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Operazione ‘Deep’ contro i reati ambientali in Calabria, 13 denunce e 5 impianti sequestrati

Gli sversamenti illegali rappresentano gli episodi più rilevanti riscontrati

24-03-2022 16:33
reati ambientali calabria-min
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REGGIO CALABRIA – Tre province calabresi, Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia, sono state oggetto di una vasta operazione di controllo in materia ambientale da parte dei carabinieri, denominata “Deep”. L’attività, che si avvalsa della collaborazione dei carabinieri della forestale, è stata eseguita d’intesa con le squadre operative Cacciatori di Calabria, il nucleo elicotteri e in sinergia con l’Arpacal e la stazione zoologica Anton Dohrm.

L’iniziativa trae origine dalla constatazione dell’accentuato inquinamento delle acque fluviali e conseguentemente marine soprattutto nell’alto tirreno calabrese. A seguito delle azioni dei miliari dell’Arma, 13 persone sono state denunciate per reati ambientali, sequestrati 5 siti tra impianti di depurazione, vasche di contenimento fanghi e attività produttive inquinanti.
In 22 siti sono state riscontrati illeciti penali e irregolarità amministrative. Sono state elevate sanzioni amministrative per oltre 500.000 euro.

L’operazione Deep è stata effettuata a scopo preventivo e al contrasto dell’inquinamento ambientale, valutando al contempo lo stato dei sistemi di depurazione in Calabria. Nel dettaglio, in provincia di Vibo Valentia, sono stati sequestrati due siti di depurazione, in altri sei impianti sono state riscontrate, di violazione di carattere penale con particolare riferimento al mancato smaltimento dei fanghi. Nel catanzarese, il titolare di un’azienda operante nel settore dello smaltimento di rifiuti e inerti è stato denunciato per ipotesi di mancato smaltimento dei fanghi derivati dal trattamento delle acque di prima pioggia e, nella circostanza, è stata sequestrata la vasca di contenimento dei fanghi. Sempre in provincia di Catanzaro, è stato sequestrato un depuratore per ipotesi di malfunzionamento delle linee di depurazione e gestione non conforme alla normativa vigente della struttura. In ultimo, nel cosentino, un impianto è stato sequestrato per ipotesi di sversamento illecito di liquami causato da malfunzionamento della pompa di sollevamento, mentre in altri 7 siti sono state elevate sanzioni amministrative per scarico di acque reflue non autorizzato.

GRECO: “OPERAZIONE ‘DEEP’ DEI CARABINIERI STRAORDINARIA

“Mi sto ormai avviando alla pensione, dopo quarant’anni di attività è la prima volta che collaboro ad una operazione di questo tipo su vasta scala. Questo è anche il frutto di una straordinaria sinergia e sensibilità che si è creata tra due Procure, quella di Catanzaro e Lamezia Terme che hanno chiuso con la stazione zoologica un accordo, come anche con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto con il quale abbiamo attivato da circa quattro mesi un protocollo d’intesa per lavorare sulla depurazione dei mari calabresi in collegamento con l’ecosistema dei nostri mari”. Così alla Dire il presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn, Silvestro Greco, commentando l’esito dell’operazione Deep contro i reati ambientali, svolta i Calabria con il supporto dei carabinieri.

“Ritengo sia assurdo – aggiunge – che una regione come la Calabria, che ha tre mari tra i più belli ed interessanti per la biodiversità: il Tirreno, lo Jonio e lo Stretto che è un unicum, debba subire ogni anno degli scempi ambientali, provocati esclusivamente da malaffare, cattiva gestione e molto menefreghismo. Un bene comune come il mare non viene considerato da nessuno”. “Bene quindi che i carabinieri – ribadisce Greco – diventino arma di polizia ambientale è una cosa straordinaria. Nell’operazione Deep – evidenzia – abbiamo messo a disposizione otto nostri gruppi della stazione zoologica per i campionamenti, che hanno dimostrato che avevamo ragione, ossia che il tema vero è la lotta al reato ambientale che in Calabria è anche reato di tipo mafioso collegato a realtà di malaffare e di mero interesse”. “Il tema degli sversamenti illegali che rappresentano gli episodi più rilevanti riscontrati nell’operazione Deep – conclude Greco – nascono per evitare di conferire in discarica o di trattare i liquami che comportano un costo maggiore. Da una banale questione economica, che per il malfattore è un risparmio, però come reato ambientale si riverbera su tutta la comunità”.

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