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La proposta delle Ong al G20: “Convertiamo debito per i Paesi in via di sviluppo”

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Se n'è parlato durante il webinar 'Release G20. Conversione del debito dei Paesi fragili finalizzata agli investimenti sostenibili'
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ROMA – La pandemia sta esacerbando le crisi economiche anche in tanti Paesi africani. La rete di ong Link 2007 propone ai governi degli Stati più ricchi del pianeta di ristrutturare il debito con quei Paesi. Un ruolo potrebbe essere ricoperto dalla presidenza italiana del G20, con un piano che miri a creare fondi di investimento nazionali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo 2030.

RIDOLFI (LINK2007): “RICONVERTIRE DEBITI, CREARE INVESTIMENTI

 “Nei prossimi tre anni il debito pubblico dei Paesi africani supererà i 950 milioni di dollari, per questo proponiamo ‘Release G20‘, che si fonda sulla ristrutturazione e quindi la riconversione di parte di questo debito in investimenti in valuta locale, e noi ci auguriamo che questa parte sia la più grande possibile”. Così Roberto Ridolfi, presidente di Link2007 presenta ‘ReleaseG20’, un piano volto ad alleggerire la pressione del debito che grava sui Paesi a basso reddito già afflitti da sistemi economici fragili, disoccupazione, mancanza di infrastrutture e catastrofi naturali, e che nell’ultimo anno e mezzo hanno risentito anche degli effetti della crisi globale generata dalla pandemia.

Ridolfi è intervenuto nel corso del webinar ‘Release G20. Conversione del debito dei Paesi fragili finalizzata agli investimenti sostenibili’, organizzato da Link2007 col sostegno del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale in occasione della presidenza italiana del G20. “Attraverso strategie diverse– continua Ridolfi- ogni Paese invece di ripagare il debito ai diretti creditori o ai partner privati” che hanno acquistato quote del debito, potrà “depositare la stessa cifra in valuta locale direttamente nel Paese, in modo da creare un fondo di investimento da usare in azioni di sviluppo interno”. Insomma, secondo l’esperto, “la cifra non viene trasferita nella nostra valuta ma resta in quella locale” attraverso la creazione “di spazi di investimento nazionali in cui anche il settore privato possa intervenire”, ma la cui gestione “resta in capo ai governi”. 

I governi sono individuati da Ridolfi come gli attori che meglio dovrebbero conoscere le necessità di sviluppo di queste popolazioni, attuando i punti dell’Agenda di sviluppo 2030. A fronte di tanta disponibilità finanziaria, però, sorge il dubbio che il denaro possa finire nelle mani sbagliate, alimentando la corruzione. La proposta di Release G20 ne tiene conto: “Vogliamo la creazione di un meccanismo di monitoraggio- dice Ridolfi- all’interno ad esempio delle Nazioni Unite, per controllare che i fondi siano investiti per finalità in linea con gli Obiettivi di sviluppo”. Anche a questo obiettivo sta lavorando il gruppo Sherpa G20. Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico e Sherpa G20 del presidente del Consiglio Mario Draghi: “Il G20 sta lavorando a una ripresa sostenibile e agli investimenti per i Paesi in via di sviluppo, attraverso un pacchetto di misure a sostegno dei Paesi a basso reddito, e arrivando a sospendere il debito entro la fine di quest’anno, anche attraverso i fondi delle banche internazionali e dei fondi di sviluppo per i Paesi africani, che contiamo di avere entro il 2022″. Questo lavoro definito da Mattiolo “visione comune del G20” punta monitorare quali sono “i principi anche a livello fiscale, per la riduzione e la sospensione del debito”. I progetti saranno portati avanti anche in collaborazione con l’Agenzia per lo sviluppo dell’Unione Africana (Nepad).

MAYAKI (UNIONE AFRICANA): ” IL 20% DEL DEBITO DEL CONTINENTE È CON LA CINA

Ogni anno l’Africa perde 99 milioni di dollari di finanziamenti. Questo dato, combinato a istituzioni deboli, diventa una dinamica che limita le potenzialità dei nostri Paesi. Ristrutturare il debito sarà essenziale per garantire la ripresa e per questo apprezziamo la proposta ‘Release G20’ e gli strumenti innovativi che arrivano dalla presidenza italiana del G20″. Lo ha detto Ibrahim Assane Mayaki, direttore generale del Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa (Nepad). La ristrutturazione del debito, secondo il direttore di Nepad, dovrà essere “un processo graduale” ma al contempo “necessario”. Mayaki ha detto: “Il 20% del debito africano è nei confronti della Cina“. Il direttore ha citato i dati della John Hopkins University, secondo cui dal 2008 i governi africani hanno contratto con la Cina debiti per 148 miliardi di dollari sia attraverso fondi pubblici di Pechino che attraverso soggetti privati cinesi. “Sono certo che in Africa siamo in grado di trovare un modo nostro per superare questo debito”, ha detto Mayaki, realizzando al tempo stesso “gli Obiettivi dell’Agenda Onu di sviluppo 2030 e dell’Agenda dell’Unione Africana di sviluppo 2063”.

SERENI: “SUI DEBITI AFRICANI L’ITALIA HA UN PROGETTO AMBIZIOSO

L’Italia “ha un progetto ambizioso, con un focus particolare sui Paesi africani”, che parte dal fatto che il nostro Paese “ha colto la sfida di cancellare il debito nel quadro della presidenza italiana del G20″ e di “ristrutturare gli investimenti in modo da poter sostenere la ripresa dopo che la pandemia ha esacerbato tante crisi già in atto, e riducendo il margine della spesa pubblica dei Paesi e i redditi”. Per questo, bisogna intraprendere “azioni decise per rilanciare gli Obiettivi del millennio, che hanno subito una battuta d’arresto”. Lo ha detto la viceministra degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Marina Sereni, intervenuta al webinar ‘Release G20. Conversione del debito dei Paesi fragili finalizzata agli investimenti sostenibili’, organizzato da Link2007 col sostegno del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

Scopo del webinar, illustrare il piano proposto da Link2007 ‘Release G20’ per ristrutturare il debito ai Paesi poveri in vista della presidenza italiana del G20 e del primo vertice dei ministri degli Esteri e dello sviluppo che si terrà a Matera martedì 29 giugno e poi il vertice di Brindisi del 30, sull’assistenza umanitaria. L’Italia, ha continuato Sereni, ha deciso di costruire il vertice internazionale intorno ai concetti “persone, pianeta e prosperità”, e questo dimostra la volontà di “promuovere gli Obiettivi dell’Agenda Onu 2030 in tutti i Paesi” con una visione “a medio e lungo termine”.

L’agenda italiana, ha detto la viceministra, consiste nel “riallocare i diritti speciali di prelievo, sospendere i pagamenti e offrire ai Paesi la possibilità di ristrutturare il debito soprattutto nella cornice del G20, collaborando con le banche di sviluppo per finanziare le attività e consolidando i rapporti con le associazioni a livello internazionale”. A Matera, ha concluso Sereni, “con i ministri africani presenti discuteremo di tutti questi temi”.

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