VIDEO | Oncologia, Airo: “Servono più risorse per la radioterapia”

Entro il 2025 aumenterà del 15% il numero di pazienti con indicazione di seguire trattamenti radianti
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ROMA – La radioterapia gioca un ruolo fondamentale nella lotta ai tumori, qualsiasi distretto del corpo può essere trattato quello che piuttosto può fare la differenza nella scelta terapeutica è l’istotipo. Tra l’altro questa branca dell’oncologia non solo è efficace ma risulta tra le meno costose. In più questa specialità nel nostro Paese non ha nulla da invidiare a quella delle altre nazioni. Questo è lo scenario, nel complesso positivo che mette in luce deficit al Sud e descritto oggi nell’incontro ‘I numeri della radioterapia in Italia’ organizzato da Airo, l’Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologia Clinica, e condotto dal giornalista Gerardo D’Amico.

Nel corso dell’evento è stato presentato il censimento annuale condotto dall’Associazione che registra 183 Centri di radioterapia nel pubblico o nel privato convenzionato, con una sofferenza al Sud e nelle isole; 185 Unità di radioterapia al Nord pari a 7,9 unità per milione di abitanti, 137 al Centro, pari a 7,6 per milione di abitanti e 108 al Sud pari a 5,7.
Sono funzionanti 377 acceleratori lineari (LINAC) e 53 unità di radioterapia in grado di eseguire trattamenti con tecnologie ad altissima complessità; oltre a queste 430 macchine per radioterapia a fasci esterni, sono presenti sul territorio italiano 36 per radioterapia intraoperatoria (IORT) e 69 per la brachiterapia ad alto e basso dosaggio.

La radioterapia, per chi non lo sapesse, utilizza radiazioni ionizzanti, in prevalenza raggi X ad alta energia ed è un trattamento salva-vita e una cura fondamentale per molti tipi di tumore. Ma è necessario svecchiare il parco macchine, il 29% delle quali ha più di 12 anni.

“Siamo in linea con gli altri Paesi europei per quanto riguarda il Nord e il Centro, oltre il 60% dei macchinari è in numero sufficiente, per quanto riguarda il Sud si riscontra, invece, una criticità qualitativa e quantitativa delle macchine e delle Unità di radioterapia – dichiara Vittorio Donato, Capo Dipartimento Oncologia e Medicine Specialistiche, Direttore Divisione Radioterapia, AO San Camillo Forlanini di Roma e Presidente AIRO – esiste un’esigenza stringente di rinnovare il parco macchine in tempi brevi per due motivi: un adeguato supporto tecnologico migliora i vantaggi per i pazienti e riduce i tempi di trattamento. Occorre sensibilizzare i decisori politici e i Direttori generali delle aziende sanitarie ad investire per una terapia altamente tecnologica e curativa oltre che assai poco costosa”.

In questi ultimi decenni la figura del radioterapista ha acquisito un ruolo sempre più preminente all’interno del team multidisciplinare oncologico. Si tratta di uno specialista altamente preparato, aggiornato e competente in grado di prendere in carico il paziente oncologico in tutto il percorso di cura. Deve essere ancora riconosciuta totalmente la sua fondamentale importanza terapeutica insieme alla chirurgia e all’oncologia medica nella lotta ai tumori. I recenti progressi la rendono indicata per un numero crescente di casi.

“I trattamenti radioterapici sono sempre più mirati ed efficaci – spiega Renzo Corvò, Direttore di Radioterapia Oncologica IRCCS Policlinico San Martino Genova e Presidente Eletto AIRO – la radioterapia riveste un ruolo molto importante per ogni distretto corporeo e per ogni tipo di tumore, può essere impiegata in qualsiasi fascia d’età dal paziente pediatrico fino ai centenari e trova la sua massima indicazione nel tumore prostatico localizzato o in alternativa alla chirurgia dopo i 65-70 anni d’età; nel tumore polmonare in fase iniziale a scopo curativo; nei tumori testa-collo; nel tumore anale. È determinante il suo ruolo nei tumori metastatici, come terapia palliativa classica e palliativa a scopo stabilizzante della progressione di malattia e delle recidive, e poi nei linfomi e in altri tumori del sangue”.

I nuovi casi di tumore nel 2019 in Italia sono stati 371.000, di questi 230.000 hanno l’indicazione al trattamento radiante. Si considera un numero indicativo di 450 pazienti da trattare per macchina in un anno, secondo il benchmark stimato a livello europeo dallo studio EORTC-QUARTS e confermato dallo studio ESTRO-HERO; tuttavia molti di questi pazienti non possono accedere alle terapie radianti per diversi motivi (mancanza di personale, inattività o carenza dei macchinari, liste d’attesa). Le tecnologie evolvono rapidamente e di continuo e un corretto approccio terapeutico al paziente con tumore non può prescindere da una adeguato supporto tecnologico.

“La radioterapia può essere definita come una ‘chirurgia virtuale’, un trattamento localizzato nel quale la precisione è determinante – sottolinea Barbara Jereczek, Direttore Divisione di Radioterapia, Istituto Europeo di Oncologia, Milano, Professore Associato di Radioterapia dell’Università degli Studi di Milano e Coordinatore Commissione Scientifica AIRO – innovazione oggi significa identificare nel modo più preciso possibile il bersaglio e ridurre il più possibile la dose a livello degli organi sani circostanti. Naturalmente, per fare questo, i macchinari devono essere molto avanzati e di elevata tecnologia; per tale motivo andrebbero rinnovati periodicamente, perché il progresso tecnologico è continuo. La radioterapia oncologica evolve sempre più velocemente e va verso trattamenti ablativi con piccoli volumi e alte dosi. Inoltre, sempre di più la radioterapia trova impiego sia nei tumori in fase iniziale che nei pazienti metastatici prolungando la sopravvivenza e migliorando la qualità di vita”.

Entro il 2025 aumenterà del 15% la quota dei pazienti con indicazione per i trattamenti radianti, si evince che esiste una necessità reale di prevedere investimenti finalizzati ad arrivare ad avere entro quella data almeno 8/9 macchine ogni milione di abitanti e a rinnovare i macchinari obsoleti. La spesa per la radioterapia è la più bassa in oncologia, circa il 3-4% dei costi totali. Inoltre, sarà necessario potenziare l’informazione e la conoscenza della radioterapia tra i pazienti e la popolazione generale.

DONATO: “RADIOTERAPIA IMPORTANTE PER METTERE KO IL TUMORE”

A margine dell’evento l’agenzia di stampa Dire ha approfondito l’argomento con il Professor Vittorio Donato, direttore del Dipartimento Oncologia e Medicine Specialistiche, Direttore Divisione Radioterapia, AO San Camillo Forlanini di Roma e Presidente dell’Associazione Italiana radioterapia e oncologia clinica (Airo).

-Il radioterapista ha assunto un ruolo sempre più centrale nella lotta al cancro. In che modo la vostra professione si è evoluta visto anche che la radioterapia è indicata nel trattamento del 60% dei casi di tumore?

“L’impressionante aggiornamento tecnologico degli ultimi anni ha permesso l’utilizzo delle radiazioni ionizzanti sempre più preciso e accurato. Per questo riusciamo a colpire direttamente il tumore oggi molto meglio di 20 anni fa e senza creare ulteriori problemi e complicanze importanti. E’ come se si trattasse di un intervento chirurgico senza bisturi. Per questo riusciamo a porre in atto trattamenti sempre più sofisticati e molto più concentrati di prima”

-Come associazione avete condotto un censimento presentato questa mattina, una vera e propria mappatura dei centri di radioterapia in Italia. Cosa è emerso?

“La nostra Associazione ha promosso questo censimento. Uno studio interessante che ha evidenziato, a livello nazionale, che il numero dei apparecchi nei centri di radioterapia sostanzialmente è in linea con l’Europa eccetto che nel Sud-Italia. Quello che è emerso, in modo a mio avviso drammatico, è che più del 40% di questi apparecchi presenti sul territorio nazionale hanno un età maggiore di 10 anni e 12 anni. Parliamo in certi casi di apparecchi vetusti perché in 12 anni la tecnologia si è evoluta notevolmente. Le tecniche oggi sono profondamente diverse rispetto a quelle di un tempo. Tra l’altro dotarsi di nuovi macchinari è un investimento visto che sono sottoposti a radioterapia un gran numero di pazienti per cui da un punto di vista economico è addirittura vantaggioso. La radioterapia può essere effettuata su pazienti di tutte le età eccetto i bambini piccoli e in tutte le situazioni tumorali sia per cura che per il sintomo-dolore. L’applicazione dunque è vasta. In tutto il mondo l’attenzione verso la radioterapia è alta perché un trattamento efficace che può essere associato anche ad altre terapie con la chemioterapia e la chirurgia stessa. Insomma con la radioterapia possiamo ottenere risultati importanti”.

-Il Covid-19 ci ha insegnato che la sanità pubblica non è un costo ma un investimento. Se la radioterapia ricevesse maggiori risorse lei dove le allocherebbe?

“Per noi l’esperienza Covid che è stata una emergenza nazionale è stata importante. Come Airo abbiamo promosso una survey a livello nazionale con tutti i centri di radioterapia sul territorio nazionale che hanno lavorato in tutto del periodo della pandemia. I risultati sono stati pubblicati su una prestigiosa rivista internazionale. E’ emerso che la radioterapia nell’emergenza non si è fermata nemmeno nelle zone rosse della Lombardia. Il servizio ai pazienti è stato prestato regolarmente anche quando gli ospedali erano stati necessariamente stravolti per accogliere i pazienti Covid. Quindi è stato offerto a tutti i pazienti oncologici il regolare accesso a tutti gli apparecchi radioterapici e questo è un orgoglio per me come Presidente nazionale di questa associazione. Vorrei dire ai nostri pazienti che tutti i percorsi erano attivi. Per tornare alla sua domanda sulle risorse. Quando noi dobbiamo concentrare in poche sedute il miglior trattamento la tecnologia gioca un ruolo fondamentale quindi se avessi maggiori fondi li destinerei all’acquisto di apparecchiature moderne che ci consentirebbero di offrite trattamenti migliori e più concentrati. L’aggiornamento di tutte le apparecchiature sul territorio italiano sicuramente è il nostro primo obiettivo. La lotta al tumore si può vincere solo con l’aiuto di tutti. Pensare allora che una disciplina giochi un ruolo più importante di altre non ci porta da nessuna parte. Nella mia lunga esperienza ho potuto appurare che quando tutte le terapie convergono verso un unico scopo si conseguono i risultati migliori. Il mio messaggio è che ci deve essere un team davvero multidisciplinare e cioè che tutti i professionisti che ‘lavorano’ su quel paziente possano dire la loro. Il paziente deve essere posto al centro di un percorso di cura condiviso da tutti gli esperti. I team multidisciplinari sono la base per vincere la lotta contro il cancro”.

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24 Giugno 2020
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