Potenziare i corpi o solo curare? Non avere paura di essere Frankestein

Le scienze mediche stanno già ridisegnando i confini tra terapia e potenziamento dell’umano. Se ne è parlato molto alla tre giorni del FestivalFilosofia, terminato domenica e dedicato al tema ‘macchine’
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ROMA – Metamorfosi, ibridismo, mescolanza di organi biologici e parti aliene. E’ l’umano della nuova era, fatto di protesi, terapie farmacologiche migliorative, sensori e microchip. Se alla memoria torna in mente il cuore affranto di Frankestein, in una profetica visione del destino dell’umanità, abbiamo già sbagliato. E’ tutto attuale e le scienze mediche stanno già ridisegnando i confini tra terapia e potenziamento dell’umano. Se ne è parlato molto alla tre giorni del FestivalFilosofia, terminato domenica e dedicato al tema ‘macchine’. Se la filosofa Michela Marzano ha sottolineato come “il miglioramento dell’umano non sia un desiderio comune” e abbia enfatizzato i rischi che un certo potenziamento tecnologico del corpo porti a “disparità e ingiustizie”; c’è chi, come la filosofa Barbara Henry, ha incoraggiato a non avere paura e a non coltivare le fobie del “macchinico”. Al centro di tutto la tecnica, questa cappa pervasiva entrata nel nostro quotidiano, nelle relazioni, nel lavoro e nella cultura, quasi “buttando fuori” dalla storia gli esseri umani come ha sostenuto Umberto Galimberti. La tecnica non è neutra, risponde a logiche di marketing e di business. Chi può negare l’evidenza. Le case farmaceutiche brevettano la salute a suon di costosi prodotti da mercato. Ma sarebbe disonesto annientare da questa scalata la molla pensante che è nella testa dell’umano e la sua narcisistica ricerca della felicità. La scalata della conoscenza, la volontà di alzare l’asticella del proprio appagamento, l’ossessiva caparbietà di scoprire il nuovo sono nelle vene della storia umana e non c’è mai stato posto per la paura. Non si naviga più solo per mari o nello spazio, ma anche dentro il corpo. La genetica è stata solo l’inizio. L’agonismo dell’umano è destinato a non fermarsi, ci trasfigurerà in post umani. Potremo rincorrere il nuovo e tentare maldestri di perimetrare il pericolo, ma il percorso è inesorabile. E’ la storia della libertà e della sua maledizione. E saremo tutti Frankestein, senza distinzione tra sani e malati, con occhi d’ acciaio, arti potenziati e cuore metallurgico.

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23 Settembre 2020
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