche che sono il cuore pulsante del nostro progresso tecnologico. Abbiamo creato una struttura che permette un rapido ed efficiente collegamento tra ricerca e industria. Il governo investe soltanto in quei punti dove c’è una insufficienza di mercato”.

A portare un’altra testimonianza è Nava SwerskY Sofer, esperta di innovazione e imprenditrice: “In Israele c’è un sistema che converge tutte le risorse sul capitale umano: abbiamo uno spirito imprenditoriale molto attivo, siamo una società di immigrati, siamo giovani e ci piace inventare”.

Il dialogo tra attori pubblici e privati resta centrale, lo sostiene Pasquale Caffio di Hrc FundTraining: “L’eccellenza israeliana ci insegna quanto il networking e la connessione tra gli stakeholder pubblici e privati siano fattori chiave per lo sviluppo dell’innovazione italiana”.

CAFÀ: “IL GOVERNO CREI LE CONDIZIONI PER FAVORIRE L’INNOVAZIONE”

“Sono sempre le politiche dei governi che favoriscono le esperienze come quelle dell’open innovation. Noi abbiamo diversi mondi che tra loro non dialogano: l’Università e la ricerca sono slegate dalle istituzioni e dal mondo imprenditoriale”. Lo dice Andrea Cafà, presidente di Cifa Italia e del fondo interprofessionale Fonarcom, nel corso di una videointervista con la Dire.

“L’esecutivo deve favorire questo dialogo- spiega- per riuscire a costruire un modello di sviluppo che possa attrarre investitori italiani, pubblici, privati e anche esteri”. Questo migliorerebbe “la reputazione del sistema Italia”, sottolinea.

Insomma, “la base di partenza è favorire l’incontro”, poi occorre valorizzare “le nostre eccellenze”. Servono sì “risorse e infrastrutture tecnologiche, ma prima di tutto occorre valorizzare il capitale intellettuale: dobbiamo invogliare le nostre eccellenze affinchè restino in Italia per potenziare e fermare la fuga dei cervelli“.

Come usciremo dall’emergenza Covid? “Ci vuole una proposta politica chiara e forte. Cambiamo il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore, la persona deve stare al centro. Noi come Cifa- ricorda- abbiamo già avviato un processo di modernizzazione delle relazioni industriali, abbiamo sottoscritto un contratto collettivo che si fonda proprio su due pilastri: la persona al centro e la formazione continua”.  Alle imprese, conclude, è necessario dare “nuovi stimoli per crescere e affrontare le prossime sfide”, conclude Cafà.

 
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24 Settembre 2020
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