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Roma, Calenda: “Al ballottaggio andrò io. Con questo Pd non voglio avere a che fare”

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ROMA – “Al ballottaggio sono molto convinto di andarci. Credo fortemente di diventare sindaco, ho sempre detto con grande chiarezza che non si deve ripetere la gestione Raggi, al contrario del Pd che invece la sosterrebbe”. Lo ha detto il leader di Azione e candidato sindaco di Roma, Carlo Calenda, durante la conferenza stampa di lancio della sua campagna elettorale nella Capitale nella sede del partito a corso Vittorio. E sull’ipotesi di appoggiare altri candidati in caso di esito non favorevole al primo turno, Calenda ribadisce la linea del ‘tutti tranne Raggi’: “Se al ballottaggio contro Raggi ci fosse Bertolaso non avrei problemi a votarlo, ma adesso non si capisce chi è il candidato del centrodestra: abbiamo sentito di candidature surreali perché c’è grande paura di affrontare la gestione di Roma”.

LA CAMPAGNA ‘ROMA, SUL SERIO’ E UNA GRANDE LISTA CIVICA

Uno ‘sciame’ di ape car, 300 spazi sui bus, 400 sui parapedonali, 450 banchetti in tutta la città con più di 600 volontari che diventeranno 1.500 entro settembre con l’obiettivo di spiegare il programma porta a porta ai cittadini. Dopo otto mesi dalla discesa in campo, Carlo Calenda presenta ufficialmente la campagna elettorale per la sua candidatura a sindaco della Capitale, lanciando lo slogan ‘Roma, sul serio’ e la prima parte del programma e della sua squadra. Al fianco del leader di Azione, nella conferenza stampa convocata nella sede del suo partito a corso Vittorio, c’erano Dario Nanni e Flavia De Gregorio, che si occuperanno rispettivamente di periferie e politiche sociali, e la presidente di Retake Roma, Paola Carra.

“Oggi parte la nostra campagna elettorale e lanciamo lo slogan ‘Roma, sul serio'”, ha detto Calenda. “Mi sono candidato a Roma perché ritengo che non sia vero che non è governabile, ma ci vuole un lavoro complicato che richiede molti mesi. Oggi presentiamo un pezzo significativo del programma, frutto del confronto in 60 quartieri con 500 associazioni di cittadini proponendo una soluzione su ogni singolo problema grazie a 27 gruppi di lavoro con 300 persone su temi trasversali come verde, rifiuti e trasporti. Ogni settimana presenteremo un nuovo pezzo, oggi parliamo di politiche sociali”. Per quanto riguarda l’organizzazione per le amministrative, ha spiegato il candidato sindaco, “ci sarà una grande lista civica che si presenterà in tutti i Municipi e in Assemblea capitolina”. Nel frattempo “è online da oggi un sito con un programma consultabile quartiere per quartiere. Su ogni punto del programma è spiegato quanto costa e quanto ci si mette ed è fatto su due orizzonti temporali, un mandato e due mandati. Questo perché per far diventare Roma come Parigi o Londra ci vogliono 10 anni. Nelle prossime settimane presenteremo i presidenti di Municipio e i candidati consiglieri”.

“SE NON SARÒ SINDACO, FARÒ IL CONSIGLIERE COMUNALE”

Il leader di Azione ha anche garantito che, se non dovesse essere lui il nuovo primo cittadino, continuerà comunque a impegnarsi per la Capitale: “Lavorerò in Consiglio comunale con le persone che saranno elette, anche se non vengo eletto sindaco. Però – ha precisato Calenda – non so se starò cinque anni in Consiglio comunale, oggi non lo so dire”. E poi si è rivolto al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “Visto che parli continuamente di poteri speciali a Roma, perché non deleghi dalla Regione quelli che già puoi fare oggi con l’attuale legislazione? Prima di avere la legge costituzionale ci vogliono anni, ma non servono poteri speciali per rifiuti o metro: ci vuole capacità di gestione”.

“VEDRÒ I SINDACATI, SULLE PARTECIPATE LAVORERÒ COME AL MINISTERO”

Sulla gestione delle aziende partecipate capitoline, il candidato sindaco di Azione ha spiegato di voler mettere in campo l’esperienza accumulata al ministero dello Sviluppo economico, dove ha affrontato diverse vertenze da viceministro prima e da ministro poi, nei governi Renzi e Gentiloni. “Con le partecipate farò esattamente come al ministero, convincendo i lavoratori che o c’è un progetto di rilancio o continuando solo a difendersi si fa la fine di Atac e le crisi diventano ingovernabili. Incontrerò i sindacati e dirò loro di smetterla di pensare solo in difesa ma di ragionare a un piano di sviluppo”.

“CLASSE DIRIGENTE PD HA AFFOSSATO ROMA, NON VOGLIO AVERCI NULLA A CHE FARE”

A proposito della competizione con il campo di centrosinistra che farà le primarie, Calenda ribadisce la volontà di correre da solo: “Alle primarie di Zingaretti io ho fatto lo scrutatore. Ma le primarie di Bologna sono un caso di scuola, con una candidata che a loro dire ‘va fermata come Salvini’: così non c’è nessun valore aggiunto. Mi sono candidato a ottobre, ho aspettato sei mesi, ma se non si cambia la classe dirigente che è tutta quella che sostiene Gualtieri, si blocca Roma. Questa è la differenza tra la mia candidatura e la sua. Se diventi sindaco con le migliori intenzioni ma hai intorno la stessa gente che Roma l’ha affossata, ma dove vai? Il Pd ha governato molto bene a Roma fino a Veltroni – ha proseguito il leader di Azione -, poi c’è stata una decadenza dovuta al consociativismo della classe dirigente. Le cose che proponeva Marino erano anche di buonsenso, ma poi sono state bocciate tutte perché la classe dirigente gliele ha bloccate. Lo dice Zingaretti, è andato via perché sono ‘tutti poltronari’ e a me dite che sono ruvido, in confronto sono dolce. Non voglio avere niente a che fare con questa classe dirigente – ha attaccato Calenda – ma non propongo solo onestà come Raggi, servono onestà e competenza. È questo che i romani chiedono”.

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“IO MENO DI SINISTRA DI GUALTIERI? HO FATTO BATTAGLIE CONTRO SUE GARANZIE AGLI AGNELLI”

Calenda non ci sta a passare come un candidato non di centrosinistra. E replica a chi lo vede più moderato del candidato del Pd, Roberto Gualtieri: “Mi dicono che sono meno di sinistra di Gualtieri, ma io ho fatto una battaglia contro le garanzie che lui aveva dato agli Agnelli mentre gli azionisti Fiat si staccavano un dividendo da 800 milioni. Sono stato l’unico a dirlo e ancora ne pago le conseguenze sui giornali. Quella è una cosa di sinistra, ma nessuno di sinistra ha detto nulla. Sono un socialista liberale. Ci sono etichette ma il tema vero è riempire di contenuti, ci sono cose amministrative che non sono né di destra né di sinistra e il problema di Raggi è che hanno fatto tilt su tutto“.

“RAGGI HA RESO ROMA UNA DELLE PEGGIORI CAPITALI DEL MONDO”

Il giudizio di Calenda sull’amministrazione uscente è impietoso: “La gestione di Raggi è stata disastrosa, oggi Roma è una delle peggiori capitali del mondo ma questo blocco e declino della città viene da lontano ed è imputabile a sinistra, destra e M5s. Ora in campagna elettorale la sindaca sta buttando due centimetri di cemento su qualsiasi cosa e sta facendo piste ciclabili dappertutto. Per cambiare Roma bisogna cambiare la classe dirigente che entra in Assemblea capitolina, a Roma i sindaci eletti non hanno fatto i sindaci, io voglio farlo. Nessuno pensa a far entrare Ama in Acea o a rimettere il lavoro delle aziende come Atac al centro dei bisogni dei cittadini”.

“DA SINDACO ANDREI AL GAY PRIDE E FERMEREI I FASCISTI”

“Se diventassi sindaco non avrei nessun problema ad andare al Gay Pride, mentre il fascismo per me va bloccato e impedito sempre, non li avrei fatti sfilare”. Lo ha detto il leader di Azione e candidato sindaco di Roma, Carlo Calenda, durante la conferenza stampa di lancio della sua campagna elettorale nella Capitale nella sede del partito a corso Vittorio, rispondendo alle domande dei giornalisti a proposito del tema dei diritti civili e della manifestazione convocata da Casapound per il prossimo 29 maggio.

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